«Prestiti per svincolare maxi capitale». Truffa milionaria, in quattro a processo
IN TRIBUNALE. In due convinti a inviare bonifici dietro falsa promessa di denaro. Gli imputati in aula, prossima udienza il 20 maggio.
Hanno convinto due uomini a eseguire dei bonifici, dal 2017 a marzo 2021, per una cifra complessiva che supera il milione di euro, affermando che tali prestiti erano necessari per pagare interessi e sanzioni per svincolare un capitale di alcune decine di milioni di euro, rientrato in Italia dalla Svizzera grazie allo «scudo fiscale». Non si trattava solo di un favore: era previsto, per i due che hanno prestato i fondi per tali pagamenti, anche un riconoscimento economico.
Invece, la vicenda è finita al Tribunale di Bergamo, dove si sta celebrando il processo per truffa che vede imputati i quattro (tre donne e un uomo) beneficiari dei bonifici (una quinta ha scelto di patteggiare). I due uomini che avevano creduto loro, si sono costituiti parte civile. Uno di loro ha versato circa 800mila euro, l’altro quasi 243mila.
L’udienza a Bergamo
Nel corso dell’udienza, due degli imputati hanno deciso di raccontare la loro versione dei fatti, negando con forza il coinvolgimento nella presunta truffa. Una donna 67enne, che secondo l’accusa sarebbe stata in possesso del capitale fantasma bloccato in banca, in attesa del pagamento degli interessi e sanzioni, ha raccontato che era stata l’amica che ha patteggiato ad aver chiesto a lei e ad altri il favore di ricevere sui loro conti dei bonifici. La donna ha ammesso di essere ludopatica, negando però che questo problema c’entri con la vicenda per cui si trova a processo. Anche un’altra imputata, di un anno più anziana, ha indicato nella donna che ha già patteggiato la persona che ha chiesto il favore, spiegando che, dopo l’accredito, le somme venivano ritirate e portate appunto all’ amica, che si presentava come docente universitaria (è invece una professoressa) e persona colta. «Di quelle somme non ho mai tenuto nulla», ha affermato la 68enne. Gli altri due coimputati, un uomo e una donna, entrambi del 1946, non erano presenti in aula. Prossima udienza, il 20 maggio.
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