Democrazie ed efficienza: i potenti senza potere

MONDO. In un recente editoriale, l’ex presidente della Camera Luciano Violante si pone il problema di «far funzionare la democrazia per salvarla». Un’affermazione molto forte che pone al centro la scarsa efficienza dei processi decisionali in molti Paesi di grandi tradizioni democratiche.

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Scarsa efficienza che diventa scarsa efficacia, nel senso che molte cose avvengono così lentamente e con fatica, che si arrestano per desistenza o passaggio delle consegne o giungono al traguardo quando servono meno o non più. La riflessione fa venire in mente il saggio politico «Il potere dei senza potere» scritto dal drammaturgo e dissidente ceco Václav Havel nel 1978. L’opera analizza la natura dei regimi comunisti dell’Europa dell’Est ed è stato il manifesto della resistenza pacifica contro il totalitarismo sovietico del Novecento. Il testo spiega come i singoli cittadini, pur privi di cariche pubbliche o forza militare, ovvero «senza potere» abbiano la capacità di scardinare un sistema oppressivo («con potere») semplicemente rifiutandosi di collaborare con le sue bugie.

La partecipazione alle urne

Lo scritto, di quello che poi è diventato il presidente della «nuova Cecoslovacchia» (a seguito della cosiddetta rivoluzione di velluto) e della Repubblica Ceca dopo la divisione con la Slovacchia, merita di essere citato dopo l’intervento di Violante e ascoltando i commenti sul declino nell’affluenza alle urne delle recenti elezioni amministrative. Per quanto il tasso di partecipazione si sia attestato al 60% (poco sopra il ragguardevole 59% del referendum sulla giustizia di pochi mesi fa), si è rimasti sotto di ben 5 punti rispetto alle precedenti consultazioni amministrative. E stiamo parlando di scelta dei sindaci, quindi di rappresentanti per definizione vicini e conoscitori dei problemi dei cittadini, indipendentemente dalle loro qualità. Si ipotizza allora che la disaffezione crescente dei cittadini sia dovuta alla percezione che gli eletti possano fare poco, alla prova dei fatti, per risolvere i problemi. Ricordando che alle ultime elezioni politiche del 2022 si è raggiunto il minimo storico di partecipazione al voto, meno del 64%, a fronte del 73% delle precedenti politiche del 2018, potremmo parafrasare Havel e discutere dei «potenti senza potere» per indicare appunto l’impossibilità degli eletti (titolati del potere dai cittadini) di incidere sui destini della società.

L’autosufficienza energetica

Cerchiamo di capirlo con esempi legati all’attuale congiuntura e guardiamo ai temi dell’energia e delle infrastrutture. La crisi di Hormutz, alla buon’ora, ci spinge alla ricerca dell’autosufficienza energetica, che vuol dire per l’Italia rinnovabili e nucleare. Ma oggi risulta impossibile costruire un impianto nucleare a partire dalla scelta di dove ubicarlo. Dal primo referendum sul nucleare del 1987, che bloccò i piani relativi in Italia, dopo 50 anni, non abbiamo ancora individuato dove allocare le scorie prodotte dall’attività dei pochi impianti esistenti fino al referendum. Sulle rinnovabili, molte richieste sono in attesa di autorizzazione. La regione più ventosa d’Italia, la Sardegna, ha recentemente bloccato («temporaneamente») la costruzione di nuovi impianti eolici sul 99% del suo suolo dichiarato «non idoneo». Lo Stato ha impugnato la delibera regionale e oggi siamo in attesa di pronunciamento giuridico. Intanto tutto è fermo. Sulle infrastrutture, basti qualche esempio. Senza scomodare il Ponte sullo Stretto, la Pedemontana lombarda è di là dall’essere completata da 20 anni. Persino sostituire il ponte San Michele a Paderno, costruito tra il 1887 e il marzo 1889, sembra un’impresa improba. Nel suo collaudo del maggio 1889, «L’Eco di Bergamo» disse che il treno era passato alla velocità vertiginosa di 45 km/h. Oggi la velocità dei treni è aumentata oltre la «vertigine» dell’epoca ma ancora di più si sono allungati i tempi decisionali e approvativi. E, si badi bene, anche solo per sostituirlo.

La presidente del Consiglio, in occasione della recente assemblea di Confindustria, ha definito l’assetto europeo attuale un «gigante burocratico» e ha esortato l’Europa a fare meno e meglio e lasciare alle nazioni quello che le stesse sanno fare meglio dell’Europa.

La presidente del Consiglio, in occasione della recente assemblea di Confindustria, ha definito l’assetto europeo attuale un «gigante burocratico» e ha esortato l’Europa a fare meno e meglio e lasciare alle nazioni quello che le stesse sanno fare meglio dell’Europa. Può essere uno stimolo anche per chiedersi, se lato nostro di nazione, sappiamo mettere a terra le cose importanti per il nostro futuro e il rilancio della tanto agognata crescita economica. Diversamente, scapperemmo da un gigante per passare nelle mani di un altro gigante. Sempre burocratico si intende.

La democrazia disfunzionale

Se il detto di Havel spiega come si sono superati i totalitarismi dell’Est Europa, il non potere dei soggetti con potere o, come dice Violante la «democrazia disfunzionale» può distruggere le nostre conquiste per consunzione. Non vorremmo che la disaffezione crescente dei cittadini portasse a dire che si è esaurita «la spinta propulsiva» del dopo Guerra e della democrazia nata dopo il fascismo. E questo aprisse la strada a nuove preoccupanti avventure. Sarebbe un salto nel buio e nel vuoto.

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