(Foto di Agazzi)
PAROLA AI RAGAZZI. Un giro negli oratori di Colognola e dell’Immacolata per conoscere l’opinione sul divieto introdotto nel Regno Unito. C’è chi ci passa anche dieci ore al giorno. «Limitarne l’uso potrebbe essere un bene».
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Immaginarsi un mondo senza social può essere strano, ma per gli adolescenti di oggi, nativi digitali, lo è ancora di più. «I miei genitori sono fissati su questo argomento e mi hanno imposto niente social prima dei 16 anni. Uso solo WhatsApp e direi che va bene così. Non sento il bisogno di altre piattaforme». Il caso di Carlotta, 15 anni, suona quasi un’anomalia nella società digitale contemporanea in cui non solo i giovani ma chiunque ormai - dagli adulti agli anziani - ha nello smartphone un’appendice di sé.
Ma il divieto di utilizzo dei social media per i ragazzi sta diventando una realtà sempre meno rara. L’ultimo Paese ad annunciare l’intenzione di rendere Tik Tok, Facebook, Instagram e affini «fuorilegge» per gli under 16 è stato in questi giorni il Regno Unito. È l’obiettivo del primo ministro Keir Starmer, che vorrebbe arrivare all’approvazione di una legge entro la fine dell’anno.
Un provvedimento lontano dall’orizzonte in Italia, ma sul quale i ragazzi si interrogano. Spesso con argomenti e una capacità di auto-analisi più che lucidi, come emerge dalle testimonianze raccolte ieri negli oratori dell’Immacolata e di Colognola. «Uso tanto i social, principalmente Instagram per rilassarmi e seguire i miei idoli, calciatori e influencer. In una giornata normale ci passo un’ora e mezza o due, ma posso arrivare anche a 5/6 ore. Mi sento dipendente. E credo che limitare l’utilizzo dei social sia la scelta giusta», dice Tommaso, 16 anni.
Il tempo di utilizzo varia molto. C’è chi, come Pietro, anche lui 16 anni, sui social trascorre relativamente poco tempo. «Guardo contenuti sullo sport e scientifici, video divertenti e trend su Tik Tok, oppure li uso per scoprire film da guardare. In una giornata ci passo tra le due e le tre ore». Ma c’è anche chi il telefono quasi non sa cosa sia. «In una settimana lo uso quattro ore – racconta Manar, 15 anni –. La maggior parte del tempo lo passo a leggere». Poi ci sono i casi più estremi. «Io i social li uso tanto – ammette Giorgia, 15 anni –. Quando non ho niente da fare uso il telefono. In una giornata ci passo una decina di ore. Non mi addormento senza guardarlo, è l’ultima cosa che faccio prima di dormire. Ma non mi sento dipendente – ci tiene a precisare –. Conosco persone che lo usano anche di più».
Come si è arrivati a tanto? «Il Covid è la causa principale – risponde Tommaso –. Ci ha chiusi in casa e ci ha portati a utilizzare il telefono a dismisura. La dipendenza è partita da lì. Poi ci sono la noia e la solitudine. Ma anche la mancanza di una famiglia forte alle spalle». È anche in loro che vedono una «colpa», in quei genitori che «al ristorante danno il telefono o il tablet ai bambini pur di stare tranquilli», dicono Tommaso e Giorgia. Ma, sottolineano, «è proprio dai bambini che bisogna iniziare».
Perché i rischi sono dietro l’angolo. «Limitare l’uso dei social può essere una buona idea soprattutto per combattere il bullismo», riflette Pietro, che estende il ragionamento alle influenze negative: «Io stesso mi rendo conto di sentirmi condizionato da quello che vedo nei trend, ad esempio sugli outfit. Certo non baso la mia vita su ciò che trovo su Tik Tok, ma magari se adocchio un vestito dico: vado a comprarlo. Ma ci sono temi più seri, come chi fa paragoni con i corpi che vede sui social. Da qui possono scaturire problemi con il cibo». Per non parlare poi, rimarcano tutti, dei tanti ragazzini «che si tolgono la vita per una challenge».
Una ricetta per intervenire i giovani ce l’hanno. C’è chi prima però invita a non demonizzare. «Se si sanno usare, i social aiutano molto a stimolare la curiosità e la creatività. Ho compagni che li usano tanto, e a scuola eccellono», sottolinea Emanuele, 13 anni. «Io i social li vieterei, ma fino ai 14 anni. Da quell’età sei capace di intendere e di volere e di prenderti le tue responsabilità», afferma Carlotta. «Non sono d’accordo sul vietarli fino a 16 anni – aggiunge Giorgia –. Introdurrei il divieto fino ai 12-13 anni e dai 14 in su lo consentirei, ma con limiti orari». E poi c’è chi sogna un mondo senza social. «Non lo vedo possibile ma lo spero – conclude Tommaso –. I ragazzi dovrebbero tornare a incontrarsi per strada e giocare al campetto».
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