Che miseria la proposta dei soldi per un voto

MONDO. Ai cari vecchi tempi c’erano alcuni dei nostri politici, o aspiranti tali, che distribuivano pacchi di pasta o scarpe spaiate (l’altra a urne chiuse) ai potenziali elettori.

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Oggi, tanti decenni dopo e con l’intelligenza artificiale che ci schiude infinite possibilità, abbiamo Donald Trump che promette 5mila dollari a ogni americano che, alle elezioni di metà mandato del prossimo 3 novembre, voterà per il Partito repubblicano. Una bella sommetta: considerati i 270 milioni di americani in età di voto, si tratta di 1.350 miliardi di dollari. Nulla, però, che possa spaventare il presidente che durante il suo primo mandato (2017-2021) fece crescere il debito pubblico di quasi 8 mila miliardi e che a metà del secondo l’ha appena serenamente accompagnato oltre la soglia dei 40mila miliardi.

Trump, d’altra parte, ripete senza sosta che l’economia americana non è mai andata così bene, quindi non c’è problema. È vero che non tutti i dati gli danno torto: il Pil Usa continua a crescere a ritmi non entusiasmanti ma migliori di quelli dell’Europa, in agosto gli occupati sono cresciuti di 162mila unità (e tra giugno e luglio i nuovi posti di lavoro sono stati 55mila più di quelli preventivati), la disoccupazione è ferma al 4,1%, i salari un poco poco crescono e così via. Non c’è statistica, però, che possa nascondere il grottesco della proposta di Trump.

Anzi. Ci sono statistiche che lo rivelano appieno. Per esempio quella elaborata da MyPerfectResume e intitolata Salary needed to live Middle Class, il salario necessario per fare una vita da classe media. In soldoni, per fare una vita da classe media (e lo dice l’incrocio delle ricerche del MIT, del Bureau of Economic Analysis e del Bureau of Labor Statistics) un single adulto deve portare a casa 105mila dollari l’anno. E stiamo parlando di un agiato borghese, non di un ricco o riccone. Difficile che i 5mila di Trump possano bastare a comprare il suo voto. A chi si rivolge, quindi, il presidente? Chi cerca di allettare con quell’offerta?

Su chi può fare breccia

Quelli, ovviamente, per i quali 5mila dollari sono interessanti. Ovvero quel 32% delle famiglie americane (famiglie, non single) che, secondo lo U.S. Census Bureau, vivono con 50mila o poco più dollari l’anno. Queste si trovano soprattutto negli Stati rurali e del Sud oppure nelle sacche meno privilegiate delle aree urbane. Sono le famiglie che l’inflazione al consumo (3,7%) dell’economia trumpiana lentamente impoverisce o comunque inchioda in quella condizione. Nei loro confronti la proposta denaro-per-voto risulta quindi quasi un ricatto. E poi ci sono le famiglie dei lavoratori immigrati, spesso con componenti in situazioni irregolari e quindi bersaglio della stretta trumpiana, che ad agosto 2026 ha già portato all’espulsione di oltre 350 mila persone. Cinquemila dollari non sono pochi in casi come questi. Ma il senso di miseria morale e politica che ne esce è quasi soffocante.

Le rivalità tra democratici

E parlando di politica: l’idea di organizzare una specie di convention repubblicana come se si trattasse di rivotare per la presidenza, in modo da offrire un grande palco a Trump e alle sue proposte, contando su una (improbabile) ricomparsa del carisma che lo ha portato due volte alla Casa Bianca, non sa già un po’ di panico, di paura di perdere il controllo della Camera o del Senato o addirittura di entrambe e diventare così la più classica delle «anatre zoppe», il termine che negli Usa designa il presidente costretto a governare per decreto ma impossibilitato a legiferare? Gli indici di approvazione di Trump oscillano tra basso e molto basso e bisogna dire che, anche in questo caso, The Donald ha fatto tutto da solo. I democratici sono semi-paralizzati dalla rivalità interna tra i notabili clintoniani e obamiani e i liberal alla Bernie Sanders o Alexandria Ocasio-Cortez. Ma cercare di evitare agli americani qualunque forma di sobrietà (il prezzo massimo della benzina è stato toccato nel 2022: pari a 1,12 euro al litro) recuperando un atteggiamento imperialista all’estero non sempre funziona: con il Venezuela è andata bene, per esempio, ma con l’Iran no. E quando si vive la politica come una scommessa sarebbe meglio ricordare che a volte si può anche perdere.

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