Kiboba: l’arma dell’ironia mi ha aiutato a superare i momenti duri

Il FILM FESTIVAL. Il comico e co-conduttore de «Le Iene» sarà ospite il 15 maggio della manifestazione per presentare la serie televisiva «Nathan K.», vita di un giovane comico congolese tra lavori precari, sogni e compromessi quotidiani.

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Nell’ambito dell’Integrazione Film Festival il 15 maggio alle 18.30 presso l’Auditorium CULT! (in via Duzioni) verrà presentata la serie televisiva «Nathan K.», prodotta da Rai Fiction e interpretata da Nathan Kiboba. La serie esplora la vita di un giovane comico congolese tra lavori precari, sogni e compromessi quotidiani per ottenere l’agognata cittadinanza. Saranno presenti in Auditorium alcuni attori del cast, tra cui lo stesso Kiboba. Noto come stand-up comedian - oltre che come co-conduttore del programma televisivo «Le Iene» - Kiboba ha il grande merito di riuscire ad affrontare in modo ironico e pungente alcune tematiche importanti, come il razzismo e l’integrazione. «L’ironia mi ha salvato e mi ha aiutato a superare molti momenti duri della mia vita - racconta Kiboba – Era l’unica arma che avevo subito dopo il mio arrivo in Italia per non sentire la mancanza dell’Africa e della mia famiglia. Ed è l’arma che mi ha portato a proporre la mia storia sullo schermo».

«La rabbia non risolve»

Il suo arrivo in Italia è frutto di una fuga disperata dal Congo, dove il padre era stato arrestato per essersi opposto a un alto ufficiale che lucrava sulla vendita illegale di medicinali destinati alla popolazione. Nonostante un percorso di vita faticoso, Nathan non ha mai reagito con rabbia, scegliendo la strada dell’ironia e del sorriso.«La storia dell’umanità ci dice che la rabbia non ha mai risolto nulla – prosegue Kiboba - L’unica cosa che riuscivo a fare per superare i miei problemi, soprattutto durante i miei primi anni a Milano, era riderci sopra. Ricordo che un giorno stavo andando al lavoro e mi sono imbattuto in una manifestazione contro l’immigrazione. I manifestanti mi hanno preso di mira e hanno iniziato a insultarmi. Io non ho risposto alle provocazioni, ho iniziato a sorridere e ho detto “non capisco l’italiano, non so perché mi state parlando”. Anche loro si sono messi a ridere e a quel punto ho capito di stare simpatico ai razzisti!».

«I giovani sono più informati»

Attraverso la sua simpatia Kiboba cerca di trasmettere alcuni messaggi importanti, nella speranza che alcune situazioni possano cambiare. «Quando sono arrivato in Italia e mi sono stabilito a Cambiago ho avuto qualche problema con gli adulti, mai con i ragazzi. C’è sempre stato un modo diverso e più aperto di vivere il tema dell’immigrazione da parte dei giovani, che sono molto più informati su queste tematiche rispetto a molti adulti».

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I primi show in chiesa

Il primo palcoscenico di Nathan è stato una chiesa cattolica del Congo. «Durante la Messa mi annoiavo moltissimo, il sacerdote mi conosceva molto bene e lo ha notato. Mi ha convocato con i miei genitori e mi ha chiesto consiglio per rendere più interessanti le cerimonie. Io ho proposto alcuni sketch e da lì è iniziato tutto. In Italia il pubblico mi accoglie sempre bene. I miei colleghi comici mi dicono che sono fortunato perché posso dire tutto. È vero, io ho questa libertà, ma so che tutto dipende dal modo in cui dici le cose e sono anche consapevole del fatto che alcuni limiti non vanno mai superati».

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