Truffa su scuole, «Professori senza stipendio. E lui spendeva per la villa»
L’’INCHIESTA. L’accusa: Nembrini intascava fondi pubblici della formazione scolastica. Lui in una riunione: «La casa me la sono trovata pagata».
Lettura 4 min.Gli insegnanti degli istituti faticavano a percepire lo stipendio, ma per gli infissi della loro villa a Cenate Sopra arrivavano preventivi da 400mila euro. Si legge anche questo nelle carte dell’inchiesta che venerdì ha portato all’arresto di Davide Nembrini, 58 anni, e della moglie Luisa Carminati, 56, entrambi ai domiciliari. Il drenaggio di fondi pubblici, che è valso ai due la contestazione del peculato, sarebbe servito – è l’accusa del pm Emanuele Marchisio e della Guardia di finanza – anche a consentire alla coppia un tenore di vita sfarzoso: oltre alla prima casa del valore di più di due milioni di euro, una Bmw da 150mila euro con autista personale, vacanze alle Maldive, un’abitazione a Milano per il figlio e una per la villeggiatura in Sardegna.
Il denaro pubblico, 50 milioni di euro nel solo triennio 2022-2024, veniva percepito da 4 fondazioni che si occupavano di formazione scolastica: Ikaros, Et Labora, Jobacademy, Jobsfactory.
Il denaro pubblico, 50 milioni di euro nel solo triennio 2022-2024, veniva percepito da 4 fondazioni che si occupavano di formazione scolastica: Ikaros, Et Labora, Jobacademy, Jobsfactory. Ma poi queste somme, secondo le contestazioni, si disperdevano in una galassia di società di cui Nembrini sarebbe stato, parole del gip Luca Bonifacio che ha firmato i provvedimenti, il deus ex machina: altre due fondazioni, tre consorzi, 4 società di capitali, 28 società con sede il Lettonia e 3 in Lussemburgo, orbitanti attorno alla capogruppo S. Michele Arcangelo, coordinatrice di tutti questi soggetti giuridici che all’interno venivano denominati «Opere».
«Società per drenare il denaro»
Spicca, scrivono gli inquirenti, la «evidente ridondanza strutturale», che «tradisce l’esistenza di finalità tutt’altro che lecite». Perché ad esempio, notano in Procura, «tutti i consorzi svolgono la medesima attività (supporto amministrativo-contabile all’attività delle fondazioni) e hanno la medesima sede.». Il gip sposa il ragionamento e osserva come «la pletora di società di capitali avevano, come dimostrato, lo scopo occulto di drenare le risorse ricevute dale fondazioni per dirottarle su finalità egoistiche, certamente eccentriche rispetto al vincolo di destinazione pubblica per cui erano state erogate».
Il sistema Nembrini, secondo il pm, prevedeva «variazioni nelle varie compagini sociali e negli organi amministrativi» che talvolta erano vertiginose: e cioè, avvenivano «a distanza di pochi mesi o, addirittura, di poche settimane», «anche in questo caso difficilmente spiegabili, se non con una logica dissimulatoria».
Un ex direttore, sentito dagli inquirenti il 26 giugno 2023, segnala «la presenza di possibili abusi nella gestione dei cosiddetti contributi volontari». E cioè, spiegano gli investigatori, «quei contributi che gli istituti scolastici possono chiedere alle famiglie su base, appunto, volontaria, e che dovrebbero servire a integrare l’offerta formativa sotto il profilo, in particolare, delle dotazioni di materiale e tecnologiche, mentre il costo del corso di studi grava sulla Regione, che lo finanzia corrispondendo alla fondazione una dote per ciascuno studente».
L’ex direttore, in merito, parla di «richieste per 2/3.000 euro l’anno a studente, a fronte di costi per ogni studente per un importo non superiore a 300 euro. Non si tratta quindi di un contributo volontario, ma di una vera e propria retta scolastica».
