(Foto di Colleoni)
L’INAUGURAZIONE. Alla Galleria d’arte moderna e contemporanea di Bergamo parte il progetto «Pedagogia della Speranza», dove arte, educazione e cittadinanza attiva si intrecciano. In mostra «Eau» di Ana Silva: ricami e tessuti per parlare di acqua, memoria e disuguaglianze globali.
Bergamo
La Gamec – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo inaugura la programmazione 2026 con «Pedagogia della Speranza», un progetto interdisciplinare che mette al centro l’educazione come pratica di libertà e trasformazione. Ispirato al pensiero di Paulo Freire e riletto alla luce delle riflessioni di bell hooks, il programma intreccia mostre, workshop, incontri e un public program diffuso, coinvolgendo attivamente la comunità.
La direzione artistica è di Lorenzo Giusti, in dialogo con il Dipartimento Educativo (Sara Tonelli con Rachele Bellini) e il team curatoriale del museo (Sara Fumagalli, Valentina Gervasoni e Irene Guandalini), con l’obiettivo di rafforzare il ruolo della GAMeC come spazio di partecipazione e responsabilità collettiva.
Fulcro del progetto è un Public Program interdisciplinare articolato in incontri mensili con esperti, artiste e artisti, studiosi e professionisti chiamati a riflettere sul presente e sul futuro dell’educazione.
- nuove tecnologie e intelligenza artificiale, per promuovere un uso critico, consapevole ed etico degli strumenti digitali;- marginalità e voci non rappresentate, non come inclusione simbolica ma come possibilità di trasformare i canoni culturali;- pratiche artistiche e pedagogia, con esperienze che intrecciano creazione e formazione, immaginando modalità non convenzionali di costruzione del sapere.
Il progetto punta a radicarsi nel territorio bergamasco attraverso una rete di partner – istituzioni, università, festival e realtà del terzo settore – chiamati a riconoscersi in una «comunità educante».
Ad aprire il programma, dal 25 febbraio al 6 settembre , è «Eau», la prima personale in un’istituzione italiana dell’artista angolana-portoghese Ana Silva, ospitata nello Spazio Zero della GAMeC.
La mostra affronta una delle emergenze globali più urgenti: l’accesso all’acqua. Attraverso il linguaggio del ricamo – tradizionalmente legato alla cura e alla memoria – Silva denuncia una realtà in cui l’acqua non è un diritto ma un privilegio.
Il progetto nasce in collaborazione con una rete di ricamatrici locali e si inserisce nella ricerca dell’artista, che recupera tessuti industriali e materiali di scarto per trasformarli in superfici narrative. Le opere riflettono su globalizzazione, consumo e disuguaglianze tra Nord e Sud del mondo, proponendo una riappropriazione poetica e politica del residuo.
In mostra anche lavori della serie O Fardo / Vestir Memórias, realizzati con sacchi utilizzati per il trasporto di abiti usati dall’Europa all’Africa: materiali che diventano strumenti di critica sociale ed ecologica.
Domenica 1° marzo il public program entra nel vivo con il workshop partecipativo «EmpowerED. Esercizi di disapprendimento decoloniale» condotto da Marie Moïse, dedicato al contrasto delle discriminazioni sistemiche nei contesti educativi.
Nel pomeriggio, all’Auditorium di Piazza Libertà, il filosofo della scienza Telmo Pievani e l’ingegnere Juan Carlos De Martin dialogheranno nel talk «Chi educa chi nell’era dell’AI?», dedicato all’impatto dell’intelligenza artificiale sulla conoscenza e sulle asimmetrie di potere. Al centro, la possibilità di trasformare gli algoritmi in strumenti di emancipazione anziché di controllo.
Nei mesi successivi sono previsti incontri con Maria Nadotti sul pensiero di bell hooks, un laboratorio del collettivo Ippolita sull’autodifesa digitale, un workshop di microsillons dedicato a Paulo Freire e un Film Program in collaborazione con Lab 80 film e l’Università degli Studi di Bergamo. Con «Pedagogia della Speranza», la GAMeC rilancia il museo come laboratorio civico: un luogo in cui arte e educazione si incontrano per immaginare nuove forme di cittadinanza attiva.
La GAMeC ha anche presentato il volume «An Orobic Journey. Migratory Restlessness, Community, and Multispecies Geographies», estensione editoriale di Pensare come una montagna – Il Biennale delle Orobie 2024-25. Curato da Valentina Gervasoni e Lorenzo Giusti e pubblicato da Lenz, il libro raccoglie saggi, conversazioni e narrazioni visive che rileggono la montagna come lente per ripensare contemporaneità, ecologia e comunità, intrecciando ecocritica, antropologia, geografia e pratica artistica.
Contestualmente il museo lancia la nuova APP, sviluppata da Hidonix Industries con il sostegno di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo. Mappe interattive, traduzioni multilingua, videoguide in LIS, audiodescrizioni e riconoscimento automatico delle opere rendono l’esperienza più accessibile, sostenibile e partecipativa, anche da remoto e offline, rafforzando il legame tra arte contemporanea e comunità.
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