Alessio Boni al cinema: «Don Chisciotte ha vinto la più grande battaglia, quella dell’eternità»

SUL GRANDE SCHERMO. L’attore bergamasco interpreta il personaggio di Cervantes nel film di Fabio Segatori in uscita il 26 marzo. «Mi piace, dietro la sua follia c’è una purezza che disarma. Del suo spirito oggi non è rimasto nulla».

Un «Don Chisciotte» minimalista tra pazzia e santità è quello proposto dal regista Fabio Segatori che passa in concorso alla 17esima edizione del Bifest per poi approdare in sala da giovedì 26 marzo con Baby Films. Spartano nei mezzi, il film esalta ancora più questa figura creata da Cervantes di idealista per eccellenza, di visionario di un mondo giusto che inevitabilmente lo deride, ma alla stesso tempo si interroga sulle sue folli imprese.

Il cavaliere errante

«Chi non vorrebbe avere un padre così, un signore altolocato in pensione che si veste con un’armatura, cerca uno scudiero per poter entrare nel mondo, non per arricchirsi come fanno tutti o per avere più potere, ma per sistemarlo, rimetterlo in sesto e lasciarlo migliore? - dice l’attore bergamasco Alessio Boni che interpreta il cavaliere errante nel film- . Un uomo poi che non ha neanche figli, ma solo una governante. Se mi piace? Certo ma io non sono neanche un’unghia di Don Chisciotte».

Scenari naturali

Girato tra straordinari paesaggi nell’Alto Ionio, tra Basilicata e Calabria, il film attraversa calanchi scavati dal vento, castelli medievali a picco sul mare, fiumare, spiagge incontaminate e distese arse dal sole. Nel cast del film - prodotto da Baby Films con il sostegno di MIC, Calabria Film Commission e Lucana Film Commission, e in collaborazione con Rai Cinema - anche Angela Molina nel ruolo della governante, Marcello Fonte, Galatea Ranzi, Carlo De Ruggeri, Gabriella Bagnasco e Martina Molinaro.

Fantasia e realtà

La vicenda parte nel 1571 con Miguel de Cervantes ferito nella battaglia di Lepanto in un ospedale di Messina. Qui lo scrittore, tra febbre e allucinazioni, assiste all’incendio della biblioteca di Don Alonso Chichano, uomo ossessionato dai romanzi cavallereschi che, privato dei suoi libri di avventura, decide di passare all’azione e farsi cavaliere errante. Nasce così Don Chisciotte della Mancia, che elegge la contadina Dulcinea a dama ideale e trascina con sé Sancio Panza (Fiorenzo Mattu), sedotto dalla promessa di un castello da governare.

Un sogno ostinato

La vicenda girata da Segato prosegue tra locande scambiate per castelli, mulini trasformati in giganti e beffe crudeli di nobili annoiati, il visionario cavaliere combatte per la libertà e la giustizia, collezionando sconfitte. Eppure, dietro la follia, c’è una purezza che disarma: Don Chisciotte fa solo il bene, anche quando il mondo lo deride. Tradito, umiliato e infine sconfitto, viene riportato a casa in gabbia. Non può sopravvivere senza i suoi ideali e muore. Nella notte siciliana, Cervantes riapre gli occhi: dal dolore e dalla guerra è nato Don Chisciotte. Ovvero il sogno ostinato di un’umanità più libera.

Cosa è rimasto dello spirito di Don Chisciotte oggi?

«Le ingiustizie e i soprusi ci sono sempre stati, ma la cosa che mi dà fastidio dell’oggi è che se hai più soldi ti puoi permettere un avvocato bravo e vincere il processo. Don Chisciotte è diverso: combatte per tutti, anche per gli ultimi, e alla fine è uno che ha vinto la più grande battaglia, quella dell’eternità»

«Nulla, ma solo già dieci anni fa qualcosa ancora c’era. Penso a una donna come Ilaria Cucchi che ha avuto il coraggio di denunciare l’arma dei Carabinieri vincendo poi la causa e riscattando il fratello. Questo è solo un esempio. Le ingiustizie e i soprusi ci sono sempre stati, ma la cosa che mi dà fastidio dell’oggi è che se hai più soldi ti puoi permettere un avvocato bravo e vincere il processo. E in questo caso non è la legge a vincere, ma il potere. Don Chisciotte è diverso - sottolinea Boni da sempre impegnato nel sociale - non è certo un eroe con gli speroni dorati, il mantello e la spada luccicante che combatte il drago e salva le donzelle. Lui combatte per tutti, anche per gli ultimi, e alla fine è uno che ha vinto la più grande battaglia, quella dell’eternità. È davvero impressionante: questo personaggio è conosciuto in tutto il mondo».

Quanto si identifica nei personaggi che interpreta?

«Ho preso da tutti e rifarei tutti: Caravaggio, il Franco de “La bestia nel cuore”, Walter Chiari. Quest’ultimo, tra l’altro, mi ha dato tantissimo perché era un attore, una persona che lavorava nel mondo artistico e con lui ho fatto un viaggio davvero strepitoso».

«Mi fa paura la violenza del potere che non rispetta più nessuna regola, neppure la Costituzione»

Qual è la cosa che le fa più paura oggi?

«È sotto gli occhi di tutti. La violenza del potere che non rispetta più nessuna regola, neppure la Costituzione».

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