Campo largo, le primarie e la tattica di logoramento con la data delle elezioni
ITALIA. Se la sinistra continua a litigare sul «come» e sul «se», e non si decide, si indebolisce da sola, pur essendo la favorita nei sondaggi.
Lettura 2 min.Il campo largo non ha ancora presentato il suo programma e non ha nemmeno deciso se e come fare le primarie per decidere il suo candidato premier. Se si votasse domani, sarebbe del tutto impreparato. L’unica cosa certa è che i leader dei due partiti sono fortissimamente intenzionati a vincere la gara per la candidatura.
Conte e Schlein
Gli ultimi discorsi di Conte e Schlein sono stati chiarissimi da questo punto di vista. Ma nello stesso tempo hanno fatto emergere divaricazioni importanti che, stando così le cose, di per sé impedirebbero di formulare un programma comune di politica estera ossia di ciò che oggi, con le guerre in corso, è la cosa più importante di tutte. Elly Schlein alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia è stata tanto esplicita sulla propria candidatura quanto polemica con quegli esponenti del Pd che preferirebbero non si candidasse temendo che Giuseppe Conte possa batterla. Lei non ha dubbi: visto che Conte non accetta il criterio anglosassone per cui è automaticamente candidato di tutti chi rappresenta il partito maggiore, bene, si vada alla conta e vediamo che succede: lei è pronta al duello al femminile con Meloni. Nello stesso discorso ha anche ribadito che il Pd non cambierà idea sul sostegno all’Ucraina. Certo, è contraria alle nuove spese per il riarmo, opta per la difesa europea (che tanto, chissà se mai si farà) ma su Kiev i democratici non cambiano idea. Peccato che dall’altra sponda dell’Italia, a Marina di Pietrasanta, Conte ha detto che lui un accordo su queste basi non lo firmerà mai: basta armi e aiuti all’Ucraina «perché questo ci porta alla Terza guerra mondiale», e poi la linea la decide chi vince le primarie.
Messa in questi termini è vero che raggiungere un accordo è impossibile, a meno di scrivere qualche frase vuota di significato destinata a saltare alla prima prova dei fatti. Il guaio di Schlein è che non pochi del suo partito (cioè molti di quelli che stanno intorno a lei, e forse lei stessa) la pensano come Conte e non certo come la corrente interna dei riformisti. La delegata giovanile del Pd è arrivata a dire in pubblico che in caso di guerra lei organizzerà i disertori (e «il sacro dovere della difesa della Patria» stabilito dalla Costituzione?). Neanche un machiavellismo di Matteo Renzi potrebbe risolvere la questione: ma di Renzi al momento a Elly interessa soprattutto l’appoggio alla sua candidatura, raggiunto dopo un accordo con Franceschini e Bettini.
La tattica di logoramento
In tutto ciò si cala la tattica di logoramento che Giorgia Meloni sta conducendo ai danni del campo largo sulla data delle elezioni. In questi ultimi tempi da Palazzo Chigi e anche attraverso la voce del presidente del Senato La Russa, sono uscite voci contraddittorie sulla data delle elezioni. Prima si è fatto capire che si potrebbe andare a votare in primavera, dopo la Finanziaria e la fatidica data del 18 aprile, giorno in cui i parlamentari maturano il diritto alla pensione. Poi (La Russa) si è detto che «c’è tantissimo ancora da fare» e quindi si potrebbe andare fino alla fine, cioè ottobre. «Il governo non scappa» ha ripetuto Meloni.
Insomma, che vogliono fare? Vogliono cercare di prendere il campo largo impreparato, ecco. Certo, il presupposto è che il Melonellum, che prevede l’indicazione del candidato premier, venga approvato. L’ideale allora sarebbe indire le elezioni a breve prima che la sinistra abbia finalmente scelto il suo capo nei gazebo. Viceversa, se il Melonellum inciampasse un’altra volta alla Camera, si potrebbe rimandare di diversi mesi, a primarie fatte, per mettere il candidato premier sul girarrosto.
Intanto bisogna vedere che succederà alla Camera dopo il voto finale del Senato sulla riforma elettorale, poi si potranno fare un po’ di conti. Ma certo se la sinistra continua a litigare sul «come» e sul «se», e non si decide, si indebolisce da sola, pur essendo la favorita nei sondaggi.
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