Favorire il lavoro sul resto
MONDO. Le proteste in Francia e le manifestazioni in Spagna hanno riacceso il dibattito sul tema delle disuguaglianze nella società.
Lettura 2 min.L’elemento comune delle contestazioni è la richiesta di un maggiore intervento pubblico di chi chiede migliori scuole o un abitare economicamente accessibile. La discussione vede due posizioni a confronto: quella espressa dallo scrittore Gianrico Carofiglio e quella dell’ex consigliere del presidente Reagan, l’economista Arthur Laffer.
Il primo in un suo articolo sostiene che «le società insopportabilmente ingiuste tendono a diventare violente e perdono la democrazia un pezzo alla volta». L’idea è che se la «prosperità» non è condivisa si scivola verso posizioni estreme. Serve, dunque, una «redistribuzione» che non si limiti al distribuire di nuovo quello che è prodotto dal mercato (il reddito) ma vada oltre. Non basta il già esistente fisco progressivo ma occorre «mettere in moto meccanismi sani ed etici di equità, dignità e prosperità condivisa». Come questo si debba tradurre sul piano della proposta non è però esplicitato.
Il secondo, Laffer, noto per la sua omonima curva che sostiene come oltre una certa soglia di tassazione, ciò che lo Stato può ottenere diminuisce perché viene meno l’incentivo a fare è, viceversa, risoluto e di segno contrario: «L’obiettivo dovrebbe essere di rendere ricchi i poveri e non poveri i ricchi». Egli sostiene come la disuguaglianza sia un problema quando significa «povertà»: «Se la riduci rendendo più ricche le persone che hanno meno, va benissimo; ma se la riduci rendendo più poveri quelli che hanno di più danneggi entrambi».
Laffer suggerisce una tassazione che abbia una base ampia e un’aliquota bassa, perché in tal modo si riduce l’incentivo a cercare deduzioni, esenzioni e scappatoie varie. Entrambe le posizioni, sul piano pratico, lasciano aperto il problema.
Le persone devono mantenere voglia di fare e motivazione. Attitudini che non solo non sono uguali in tutti i cittadini ma possono venir meno con politiche inique
Giustamente Carofiglio, ad esempio, si chiede «ma chi decide che cos’è indispensabile», per cui in assenza si è poveri? E aggiunge il tema spesso dimenticato della povertà relativa, quella che esclude chi la subisce per vergogna dalla vita collettiva. Resta il fatto che oggi in Europa si ha la percezione che il bicchiere, ancorché mezzo pieno, si stia svuotando. Che è la cosa che spiega perché alcuni Paesi più poveri di noi sono più «felici», per il fatto che vedono il bicchiere che si riempie pur non essendo ancora mezzo pieno. Mancano nella discussione i punti di partenza, ovvero i numeri che definiscono il perimetro di azione. Primo fra tutti il livello raggiunto oggi dalla spesa pubblica in Europa.
Welfare e pressione fiscale
Dal 2008 essa è salita dal 46,8% del Pil al 49,1%. In Italia, era del 47,8% ed è ora oltre il 50%. La gran parte è alimentata dalla fiscalità. E restando da noi, la pressione fiscale è giunta lo scorso anno al record del 43,1%, grazie a un numero maggiore di persone che lavorano e non tanto per maggiori aliquote. La differenza che resta con la spesa si spiega nel deficit di bilancio (chiamarlo «scostamento» come si usa oggi non rende l’idea che sia nuovo debito). Questi numeri devono essere il punto comune a tutte le posizioni.
Ne segue che la risposta a Carofiglio non può essere un ulteriore aumento della pressione fiscale o altro debito pubblico. Al tempo stesso, anche per Laffer i margini di azione sono minimi perché nella relazione tra minore tasse e più crescita, le tasse si tagliano facilmente subito mentre la crescita arriverà. Come se ne esce? Tenendo conto di quanto sopra e di un altro fatto. Occorre favorire il lavoro su tutto il restoa parità di pressione fiscale complessiva. E oggi il lavoro è super tassato, se si pensa che anche i contributi previdenziali pagano le pensioni di oggi e non quelle di domani. E occorre farlo anche ricordando che le persone devono mantenere voglia di fare e motivazione. Attitudini che non solo non sono uguali in tutti i cittadini ma possono venir meno a tutti con politiche inique. Teniamo allora insieme la comunità ma senza far perdere la voglia di fare alle persone che più contribuiscono alla stessa. Altrimenti avremo meno prosperità senza avere più uguaglianza.
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