Tamponi, tutto esaurito per dieci giorni. «Da evitare le prenotazioni a lungo termine»

Corsa dei lavoratori non vaccinati ai test antigenici in farmacia: si calcolano turni, ferie e anche le festività di novembre e dicembre. Il presidente dell’Ordine: pressione in allentamento per fine mese

La «notte prima degli esami», alla vigilia del debutto del green pass nei luoghi di lavoro, è stata in realtà una lunga giornata – l’ennesima – dall’agenda fittissima. «Bastoncini» e telefonate, calendari e chiarimenti. Per quella fetta di lavoratori che ancora non s’è vaccinata, il dieci per cento circa, da oggi – salvo una recente guarigione dal Covid – non c’è alternativa: servirà sottoporsi costantemente al tampone, ogni 48 ore se si sceglie il test antigenico rapido a prezzi calmierati proposto nelle farmacie sulla scorta del protocollo sottoscritto a livello nazionale. E per essere in regola da oggi, specie per chi inizia il turno all’alba, la corsa al test è iniziata ieri. Uno sprint che in realtà è parso ordinato, regolato, cadenzato: non ci sono grosse file fuori dalle farmacie, le prenotazioni permettono un afflusso gestibile; gli obblighi del protocollo, che prevedono un intervallo di venti minuti tra ogni test, evitano resse. Anche perché ormai l’obbligo del certificato verde è assodato, e i refrattari al vaccino si sono mossi per tempo prendendo informazioni e appuntamenti.

Che però il volume della richiesta sia elevatissimo, lo rimarca un dato a livello regionale di Federfarma Lombardia: nell’ultima settimana le farmacie lombarde hanno eseguito 220 mila test rapidi, e in sette giorni hanno fatto grosso modo il 10% di tutti i tamponi eseguiti nei dieci mesi precedenti (circa 2,5 milioni quelli eseguiti da fine febbraio, quando s’è avviata la possibilità di test nelle farmacie). «I ritmi restano altissimi, ora siamo al massimo – rileva Giovanni Petrosillo, presidente di Federfarma Bergamo –. Non nascondo che l’avvio dell’obbligo di green pass ci sta mettendo a dura prova. Le richieste sono tantissime, la gente chiama per avere prenotazioni fino a fine anno. Noi però le scoraggiamo: chiediamo loro di aspettare, anche perché magari nel frattempo può esserci qualche cambiamento e riprogrammare le agende è complesso».

Ed è proprio l’equilibrata pianificazione degli appuntamenti la chiave per non ingolfare il sistema: «Nelle farmacie non c’è un assalto – specifica Petrosillo – proprio perché le prenotazioni consentono l’accesso ordinato. Altrimenti sarebbe davvero dura». Dall’«osservatorio» della farmacia si scruta l’orizzonte e si legge – oltre all’impegno incessante dei camici bianchi – quella che sarà la quotidianità dei lavoratori non vaccinati: si guarda ai propri turni settimanali e ai riposi e li si incastra con la durata del tampone; qualcuno azzarda calcoli ancora più lunghi, ci mette in mezzo le festività di novembre e dicembre – l’obbligo di certificazione verde, al momento, ha come scadenza la fine del 2021 – e azzarda prenotazioni a lungo termine. «Noi ce la stiamo mettendo tutta per rispondere alla richiesta – rimarca Petrosillo –: stiamo facendo il possibile, e anche oltre».

Ad andare per la maggiore, sono i tamponi antigenici rapidi, dalla durata di 48 ore e a prezzo calmierato; c’è anche la possibilità del test molecolare, che dura 72 ore, più affidabile ma anche più caro, ma è una strada scelta da pochi. Così, le farmacie restano il punto di riferimento di un via-vai quotidiano destinato però forse ad attenuarsi a breve. Il polso che restituiscono diversi professionisti intreccia le agende con la speranza. Questi sono i giorni più difficili, qualcosa potrebbe cambiare a fine mese. «Uno sprazzo di sereno sembra esserci – spiega Ernesto De Amici, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Bergamo –. Pare che ci sia un allentamento della pressione, sul fronte delle prenotazioni, a partire dall’ultima settimana di ottobre. Parlando con i colleghi e con chi fa il tampone, la questione dovrebbe essere quella dei “ritardatari” del vaccino: in tanti si sono vaccinati negli ultimissimi giorni, ma l’attivazione del green pass avviene solo dopo il 14° giorno dalla prima dose, e in attesa che questo avvenga serve ancora il tampone». Il vaccino resta la soluzione da incentivare, e De Amici rilancia «con serenità e franchezza» un appello accorato: «Nel pieno della pandemia gli operatori sanitari erano definiti eroi, adesso non cerchiamo di metterli in difficoltà con delle scelte poco fondate scientificamente: fidiamoci degli operatori sanitari quando ci dicono che il vaccino è l’unica strada per uscire dalla pandemia».

© RIPRODUZIONE RISERVATA