Gli autocrati dilagano, l’Europa sia baluardo

MONDO. C’è una parola che negli ultimi anni è tornata a occupare il centro della scena mondiale: la paura. Paura della guerra, anzitutto. Ma anche paura dell’instabilità economica, delle crisi energetiche, dell’inflazione, delle migrazioni incontrollate, del terrorismo, delle pandemie e persino delle nuove tecnologie fuori controllo.

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Dopo decenni in cui il mondo aveva creduto che globalizzazione e commercio avrebbero garantito pace e cooperazione, ci troviamo oggi davanti a un mondo frammentato, nervoso, armato e sempre più guidato da leader autoritari.

Dalla Russia alla Cina, passando per l’Iran, la Corea del Nord e molte altre realtà regionali, cresce il peso di governi che concentrano il potere nelle mani di pochi uomini, riducono gli spazi democratici e alimentano una narrazione fondata sul conflitto permanente. Ma sarebbe un errore pensare che il problema riguardi soltanto questi Paesi. Trump ha di fatto instaurato un regime che ha messo in secondo piano tutti i principi su cui si è fondata la democrazia americana. Ciò ha fatto sì che anche nelle democrazie occidentali si diffonda una cultura politica più aggressiva, fondata sulla ricerca del nemico. Da questo punto di vista la guerra in Ucraina ha segnato uno spartiacque. Ha cioè dimostrato che anche in Europa i rapporti internazionali non sono più regolati soltanto dal diritto o dalla diplomazia. Nel frattempo, il Medio Oriente continua a vivere una spirale di violenza senza soluzione, mentre la tensione tra Stati Uniti e Cina cresce ogni mese attorno a Taiwan, al controllo delle tecnologie strategiche e alla leadership economica globale.

Dalla Russia alla Cina, passando per l’Iran, la Corea del Nord e molte altre realtà regionali, cresce il peso di governi che concentrano il potere nelle mani di pochi uomini, riducono gli spazi democratici e alimentano una narrazione fondata sul conflitto permanente

In questo quadro, il rischio più grande è l’abitudine. Ci stiamo lentamente abituando all’idea che la guerra sia normale e inevitabile e che la forza conti più della cooperazione. La storia insegna che quando le società perdono fiducia nelle istituzioni democratiche e nella possibilità del dialogo, è quello il momento in cui avanzano gli autocrati, perché offrono risposte semplici a problemi complessi. Promettono ordine, identità, sicurezza. Parlano alla rabbia delle persone. E sfruttano un elemento nuovo e potentissimo: la comunicazione digitale. I social network hanno accelerato la diffusione della propaganda, della disinformazione e delle emozioni collettive. La politica si è trasformata spesso in uno scontro permanente, dove prevalgono gli slogan e non il ragionamento.

Anche l’economia mondiale sta pagando un prezzo alto. Le grandi potenze stanno tornando a proteggere le proprie industrie, a limitare gli scambi strategici e a costruire blocchi economici contrapposti. Questo significa più costi, meno crescita e maggiore instabilità.

Le democrazie restano sistemi più forti di quanto spesso immaginiamo, perché possiedono una capacità che gli autoritarismi non hanno: quella di correggere i propri errori

Eppure, sarebbe sbagliato cedere al pessimismo. Le democrazie restano sistemi più forti di quanto spesso immaginiamo, perché possiedono una capacità che gli autoritarismi non hanno: quella di correggere i propri errori. Ma per farlo servono anzitutto classi dirigenti più serie e meno ossessionate dal consenso immediato. La politica deve tornare a spiegare la complessità, invece di inseguire ogni giorno la polemica del momento. Servono investimenti nella scuola, nella ricerca, nell’informazione di qualità. Una società più istruita è anche una società meno manipolabile.

Il ruolo dell’Europa

L’Europa, in particolare, ha davanti una responsabilità enorme. Se saprà rafforzare la propria unità, potrà diventare uno dei pochi spazi mondiali capaci di difendere insieme libertà, welfare e democrazia. Il mondo attraversa una delle fasi più difficili dalla fine della Guerra fredda. Ma è proprio nei momenti più instabili che diventa decisiva la qualità delle idee, della politica e della leadership. La pace nasce dalla capacità di costruire istituzioni credibili, economie più giuste e cittadini consapevoli. Gli autocrati avanzano quando le democrazie smettono di credere in sé stesse.

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