Cronaca / Bergamo Città
Venerdì 23 Gennaio 2026
«Sanità, serve una visione di rete: è il momento di fare delle scelte»
IL DIBATTITO. La sindaca sulla cornice del «Papa Giovanni XXIII» e la Facoltà di Medicina in città. «Patrimonio sanitario, scientifico, organizzativo di straordinario valore, va messo a sistema».
«Sarebbe un peccato, oggi, scegliere di non scegliere». Si conclude così, con un richiamo alla visione e all’azione, la riflessione di Elena Carnevali sulle sfide della sanità e della formazione per il territorio orobico. La sindaca di Bergamo entra nel dibattito avviato sulle colonne de L’Eco di Bergamo: «L’editoriale del direttore Alberto Ceresoli coglie un punto essenziale: Bergamo dispone di un patrimonio sanitario, scientifico, organizzativo e professionale di straordinario valore, che oggi chiede di essere messo pienamente a sistema», premette Carnevali.
«Il “Papa Giovanni XXIII” è una struttura d’avanguardia riconosciuta per qualità e personalizzazione delle cure, capacità di affrontare la complessità clinica, la ricerca di base e avanzata anche grazie alla From (la Fondazione per la ricerca dell’ospedale di Bergamo, ndr), l’innovazione terapeutica e farmacologica. Al suo interno convivono numerose eccellenze sia in ambito medico sia chirurgico, con un’organizzazione che in questi anni ha rafforzato la sua integrazione con il territorio, decentrando attività e servizi a favore di una maggiore prossimità».
Le «cornici»
Ma «la sfida», riconosce Carnevali, è quella di «non è limitarsi a riconoscerne il prestigio: è costruire attorno a questa eccellenza una visione di rete, una reale capacità di fare sistema». Così, l’attualità offre uno spunto e una possibile nuova cornice normativa da valutare: «Il recente disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 gennaio diventa un’occasione per rilanciare la riflessione sul futuro del nostro ospedale. Non è una discussione nuova, ma oggi è più matura e più urgente».
La programmazione e la Regione
Da Carnevali giunge un’esortazione: «Oggi, più che mai, serve costruire una logica di complementarità e integrazione tra ospedali e territorio, tra alta specializzazione e Medicina di prossimità. Il lavoro iniziato in questi anni non deve essere disperso, a garanzia della continuità e appropriatezza delle cure e assistenza».
«Diventare Polo universitario aprirebbe opportunità nuove, sia per la contaminazione positiva della presenza di professionisti, studenti, ricercatori, sia per la possibilità di più intensi rapporti con aziende afferenti alla filiera della salute (farmaceutiche, bio-tecnologiche, etc)»
Il rapporto col territorio
Quale deve essere il rapporto tra la struttura d’eccellenza e la sanità di territorio? «In questo contesto, l’ospedale ad alta specializzazione (o di Terzo livello o Irccs o polo universitario) non può e non deve essere scollegato dalle esigenze del territorio anche se dotato di autonomia gestionale». Entra più nei dettagli, Carnevali, valutando le diverse opzioni percorribili: «La classificazione di ospedale di Terzo livello riconoscerebbe formalmente quanto di fatto già in essere. L’istituzione di un nuovo Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, ndr) valorizzerebbe e stimolerebbe, ancor più, la connotazione scientifica dei professionisti che vi lavorano, con possibilità di potenziare l’attività di ricerca e di beneficiare di risorse specifiche per tale attività. Diventare Polo universitario aprirebbe opportunità nuove, sia per la contaminazione positiva della presenza di professionisti, studenti, ricercatori, sia per la possibilità di più intensi rapporti con aziende afferenti alla filiera della salute (farmaceutiche, bio-tecnologiche, etc)».
I ruoli
«Come Comune abbiamo una responsabilità: favorire il dialogo tra i soggetti del territorio, sostenere percorsi che migliorino la qualità delle cure, valorizzino le risorse umane, capitalizzando al meglio l’innovazione»
Quale può essere, in tutto ciò, il ruolo di Palazzo Frizzoni? «Come Comune abbiamo una responsabilità chiara – conclude la sindaca –: favorire il dialogo tra i soggetti del territorio, sostenere percorsi che migliorino la qualità delle cure, valorizzino le risorse umane, capitalizzando al meglio l’innovazione tecnologica, robotica, terapeutica e farmacologica, organizzativa. Ora è il momento di farlo con visione, rigore e senso di responsabilità. Sarebbe un peccato, oggi, scegliere di non scegliere».
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