Bergamo patria di brevetti: 2mila in 16 anni. Meccanica e trasporti accendono le idee
IL REPORT CAMERALE. L’annata più prolifica nel post Covid (2021) con 143 domande presentate all’Ufficio europeo. Zambonelli: «Le imprese orobiche fanno sempre più ricorso a strumenti di tutela della proprietà industriale».
Lettura 1 min.Dalla meccanica ai trasporti, ma non solo: in 16 anni sono state quasi 2mila le domande di brevetto europeo riconducibili a richiedenti della nostra provincia: nel 95% dei casi, la domanda è arrivata da imprese. È il segno di una costante spinta all’innovazione e di un bagaglio di conoscenze che si traduce in applicazioni concrete. È quanto si ricava da uno studio di Unioncamere, che ha rielaborato le informazioni dell’Ufficio europeo dei brevetti sulle istanze presentate tra il 2008 e il 2023.
Osservando la serie storica, la tendenza è quella di una crescita: il minimo annuo risale al 2015, con 82 richieste, mentre il picco è stato toccato nel 2021, con 143 domande, e nel 2023 (l’ultimo anno rendicontato) ne sono state censite 138. Guardando all’annualità più recente, Bergamo si colloca al terzo posto tra le province lombarde dopo Milano (698 domande nel 2023) e Brescia (162); nell’intera regione si è raggiunta quota 1.494 (Bergamo vale il 9,2% del totale).
La Camera di commercio di Bergamo ha approfondito questi numeri, evidenziando un «forte legame tra attività brevettuale e specializzazione manifatturiera del territorio». Sempre in relazione al 2023, ad esempio, 65 delle 138 domande bergamasche (il 47%) hanno riguardato le tecnologie meccaniche e dei trasporti, seguite dalle tecnologie chimiche e farmaceutiche, con 24 pratiche.
Ma ci sono anche le «Key enabling technologies», con 23 domande relative a tecnologie di produzione avanzate e due alle tecnologie dei materiali avanzati; 10 sono invece quelle nell’ambito delle tecnologie green, tra gestione dei rifiuti (cinque), trasporti (due), immagazzinamento dell’energia (due) ed energie alternative (una).
«Gli ultimi dati disponibili sulla brevettazione europea ci consentono di comprendere più da vicino le caratteristiche dell’innovazione del territorio, la quale è chiaramente riconducibile alle imprese e riguarda le tecnologie meccaniche e dei trasporti, che sono le nostre specializzazioni produttive – osserva Giovanni Zambonelli, presidente della Camera di commercio di Bergamo -. Le imprese bergamasche fanno sempre più ricorso agli strumenti di tutela della proprietà industriale previsti dall’ordinamento europeo, un’evidenza che rende conto dell’impegno della Camera di commercio e di Bergamo Sviluppo, il cui ruolo si è evoluto da una funzione prevalentemente amministrativa a un servizio strutturato di sensibilizzazione, accompagnamento e assistenza, capace di supportare le imprese nella valorizzazione del proprio patrimonio di innovazione».
Di pari passo, il ventaglio della proprietà industriale si allarga anche in altre direzioni. Ancora nel 2023, all’Euipo (l’Ufficio dell’Ue per la proprietà intellettuale) i marchi europei riconducibili al territorio bergamasco sono cresciuti di 37 unità in 12 mesi (da 253 a 290), mentre i disegni e i modelli comunitari di 132 unità (da 260 a 392). «Il ricorso ai diversi strumenti della proprietà industriale - sottolinea il report camerale - restituisce un quadro più ampio delle strategie di tutela adottate dalle imprese: dalla tecnologia al design, fino all’identità e alla riconoscibilità commerciale dei prodotti».
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