Apre «Gres Art 671», in via San Bernardino il nuovo centro d’arte e cultura - Foto e video

BERGAMO. Tremila metri quadrati dell’ex insediamento industriale Gres riconvertiti. Una mostra sui cambiamenti climatici inaugura lo spazio.

Apre ufficialmente le porte martedì 7 novembre «Gres Art 671», nuovo centro per l’arte e la cultura nell’area ex Gres, nato in via San Bernardino 141 a Bergamo da un progetto di rigenerazione urbana promosso su iniziativa del Gruppo Italmobiliare con Fondazione Pesenti. Inaugurano l’attività tre installazioni immersive che riflettono sulle sfide del cambiamento climatico, Gres Art si trasforma così in uno spazio performativo con «Solarpunk» di «None collective», in mostra con ingresso libero fino al 7 gennaio. Il centro sarà aperto con accesso gratuito da mercoledì a venerdì dalle 16 alle 20,30, e sabato e domenica dalle 10 alle 20,30.

Rigenerazione urbana

Avviato nell’anno di Bergamo Brescia Capitale della Cultura 2023, Gres Art 671 è promosso su iniziativa del Gruppo Italmobiliare, proprietario dell’area, con Fondazione Pesenti. Nasce con l’intento di riattivare e restituire alla cittadinanza un’area ex industriale di oltre 3.000 metri quadrati per conservare e trasmettere la memoria della storia di produzione del luogo creando uno spazio di produzione culturale, un luogo di incontro che «ricuce» l’area con il centro e la vita di Bergamo. Il numero identificativo «671», scelto in riferimento alla strada statale che costeggia l’area ex Gres, simboleggia già nel nome del progetto il forte legame con il territorio. Una riqualificazione resa possibile attraverso l’arte e la cultura: mostre e incontri, concerti, attività performative, formative e laboratoriali diventano occasioni per accogliere e ispirare il pubblico, invitato a un’interazione libera e costante.

«Il progetto di Bergamo e Brescia Capitale della Cultura – spiega Giorgio Gori, sindaco di Bergamo – nasce dall’idea che la cultura possa essere la chiave giusta per il rilancio di questo territorio dopo la vicenda del Covid19. Abbiamo pensato al 2023 come a un’occasione per progettare pezzi di futuro del territorio, mettendo al centro il tema dell’innovazione: Gres Art va proprio in questa direzione, configurandosi come un’iniziativa che incide in modo fisico sulla nostra città, con la riqualificazione di un suo pezzo da tempo dismesso, rafforzando quel rapporto pubblico-privato decisivo e quanto mai necessario per costruire la rinascita della città nel periodo post pandemico. Gres Art è comunque soprattutto l’innesco di una grande operazione di rigenerazione urbana nel nome della cultura, che determina un ulteriore rafforzamento dell’idea di una città policentrica, nella quale le periferie e i quartieri sono spazi che esprimono qualità, sia nel costruito che nelle funzioni che vi sono insediate. Attraverso operazioni come quella di Daste, di Gres Art (prodromi alla riqualificazione di tutta l’area exGres), appunto, cambia la geografia della città e si ricuce il tessuto urbano dei nostri quartieri».

«Gres Art 671 è un progetto per Bergamo ma soprattutto con Bergamo – spiega Carlo Pesenti, consigliere delegato di Italmobiliare e presidente di Fondazione Pesenti –. Nasce dall’attenzione verso la città, alla quale la mia famiglia è legata da oltre un secolo, e ha lo scopo di contribuire allo sviluppo artistico, culturale e sociale del territorio, in collaborazione con i cittadini che lo abitano. Da qui la scelta di non demolire ma ri-generare l’area attraverso un intervento che valorizza la storia del Gres, mantenendo l’edificio preesistente a testimonianza della vocazione industriale dell’area, e che conferisce al contempo nuova vita agli spazi intorno e dentro al fabbricato. Un’opera di ricucitura con il quartiere, del quartiere alla città, dalla storia al presente. Perché la visione del futuro parte dalla memoria delle nostre radici».

