Brignano va in scena a Bergamo con i suoi ricordi, ma senza nostalgia
LO SPETTACOLO. Il comico romano il 10 marzo presenta il nuovo spettacolo «Bello di mamma!». Un one man show che partendo dalle memorie personali finisce per parlare delle fragilità e dei sentimenti di tutti.
Dopo il lungo impegno con Enrico Brignano e la sua commedia musicale I 7 Re di Roma, che ha raccolto un forte consenso in tutta Italia, l’attore romano torna al suo terreno più naturale: il one man show. Il nuovo spettacolo, Bello di mamma!, farà tappa questa sera alla ChorusLife Arena di Bergamo, in un’unica data già sold out, organizzata in collaborazione con Mister Wolf. Scritto dallo stesso Brignano insieme a Graziano Cutrona, Manuela D’Angelo, Luciano Federico e Alessio Parenti, «Bello di mamma!» parte da un’immagine semplice e universale: l’infanzia e quella sensazione di protezione assoluta che spesso coincide con la voce e l’abbraccio di una madre. Una tazza di cioccolata calda, i cartoni animati, una coperta sulle gambe: piccoli riti domestici che diventano il punto di partenza per una riflessione più ampia sul presente.
Un antidoto al disordine
Guerre, intelligenza artificiale, tecnologia onnipresente, nuove sensibilità sociali e contraddizioni della modernità diventano materiale comico ma anche occasione per interrogarsi su quanto il mondo sia diventato complesso e, talvolta, disorientante
Nel racconto di Brignano, infatti, la nostalgia si intreccia con l’osservazione ironica della contemporaneità. Guerre, intelligenza artificiale, tecnologia onnipresente, nuove sensibilità sociali e contraddizioni della modernità diventano materiale comico ma anche occasione per interrogarsi su quanto il mondo sia diventato complesso e, talvolta, disorientante. Tra ironia e malinconia, il comico romano prova così a individuare un antidoto al disordine del presente: ritrovare un equilibrio emotivo attraverso la risata. Una risata che nel suo teatro può essere beffarda o benevola, ma sempre sincera, capace di creare quel rito collettivo che da sempre è il cuore del teatro. Uno spettacolo che, pur partendo da ricordi personali, finisce per parlare a tutti: alle fragilità, alle paure e alla nostalgia di un tempo in cui, forse, tutto sembrava più semplice
Di cosa parla davvero lo spettacolo?
«Parla dell’infanzia, della memoria, delle nostre fragilità. E di quanto oggi siamo diventati complicati. Prima bastava poco per ridere, ora serve il libretto delle istruzioni».
Quanto c’è di personale in questo lavoro?
«Tanto. È uno dei miei spettacoli più sinceri. Ci sono i miei ricordi, mia madre, la mia Roma, il bambino che sono stato e l’uomo che cerco ancora di capire di essere».
Parla anche di politically correct?
«Eh, per forza. Oggi se dici “buongiorno” devi controllare a chi lo stai dicendo, come, perché, con che tono... Il comico ormai cammina in un campo minato. Ma io continuo a pensare che la risata debba essere libera».
Questo spettacolo è anche un bilancio della sua carriera?
«Sì, ma senza nostalgia pesante. È più un “grazie” a tutto quello che è stato: al pubblico, alla fatica, alle risate sudate».
Che emozione vuole lasciare allo spettatore?
«Voglio che esca più leggero. Magari con una risata negli occhi e un ricordo nel cuore. E se tornando a casa chiama la madre, io ho già vinto».
Il titolo dello spettacolo pensa proprio alla sua mamma?
«Sì, perché quella frase me la disse una sola volta nella vita, ma me la sono portata dentro per sempre. Tornai a sorpresa da New York dopo sei mesi, lei stava ancora nel nostro negozio a Dragona. Mi vide, mi saltò al collo e mi disse: “Bello di mamma”... con annesso pizzicotto sulla guancia, ovviamente. In quel momento ho capito tutto: che ero a casa, che ero amato, che potevo andare ovunque, ma da lì partivo sempre».
Quindi «Bello di mamma!» è anche un modo per tenerla viva?
«Sì. Finché io racconto, rido, mi emoziono sul palco, lei è con me. Questo spettacolo non è solo una dedica, è una presenza. Ogni sera, quando lo porto in scena, è come se le dicessi ancora una volta: “Hai visto? Sono diventato quello che volevi tu. E sempre bello de mamma resto”».
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