L’inchiesta dal 2023
L’inchiesta penale nasce nel 2023, ma già da tempo qualcuno ha colto l’andazzo. L’8 aprile 2022, riferendosi a Nembrini, R. P. in una mail interna scrive che «i suoi comportamenti in questo periodo, che puntano a drenare risorse finanziarie dalle fondazioni, li considera esecrabili ma non reati». In particolare a destare preoccupazione è un viaggio in Albania di Nembrini «dove - sappiamo – scrive ancora R. P. nella sua mail –che ha un conto corrente che potrebbe esser stato alimentato con 5 milioni di euro frutto di un accordo con F. C., già arrestata per truffe per le quali la Gdf non ha recuperato buona parte del maltolto».
Lo stesso testimone conferma agli inquirenti che Nembrini si era fatto assegnare a lui e ai suoi collaboratori «carte di credito tramite le quali venivano effettuati pagamenti assolutamente estranei all’attività lavorativa e prelevamenti in contanti per migliaia di euro».
Tra le spese più singolari a carico delle società ci sarebbero state anche le cure e l’addestramento a un cagnolino cui Nembrini aveva dato il nome «Sma», acronimo di San Michele Arcangelo. E forse non a caso.
Le carte di credito
La policy sulle carte aziendali sottoscritta l’8 giugno 2023 impone tra l’altro soglie di spesa austere: 12 euro per il pranzo, 20 per la cena, 60 per i pernottamenti, voli solo in classe economica, treni in seconda classe. Sull’utenza telefonica in uso al factotum di Nembrini il 19 luglio 2024 giunge invece un sms relativo a una spesa con carta di credito per 1.320 euro in una trattoria di Bergamo; 4 giorni prima Nembrini aveva ricevuto sul suo cellulare la comunicazione per 2.002 euro in uno studio di fisioterapia di Roma.
Per dire del clima di consapevolezza e preoccupazione che regnava prima ancora che l’inchiesta emergesse pubblicamente, c’è un dirigente addetto ai progetti coi fondi del Pnrr, che sottolinea come nelle società a un certo punto c’erano debiti per 1,7 milioni e che «a causa di ciò - sintetizzano la conversazione gli inquirenti - si è arrivati addirittura a non versare i contributi». E’ lui che sottolinea all’interlocutore come Nembrini fosse «talmente incurante della situazione da aver appena fatto un preventivo da 400mila euro per gli infissi della sua nuova casa». Lo stesso F. C. racconta che Nembrini utilizza una vettura da 150mila euro e sta ristrutturando casa, «tutto mischiato con Pnrr». La retribuzione di F. C. veniva fatturata alle fondazioni per 2.000 al giorno, mentre in realtà percepiva uno stipendio mensile di poco superiore ai 2.200 euro.
«Casa, l’ho ritrovata pagata»
Nembrini e la moglie durante l’interrogatorio preventivo dell’11 settembre scorso hanno negato gli addebiti. Il marito era sulla difensiva già prima dell’inchiesta. In una riunione del Consorzio in cui si contestano «importanti costi indeducibili conseguenti alle spese personali di Nembrini», quest’ultimo afferma - scrive la Procura - «di aver agito sempre in modo legittimo e addirittura etico e lamenta di essere stato indotto a fare co se non regolari e di ritrovarsi la casa pagata dalla società». Rimostranze che l’accusa bolla come inverosimili.
Sabato 19 settembre, intanto, il presidente della Fondazione Sma, Giacomo Maisto, ha firmato un comunicato in cui si specifica che il suo predecessore Luca Baravalle è stato rimosso «a seguito di gravi contestazioni sulla propria gestione, già sottoposte all’autorità giudiziaria attraverso specifiche iniziative». Tra i fatti contestati, «presunti versamenti di risorse della Fondazione verso società a lui riconducibili, prelievi di denaro ritenuti privi di adeguata giustificazione, spese presso strutture alberghiere di lusso e utilizzi di risorse estranei alle finalità istituzionali dell’ente». «Non ho contezza di denunce nei miei confronti - replica Baravalle -. Non rispondo a questo signore, nominato presidente in modo illegittimo. Mi accusano di vicende contabili che ho già provveduto a documentare a suo tempo alla Gdf per dimostrare come durante la mia presidenza avevo cambiato il modo di gestire l’ente».
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