«I giovani aggressivi? Sono dei giganti fragili»

L’INTERVISTA. Erminio Salcuni, vicedirettore generale Abf, riassume i 12 principi per accompagnare gli adolescenti in un libro frutto di 20 anni di esperienze.

Cosa significa educare oggi, in un tempo in cui l’adulto sembra aver smarrito autorevolezza e i ragazzi appaiono sempre più fragili, esposti e difficili da interpretare? Prova a rispondere a questa domanda «Oltre due calci nel sedere. Dodici principi per accompagnare gli adolescenti», il nuovo volume di Erminio Salcuni, pedagogista e vice direttore generale di Abf Pubblicato da Bolis Edizioni nel 2026, il libro nasce da oltre vent’anni di esperienza sul campo tra formazione, inclusione e lavoro educativo con gli adolescenti, maturata in contesti spesso complessi. Diviso in due parti, il testo affronta prima il lavoro interiore richiesto agli adulti — una riflessione non scontata sul senso dell’educare — e poi propone dodici principi pedagogici pensati come una «bussola» più che come un insieme di regole.

Un libro che non offre scorciatoie, ma invita a rimettere al centro la responsabilità educativa, partendo da sé stessi e dal proprio modo di stare nella relazione

Un approccio che rifiuta soluzioni semplici e invita educatori, insegnanti e genitori a rimettere al centro la relazione, la presenza e la consapevolezza del proprio ruolo. Un libro che non offre scorciatoie, ma invita a rimettere al centro la responsabilità educativa, partendo da sé stessi e dal proprio modo di stare nella relazione. Perché, come ricorda l’autore, educare non è applicare metodi, ma costruire legami capaci di lasciare il segno nel tempo.

«Oltre due calci nel sedere. 12 principi per accompagnare gli adolescenti» sarà presentato in anteprima il 30 aprile alle 16.30 alla Sala Lettura Area Narrativa, all’interno della Fiera dei Librai Bergamo, sul Sentierone: un’occasione per incontrare l’autore e approfondire i temi del libro in dialogo con il pubblico. Lo abbiamo intervistato.

Questo libro nasce da un lungo percorso: qual è stata la spinta iniziale?

«Raccolgo vent’anni di esperienze, riflessioni e incontri con adolescenti, vissuti come educatore, insegnante e membro di una comunità. Sentivo il bisogno di dare forma a ciò che avevo osservato: non teorie astratte, ma intuizioni nate nella pratica quotidiana e nella relazione diretta con i ragazzi».

Parla di «bussole» più che di regole: perché questa scelta?

«Non ho voluto proporre ricette o soluzioni rapide. L’educazione è complessa e non può essere ridotta a schemi. Le bussole indicano una direzione, ma lasciano spazio alla responsabilità e alla libertà dell’adulto, chiamato ogni giorno a interpretare situazioni diverse».

Al centro del libro c’è la figura dell’adulto: cosa manca oggi?

«Spesso manca una presenza autentica. I ragazzi hanno bisogno di adulti che sappiano dire “io ci sono”, capaci di ascoltare davvero e di stare accanto, anche fisicamente. È questa presenza concreta che genera fiducia e rende possibile un legame educativo».

Quanto conta il lavoro su se stessi per chi educa?

«Conta moltissimo. Prima del “come” viene il “chi”. L’identità dell’educatore è decisiva: bisogna fare i conti con la propria storia, con i nodi irrisolti, con il proprio passato di figli e di studenti. Solo così si può entrare in relazione in modo autentico».

Lei mette in discussione approcci autoritari e punitivi. Qual è l’alternativa?

«Le regole sono necessarie, ma non bastano se non sono accompagnate da consapevolezza. Non serve imporsi in modo rigido: bisogna comprendere i bisogni dei ragazzi, che spesso si esprimono attraverso comportamenti difficili e provocatori».

Cosa ci dicono davvero gli adolescenti oggi?

«Chiedono di essere visti. Dietro atteggiamenti aggressivi o di chiusura ci sono fragilità profonde. Sono “giganti dalle fondamenta fragili”, alla ricerca di identità, riconoscimento e di uno spazio nel mondo».

Qual è il ruolo della scuola in questo contesto?

«È un’occasione unica. Può mostrare che esistono altri modi di stare al mondo, altre relazioni possibili. È uno spazio prezioso dove accompagnare i ragazzi nella crescita e offrire esperienze diverse da quelle che già conoscono».

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