Da receptionist a tecnico del suono nei tour di star mondiali
LA STORIA. Francesco Facchetti, elettricista di 33 anni a Bariano, si è formato in ingegneria del suono al Sae Institute. Ad Hyde Park nel team per Springsteen e Harry Styles.
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Stop. Cambiare disco, cambiare musica. Play, si riparte. Lo «switch» di Francesco Facchetti, 33enne nato a Romano di Lombardia e cresciuto a Bariano, è scattato poco più di otto anni fa. Dopo una vacanza in Grecia, dentro di sé sente la forza giusta: partire per Londra e ricominciare. Oggi, se si guarda alle spalle, vede il risultato di quel percorso: arrivato quasi senza conoscere l’inglese, ha iniziato come receptionist in un hotel e poi s’è rimesso a studiare, è diventato ingegnere del suono e oggi lavora in una delle più grandi società di tecnologie audiovisive, come tecnico nelle produzioni dei concerti di artisti di calibro mondiale.
«Cercavo qualcosa di più»
«Dopo le superiori ho lavorato come elettricista tra Bariano, Bergamo e Milano – ricorda Francesco durante un breve soggiorno a Selvino, tornato in Italia per qualche giorno per trovare i genitori –. Non era però la mia passione né la mia aspirazione, cercavo qualcosa di più. Il pensiero c’era, ma serviva il coraggio: la decisione l’ho presa dopo una vacanza. Inizialmente pensavo di trasferirmi in Svizzera, poi un ex collega mi ha convinto a scegliere Londra: sono arrivato a gennaio 2018, già dopo il referendum sulla Brexit, ma senza che fossero in vigore le restrizioni scattate successivamente».
Ripensando ai motivi più profondi di quest’avventura, Facchetti indica un sentimento: «Ero insoddisfatto di quello che facevo in Italia. La partenza non so quanto sia stata frutto del caso e quanto frutto della volontà di non rassegnarmi ad avere una vita già predisposta su un binario: avevo un impiego a tempo indeterminato, in teoria non avevo nulla da perdere. Forse sono stato un po’ impulsivo, ma avevo il sostegno dei miei genitori. Cercavo un’altra vita».
Ripartire da zero a Londra
Non è facile, all’inizio. C’è tutta una storia da scrivere. «Non parlavo granché l’inglese – prosegue Facchetti –. Però ho trovato lavoro come receptionist in un hotel, dopo come cameriere. Per un anno e mezzo ho fatto solo quello, ma nel frattempo maturava l’idea di riprendere gli studi. Ho sempre avuto la passione per la musica: l’ambizione era lavorare nei concerti, provare a fare l’ingegnere del suono».
Ingegnere del suono
Ce l’ha fatta: Facchetti si iscrive al Sae Institute, scuola di ingegneria audio che a Londra è in partnership con la Middlesex University, e inizia a gettare le fondamenta per qualcosa di diverso. «Per due anni ho continuato a lavorare nel ristorante. Nel mezzo c’è stata anche la pandemia: mi ero da poco rimesso a studiare, la chiusura ha facilitato la concentrazione sull’università. Dopo la laurea sono restato in università come tecnico degli studi audio, poi ho trovato occupazione in un’azienda».
I tour internazionali
Un’azienda che si occupa della produzione audio di grandi eventi musicali in tutto il mondo: «Sono partito dal magazzino, dove si costruiscono gli impianti audio per gli spettacoli: dopo due anni ho cominciato a seguire i tour». Nomi grossi: quest’estate Facchetti è in tour con gli Idles, gruppo post-punk di Bristol che ha fatto tappa anche in Italia, negli ultimi mesi ha lavorato con i System of a Down – band americana tra le più importanti dell’alternative metal – a Città del Messico, a inizio luglio è stato a Milano per i Foo Fighters, il gruppo fondato da Dave Grohl, l’ex batterista dei Nirvana. «Sono fortunato a lavorare con gente brava – sorride –. È una vita un po’ sfiancante, essere sempre in tour non è facile: devi sacrificare gli impegni, le amicizie e la vita personale. La routine viene meno, occorre dedicarsi solo a quello per diversi mesi». I viaggi in aereo, gli spostamenti sui «truck» della produzione, i preparativi prima dello show e lo smontaggio a tempi record per ripartire. «Ma i colleghi diventano una famiglia».
Londra apre opportunità
Londra è la base, la quotidianità ha la frenesia di un mestiere in perenne movimento. «Appena arrivato mi sembrava tutto nuovo. Londra dà stimoli, anche se c’era un po’ di preoccupazione per quello che mi attendeva: prima avevo un posto fisso, invece in quel momento mi toccava rincorrere le mance dei clienti per arrotondare. I primi due anni sono stati tosti: probabilmente è anche per questo che è cresciuta l’idea di entrare in università».
Tra un impegno e l’altro, Facchetti rientra spesso in Italia: «Dopo otto anni fuori, il mio Paese mi manca. Mi ci rivedrei ancora qui, ma non a lavorare: avverto molto distante il sistema italiano, non riuscirei a ricominciare qui, la mentalità è differente da quella che ho imparato ad apprezzare all’estero».
Bergamo e la musica
A proposito di musica, Bergamo ultimamente ha aumentato la propria attrattività: la ChorusLife Arena sta portando nomi internazionali. «È bello che ora ci sia una venue all’altezza. Nel Nord Italia gli artisti stranieri fanno tappa quasi sempre solo all’Alcatraz o al Forum di Assago, ora c’è una soluzione interessante anche nella nostra città».
Tra le tante istantanee di questi anni, soprattutto di quelli in cui ha realizzato il proprio sogno professionale, Facchetti ne sceglie alcune. Una, in particolare, ha il sapore del riscatto: «Penso a un festival musicale ad Hyde Park: nel mio primo anno a Londra ci ho lavorato in cucina tagliando le pizze, qualche anno dopo ci sono tornato come tecnico di Bruce Springsteen e di Harry Styles. Mi sono sentito fortunato».
Tecnico di Harry Styles
È un po’ il segreto di Londra, forse: «Qui è come essere su un’autostrada: arrivi prima al risultato, è una città che dà opportunità. Non mi ci vedo qui fino alla vecchiaia, ma mi ha dato talmente tanto che non potrò mai dimenticarla. Mi ha insegnato che per realizzare i propri sogni non bisogna essere speciale: è possibile farlo credendoci, e rischiando un po’».
La vita con le star
Ma come sono, da vicino, le star della musica? «Non esiste un identikit: alcuni vivono in una bolla, con altri instauri un bel rapporto. Ad esempio, sono molto amico del cantante dei Bastille, ma anche gli Idles sono persone molto alla mano».
Bergamo senza confini
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