Codice e alta tensione, piacciono gli avvocati-detective
TENDENZE. Da Mickey Haller a Lorenzo Ligas, gli avvocati-detective spopolano sullo schermo e in libreria.
I legal thriller sono un genere molto popolare e riconoscibile, e il loro segreto sta in un doppio aggancio: da un lato la precisione delle procedure, delle carte, del linguaggio giuridico; dall’altro il passo avventuroso del giallo d’azione, che trasforma codici e sentenze in una narrazione ad alta tensione emotiva.
Ha ispirato una serie in onda su Sky «Un caso complicato per l’avvocato Ligas – Perdenti» (Corbaccio) di Gianluca Ferraris. Lorenzo Ligas è un penalista brillante che attraversa un momento di crisi. Separato, messo ai margini dallo studio, sceglie i casi che nessuno vuole: un poliziotto ucciso e un ex cantante sul banco degli imputati. Ferraris adotta uno stile asciutto, quasi da cronista di nera, fatto di dialoghi rapidi e dettagli tecnici che restano comprensibili, ma apre varchi più intimi sulla fragilità del protagonista.
C’è un altro avvocato molto caro al pubblico televisivo, Mickey Haller, al centro di «Nessuna via d’uscita» (Piemme) di Michael Connelly. È impegnato in un caso che coinvolge l’intelligenza artificiale: una causa civile contro un colosso tech, accusato di aver istigato via chatbot un adolescente all’omicidio.
La prosa di Connelly resta secca, dialogica, scandita da scene che sembrano già montate per lo schermo; la struttura procede per mosse strategiche, fino alla discussione finale in aula. È Alessandro Gordiani, penalista in crisi, infine, il protagonista di «Dalla stessa parte» di Michele Navarra (Fazi). Il legal thriller qui dà spazio alla dimensione sociale della giustizia, appoggiandosi a un linguaggio più meditato e disilluso.
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