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I DATI. Confcommercio Bergamo analizza i dati del primo semestre 2026: il saldo resta positivo tra aperture e chiusure per 110 attività in città e provincia.
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Il terziario bergamasco tiene, ma cambia pelle. Nei primi sei mesi del 2026 il saldo tra aperture e chiusure resta positivo per 110 attività, grazie però esclusivamente alla crescita dei servizi. Il commercio tradizionale continua invece a perdere terreno, mentre anche la ristorazione attraversa una trasformazione strutturale: diminuiscono i bar, aumentano catering e formule più organizzate.
È la fotografia scattata da Confcommercio Bergamo sul primo semestre dell’anno. Nel capoluogo il saldo complessivo è di +19 imprese, con 214 aperture e 195 cessazioni. In provincia il bilancio sale a +91, risultato di 1.155 nuove attività e 1.064 chiusure.
A Bergamo città i servizi registrano 133 aperture e 74 chiusure, con un saldo di +59. Il commercio non alimentare perde invece 32 attività, l’alimentare tre e il commercio su area pubblica cinque. Somministrazione e ricettività sono in perfetto equilibrio, con 38 aperture e altrettante cessazioni.
Ancora più marcata la distanza in provincia: i servizi mettono a segno un saldo di +317, mentre il commercio non alimentare perde 85 attività, quello alimentare 34 e gli ambulanti addirittura 88. Negativo anche il saldo di somministrazione e ricettività, a -19.
Per Confcommercio si tratta di una trasformazione ormai strutturale: arretrano negozi e attività tradizionali, mentre crescono consulenza, servizi alle imprese e alla persona, logistica e attività digitali. Una dinamica che, soprattutto nei centri minori, alimenta il timore di una progressiva desertificazione commerciale.
Particolarmente significativo il quadro della ristorazione. Il comparto bergamasco conta 7.063 attività tra sedi e unità locali. La ristorazione in senso stretto rappresenta il 51,9%, con 3.668 imprese, mentre i bar sono 2.938, pari al 41,6%. Altre 405 attività operano nella fornitura pasti e nel catering.
Nel primo semestre il settore registra una lieve flessione, -0,3% rispetto alla fine del 2025, ma è il confronto con il 2019 a mostrare il cambiamento più profondo. In sette anni sono scomparsi 494 bar (-14,4%), mentre la ristorazione è cresciuta del 2,4%, con 87 attività in più. Ancora più evidente il balzo di mense, fornitura pasti e catering: +41,1%, pari a 118 imprese.
«Non siamo davanti a una crisi passeggera, ma a un riposizionamento del settore», sottolinea Diego Rodeschini, presidente Fipe Confcommercio Bergamo. Costi più alti, smart working e nuove abitudini di consumo rendono più fragile il bar tradizionale, mentre il mercato premia specializzazione, asporto, catering ed eventi.
«Un terzo delle attività è oggi costituito da società di capitali e questo dimostra che per sopravvivere in questo nuovo scenario serve una struttura manageriale solida», osserva Oscar Fusini, direttore di Confcommercio Bergamo. «La ristorazione bergamasca sta passando da un modello basato quasi esclusivamente sull’imprenditoria familiare a un sistema che richiede veri e propri investimenti aziendali».
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