Satelliti connessi per la banda ultra larga: anche Bergamo nella sperimentazione

LOMBARDIA. Telespazio e Fastweb hanno migliorato la rete Internet collegando fibra, frequenze radio e antenne. Il sottosegretario Butti: «Modello da replicare nel Paese. Così contrastiamo lo spopolamento delle aree remote».

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C’è anche Bergamo tra i territori che hanno fornito dati e riscontri sulla sperimentazione di connettività satellitare promossa dal Dipartimento per la trasformazione digitale, Regione Lombardia e Aria (azienda regionale per l’innovazione e gli acquisti), nell’ambito della Strategia nazionale per la Banda ultra larga.

Il bando

Per comprendere quali risultati siano stati presentati lunedì 21 settembre dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessio Butti; dal sottosegretario alla Presidenza Regione Lombardia Ruggero Inverinizzi; dall’assessore ai Trasporti e mobilità sostenibile Franco Lucente e dal presidente di Aria Marco Ambrosini, occorre riavvolgere il nastro fino a gennaio 2025 quando, sulla piattaforma Sintel, è stato pubblicato il bando di gara per il servizio di connettività con sperimentazione satellitare per connessioni a Banda ultra-larga. In sintesi, si voleva trovare una soluzione al problema delle cosiddette aree grigie o bianche del Paese, ovvero quei comuni troppo isolati, impervi o commercialmente non interessanti per essere raggiunti da una buona connessione internet. L’idea di partenza prevedeva l’utilizzo del satellite come collegamento di trasporto tra le reti locali e la rete nazionale terrestre.

Il piano di Musk

Il bando, però, usciva nelle settimane in cui Elon Musk e la sua Starlink avevano dimostrato un crescente interesse al sistema di telecomunicazioni nazionali e la Lombardia sembrava una porta d’accesso ideale per favorire un piano di espansione dell’imprenditore americano. Invece, ad aggiudicarsi la gara è stato il raggruppamento formato da Fastweb e Telespazio (gruppo Leonardo) con l’utilizzo di una soluzione di connettività satellitare ibrida multi-orbita, appositamente reingegnerizzata per l’integrazione con le reti di telecomunicazioni terrestri esistenti e il supporto scientifico dell’Università di Pavia.

«Voglio dirlo subito per dissipare dubbi, i satelliti di Starlink sono stati usati nella misura dell’accordo commerciale esistente fra questa società e Telespazio, accordi che non presumono in alcun modo che Starlink sia entrata in possesso dei dati degli utenti» ha voluto sottolineare il sottosegretario Butti, che ha anche aggiunto come la fibra «resti il canale principale per la connettività» ma, un sistema di navigazione internet efficace, è uno strumento per «intervenire contro lo spopolamento».

Otto mesi di test

Complessivamente il Dipartimento ha destinato all’iniziativa 5 milioni di euro, con un contributo regionale di 1,5 milioni. La campagna è stata svolta da febbraio a settembre, interessando 10 punti di raccolta fisici e 39 configurazioni di «borgo virtuale», dove è stato riprodotto il traffico di una comunità connessa. Sono stati simulati fino a 100 utenti contemporanei, impegnati in attività come navigazione web, streaming, videoconferenze, servizi cloud, telefonia e gaming. Oltre a Bergamo nella sperimentazione sono rientrate alcune aree di Milano e Brescia, Sondrio, Ponte di Legno, Eupilio nel comasco, Corte de Frati in provincia di Cremona, Moglia nel mantovano, Montalto Pavese in provincia di Pavia. Qui la velocità di download oscillava tra 216 e 515 Mbps e di upload tra 33 e 91 Mbps. Il borgo virtuale bergamasco, il cui Punto raccolta rete di accesso (Prra) di riferimento era ad Azzano San Paolo, è risultato una delle sette aree con i riscontri migliori.

«Ora vogliamo confrontarci con gli operatori per definire le condizioni tecniche ed economiche che consentano di replicare questo modello nel Paese, con requisiti chiari di qualità e sicurezza» ha commentato Butti. «La tecnologia satellitare può rappresentare una risposta immediata e straordinaria per azzerare il divario digitale nelle aree geografiche ancora scoperte del nostro territorio» ha aggiunto Inverinizzi, mentre Lucente ha sottolineato come l’obiettivo sia consentire «a cittadini e sistema produttivo di poter godere di servizi digitali di qualità in ogni luogo, anche il più remoto».

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