Sale l’allerta per spaccate e furti: sei imprenditori su dieci hanno paura

SICUREZZA. I commercianti lamentano anche gli effetti negativi di baby gang e malamovida e chiedono più controlli. Patelli (Confcommercio): «Escalation di reati in città, ma se chiudono i negozi crescono degrado e microcriminalità».

Non è solo una percezione che «viaggia» sull’onda emotiva dell’escalation di reati di questi giorni, in particolare la significativa sequenza di spaccate notturne registrate in centro. A Bergamo la paura degli imprenditori «corre» dietro alle vetrine infrante e ai furti nei negozi. I numeri certificano un clima di crescente tensione e preoccupazione: stando ai dati diffusi da Confcommercio Bergamo in occasione della tredicesima edizione della giornata nazionale «Legalità ci piace», il 56% degli imprenditori bergamaschi considera furti e spaccate come la minaccia più concreta per la propria attività.

Un dato nettamente superiore alla media nazionale, che si attesta intorno al 40%. In pratica quasi sei commercianti su dieci, sul territorio bergamasco, convivono con il timore quotidiano di trovare la serranda forzata o la vetrina distrutta. Una preoccupazione che non riguarda soltanto il danno economico immediato — come merce rubata, costi di ripristino delle strutture danneggiate e giornate di chiusura con conseguenti perdite di incasso — ma anche il senso di vulnerabilità che accompagna chi ogni giorno, con professionalità e sacrifici, tiene aperto un negozio, un locale o un’attività di vicinato e, dopo questi episodi, è anche costretti a ulteriori investimenti in sicurezza.

Oltre la media nazionale

Nel concreto, il 33% degli imprenditori orobici avverte preoccupazione per i furti (21% a livello nazionale) e il 23% per le spaccate (19% a livello nazionale). Il quadro bergamasco emerso dalla ricerca nazionale - presentata ieri a Roma con la partecipazione, tra gli altri, del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e del vicepresidente dell’Anci, Stefano Locatelli - racconta un territorio dove il tema sicurezza è diventato centrale anche per la tenuta economica e sociale delle città. A Bergamo il 36% degli imprenditori segnala infatti un peggioramento della sicurezza negli ultimi tre anni, ben oltre la media nazionale (29%) e del Nord Ovest (31%). Solo un imprenditore su venti (5,0%) dichiara di aver registrato un miglioramento.Questo peggioramento è avvertito in modo particolare nei grandi centri urbani (40,6%) sebbene sia molto forte 33,7% anche nei centri medi.

Cresce l’allerta per le bande di giovani

E accanto ai reati predatori cresce il disagio legato a baby gang (gruppi di giovani spesso protagonisti di reati ed episodi di microcriminalità) e malamovida (soprattutto a causa dell’aumento dei rifiuti, del degrado urbano e degli atti di vandalismo alle strutture): quasi un imprenditore bergamasco su quattro, il 24%, denuncia effetti negativi collegati proprio a questi fenomeni.

«La sensazione di vulnerabilità e timore è evidente tra gli imprenditori, anche alla luce dell’escalation di reati nel cuore della città - evidenzia Luciano Patelli, vicepresidente vicario di Confcommercio Bergamo -. Quasi sei imprenditori su dieci temono per la sicurezza della loro attività, dei collaboratori e della propria persona. Il tema della sicurezza è cruciale e auspichiamo misure di prevenzione condivise tra istituzioni, Prefettura, sindaci e forze dell’ordine». I negozi, del resto, rappresentano anche un presidio quotidiano di socialità, «luce» e controllo del territorio e dove le serrande si abbassano definitivamente, spiegano gli operatori, aumentano degrado e percezione di insicurezza.

«Esiste un forte legame tra le difficoltà commerciali e la vivibilità delle città - spiega Patelli -. L’aumento del degrado urbano riduce le opportunità di lavoro e la crescita dell’insicurezza porta alla chiusura dei negozi di quartiere. Quando aumentano i negozi sfitti, cresce anche il rischio di microcriminalità e vandalismo. Per questo è necessario che lo Stato investa per mantenere vivo il commercio e la qualità della vita nei centri urbani». Di fronte a questo scenario le imprese non restano immobili e cercano di difendersi da sole.

Il 92% degli imprenditori bergamaschi ha investito negli ultimi anni in misure aggiuntive di sicurezza, dotandosi prevalentemente di sistemi di videosorveglianza, dispositivi antitaccheggio, allarmi e telecamere: una percentuale superiore anche alla già alta media nazionale (87%) e del Nord Ovest (90%). Secondo gli operatori, la sicurezza non deve però passare solo dall’iniziativa privata e per questo cresce anche la richiesta di una presenza più forte dello Stato. A Bergamo circa il 75% degli imprenditori - in Italia sono il 73% - chiede l’istituzione di presidi di sicurezza e un rafforzamento della polizia di quartiere nelle aree considerate più a rischio, evidenziando il ruolo del commercio per la qualità delle vita delle comunità. «La sicurezza urbana non è solo ordine pubblico - conclude il bergamasco Locatelli dell’Anci -; è qualità della vita, coesione sociale, fiducia nelle istituzioni. Se non garantiamo sicurezza e percezione di sicurezza, le città si spengono».

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