Torre de Roveri, al sindaco stipendio più alto (per legge) e lui lo dona in beneficenza

In tre anni 6.000 euro di maggiorazione, prevista per legge. Matteo Lebbolo: «Devolverò i soldi ai Servizi sociali o, se non sarà possibile, all’Istituto Negri»

È un piccolo gesto, ma intanto c’è. E vale più di mille parole. Il sindaco di Torre de’ Roveri, Matteo Lebbolo, ha deciso di devolvere in beneficenza il previsto aumento di indennità di carica netta che andrebbe a percepire da questo mese di gennaio, e per i prossimi due anni, così come stabilito dalla legge di Bilancio 2022, approvata dal Parlamento lo scorso 29 dicembre 2021. Un ritocco non di poco conto, tutto in aumento progressivo fino al 2024, quando l’indennità piena entrerà a regime. Ovviamente, il tutto calibrato sulla base della popolazione del proprio Comune: per cui, per Torre de’ Roveri si è nell’ordine di un aumento di 137 euro al mese per 12 mesi nel 2022 e 207 euro al mese per il 2023, fino a 304 euro al mese nel 2024.

Ebbene, il sindaco Lebbolo è andato controcorrente. «Ritengo che l’attuale indennità soddisfi bene e correttamente le spese sostenute per l’espletamento del mio mandato – commenta Lebbolo sulla pagina Facebook –. Così, ho impartito all’Ufficio Ragioneria la richiesta affinché l’eventuale maggiore importo erogato dallo Stato venga interamente devoluto al settore Servizi sociali e, ove questo non fosse possibile, che l’intera somma aggiuntiva prevista da questa manovra finanziaria venga devoluta parimenti all’Istituto farmacologico “Mario Negri” di Bergamo, per le proprie attività di ricerca oncologiche. Ho calcolato che la somma da devolvere per gli anni 2022 e 2023 è di circa 6.000 euro».

«E pensare – commenta il sindaco – che in Parlamento parlano invece di una lunga battaglia, combattuta per anni per ottenere l’agognato riconoscimento economico, a garanzia della dignità di essere sindaco. E altri parlano anche di “ritrovata appetibilità” alla bistrattata carica pubblica del sindaco. Ma attenti, di chi è la colpa per cui nei Comuni più piccoli nessuno si fa più avanti per ricoprirla? È da attribuire alla scarsa indennità o alla disaffezione alla politica? Io sono contrario a questi aumenti: potrei giustificare la mia scelta dicendo che in questo momento questa assegnazione di maggiori risorse è quantomeno indelicata, non tiene conto della grande emergenza che il Paese sta vivendo. Ma non voglio fare retorica. Dico, invece, che la scelta di fare il sindaco non me l’ha imposta nessuno, l’ho scelta io, ben sapendo, avendo una mia attività come libero professionista, che indennità sarei andato a percepire. Non penso che, vista proprio la cifra dell’indennità che spetta a un sindaco di un paese sotto i 3.000 abitanti come Torre de’ Roveri, ci sia qualcuno che voglia fare il sindaco “a tempo pieno”. E aggiungo, cosa per me essenziale, che fare il sindaco è un privilegio e un onore, non una fatica che va corroborata con indennità ritoccate all’insù».

«Ma c’è di più – continua il primo cittadino –. Essendo il mio Comune governato da una monolista, già due anni fa, all’atto dell’insediamento, ho ridotto una quota della mia indennità per spalmarla a tutti i consiglieri comunali, ai quali, potendo contare solo su due assessorati, ho dato a tutti una delega specifica: un piccolo “quid” per sostenere le spese vive del proprio operato. Nessun gesto demagogico o esibizionista, solo la forte volontà, che si fa azione concreta, di essere squadra, di essere esempio di comunità già in municipio. «Un piccolo segnale di attenzione verso un importante centro di ricerca scientifico, mai così strategico come in questo periodo – conclude –. Un’azione che spero non rimanga solitaria, ma venga emulata anche da altri sindaci e figure politiche»

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