Il progetto architettonico: gli esterni

Il progetto, firmato da De8_Architetti (Mauro Piantelli), parte dall’assunto di non cancellare le tracce storiche del luogo: riconoscendo il valore materico e simbolico del lascito industriale, il processo di trasformazione prevede una lettura critica delle preesistenze, indagandone le possibilità evolutive. Punto di forza di Gres Art è l’opera di valorizzazione delle qualità spaziali degli edifici esistenti, come i «chiaroscuri» creati dalla luce naturale, la leggerezza delle strutture in cemento, l’eleganza della forma. Non si tratta di «archeologia industriale», cioè di qualcosa che ci viene consegnato dal passato e che viene conservato tout court, come se fosse un edificio ormai escluso da ogni dinamica urbana; il valore di queste architetture industriali, come Gres Art appunto, è dato dalla possibilità che possano continuare a essere vere architetture, spazi vivi, abitati: architetture contemporanee che si relazionano al contesto, che dialogano con il contesto, con il quartiere e con la città. Architetture contemporanee per abitanti contemporanei. All’esterno un nuovo spazio urbano, una grande agorà, crea un’area di transizione tra aperto e chiuso. La demolizione di alcune tettoie esistenti ha permesso di liberare suolo e ha messo in luce tracce di vecchie pavimentazioni industriali: in pietra, in cemento, in gres; rotaie per lo spostamento di carrelli. Il progetto ha subito reagito a queste memorie e ha previsto una nuova pavimentazione che contiene e ordina le tracce. La facciata preesistente è stata manipolata, rimodellata: lo scavo verso l’interno crea una sorta di foyer pubblico nella piazza. Se memoria e nostalgia sono materiali da costruzione e partecipano al progetto attraverso il riutilizzo della forma e della materia, del lascito industriale, la facciata metallica riflettente testimonia il tempo presente: ciò che viene riflesso è adesso, è sempre contemporaneo e come tale partecipa al progetto.

Gli interni

Il progetto per gli interni è stato affidato a Locatelli Partners, che ha tratto ispirazione sia dal materiale che in questo luogo veniva prodotto – il Gres – sia dal rapporto tra classici elementi urbani esterni qui portati al coperto. Il grande volume dell’ingresso è stato rivestito con piastre realizzate ad hoc di Gres color ruggine, come i tubi dell’ex produzione, per raccontare le radici del luogo. Ancora Gres per i tubi tagliati in sezioni differenti che si trasformano in contenitori che, in uno specchio d’acqua nell’area ristoro, accolgono piante e verde. Gli ampi ambienti interni si sviluppano prendendo ispirazione dagli spazi aperti, ed ecco quindi che sotto le campate del Gres troviamo una piazza, un porticato e una terrazza, che diventano microcosmi dove il pubblico è libero di muoversi spostando i confini del grande spazio ex industriale che diventa così un luogo di aggregazione, di cultura e di scambi. 2 il giardino Progettato dalla consolidata collaborazione tra De8_Architetti e la paesaggista e agronoma Laura Gatti, il giardino è uno degli aspetti “evolutivi” del progetto sul lascito industriale: gli oltre 600 mq sono ricavati “per sottrazione”, grazie all’eliminazione della copertura e alla demolizione della pavimentazione. È un giardino intimo che sembra esser sempre stato in questo spazio. Dalla rimozione della copertura sono state mantenute le sole travi reticolari in cemento e così il nuovo giardino è una sorta di reperto archeologico per inquadrare il disegno delle nuvole e per sentire il rumore delle foglie degli alberi. È la quinta fondale dello spazio espositivo ma è anche un luogo da vivere, grazie a una serie di sedute disegnate e realizzate appositamente. Uno spazio che amplifica la luce naturale anche all’interno di Gres Art.

I silos

Uno dei simboli della nuova vita di Gres art sono i sette silos installati all’ingresso. Sette giganti in acciaio corten, 10 metri di altezza, 3,5 di diametro per 39 tonnellate, disegnati da Mario Nanni, realizzati e illuminati da Viabizzuno. Accolgono e invitano il pubblico diventando un segno connotante e distintivo dello spazio. Elementi architettonici che hanno, a loro volta, una storia da raccontare: si tratta infatti delle strutture che, in occasione di Expo 2015, hanno abitato il centro di Milano, nel quartiere di Brera, e che nel sito di Gres art parlano, una volta di più, di rigenerazioni e di restituzioni.

La prima mostra

Gres Art 671 avvia l’attività con Solarpunk di None collective: una mostra che proietta il pubblico in scenari futuri in cerca di un nuovo punto di vista sulle sfide del cambiamento climatico. Lo spazio si trasforma in uno spazio performativo, in un laboratorio di indagine e di costruzione di nuove possibilità per il presente e per il futuro: tre installazioni immersive transmediali attraverso cui il collettivo None propone ai visitatori un’esperienza da sperimentare in prima persona. Tre questioni, tre domande, tre temi cruciali a cui rispondere con tre scenari, tre condizioni ipotetiche che rappresentano tre alternative possibili.

Gres Hub

Gres Art è il primo intervento visibile del progetto Gres Hub: un distretto che si estende per 60.000 mq in un’area altamente strategica per la città. Posizionato tra la strada statale 671, l’aeroporto e il polo universitario di Bergamo, Gres Hub rappresenta un fenomeno di ricucitura urbana che ha la missione di ridare vita a una porzione di città dismessa da anni, restituendola all’uso pubblico. Luogo di lavoro, di studio, di ricerca e di accoglienza, laboratorio residenziale e professionale, Gres Hub simboleggia una nuova concezione del rapporto tra centro e periferia, tra città e campagna.

Solarpunk

Gres Art 671 Bergamo, via San Bernardino 141
7 novembre 2023 - 7 gennaio 2024
mercoledì, giovedì, venerdì: 16.00 - 20.30 sabato, domenica: 10.00 - 20.30 ingresso gratuito www.gresart671.org

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