I migranti come pacchi, L’Europa che non c’è

MONDO. Sette Paesi europei (Germania, Svizzera, Austria, Svezia, Finlandia, Olanda e Irlanda) hanno dichiarato l’intenzione di rinviare «dublinanti» verso l’Italia, nel rispetto delle norme ribadite dal Patto Ue su migrazione e asilo, entrato in vigore il 12 giugno scorso e redatto secondo logiche rigidamente securitarie.

Lettura 2 min.

I «dublinanti» sono persone richiedenti asilo che, dopo avere presentato domanda di protezione nel primo Paese in cui sono stati identificati in base alle procedure del Regolamento di Dublino del 2003 dell’Unione, si spostano, e fanno una nuova richiesta di asilo in un altro Stato, dopo «movimenti secondari» illegali. Sono almeno 80mila i migranti che negli ultimi tre anni il governo Meloni si è rifiutato di riaccogliere, 10mila se si fa riferimento alle oltre 24mila richieste di trasferimento di dublinanti registrate da Eurostat nel 2025. La vicenda mette in luce due evidenze: la prima è che da anni il 60% di chi sbarca nel nostro Paese cerca poi di raggiungere, spesso riuscendoci, Stati dell’Europa centrale e del Nord; la seconda riguarda la gestione dell’Ue contraria a una vera cooperazione necessaria per un fenomeno che ha dimensioni globali e che non può essere affrontato secondo logiche strettamente nazionali. La solidarietà fra Stati del resto è mancata anche nella tragedia di Ceuta, innanzitutto tragedia perché un centinaio di persone, fra le quali molti minorenni, sono annegate nel tentativo di raggiungere l’exclave spagnola dal Marocco. La risposta dell’Italia è stata la sospensione del trattato di Schengen con Madrid nonostante non un solo migrante abbia raggiunto la Spagna da Ceuta. Roma peraltro invoca invece aiuto quando ci sono picchi di sbarchi sulle nostre coste...

Le azioni degli Stati europei sono mosse da intenti politici: l’immigrazione è un tema da sempre sentito dalle opinioni pubbliche e cavalcato dalle destre estreme emergenti alle quali altre aeree politiche si adeguano nell’illusione di sottrarre consensi all’originale. Eppure non siamo di fronte a un’emergenza: secondo «Frontex» gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’Ue sono diminuiti del 37% nei primi sette mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, attestandosi a circa 61mila, un numero gestibile con umanità, senza ricorrere ad ulteriori derive securitarie. La vera emergenza continua invece ad essere il «cimitero Mediterraneo» con altri 1.600 morti da gennaio in naufragi senza soccorso.

Chi è impegnato in politica a difesa delle cosiddette «radici cristiane» dovrebbe conoscere i principi della Dottrina sociale della Chiesa. Intervenendo ieri al Meeting di Rimini, Papa Leone XIV ha ricordato che «prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone. Questa consapevolezza è al cuore del cristianesimo», invitando a liberare «la convivenza dal sospetto». Le politiche migratorie sono segnate invece proprio dal sospetto, equiparando il migrante a un pericolo solo per via del suo status e non delle azioni che compie, dimenticando che le responsabilità penali sono personali e mai collettive. Su questa certezza si fonda quella che con vanto definiamo «civiltà europea», dentro uno spazio che tratta invece i richiedenti asilo come pacchi da spostare da uno Stato all’altro. Esistono certamente problemi generati dalle immigrazioni, in particolare quando le persone vivono in strada e diventano preda del crimine: vanno affrontati con politiche specifiche, senza cedere a ingiuste e pericolose generalizzazioni. L’Europa ha scelto poi di esternalizzare le frontiere attraverso accordi con singoli Stati. Con la Libia ad esempio: a metà luglio la Camera preliminare della Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aja ha ordinato il processo per Al Buti, comandante della prigione di Mitiga, arrestato in Germania e collaboratore di quel Almasri che invece l’Italia liberò nonostante sia destinatario di un mandato di arresto della stessa Cpi.

I due fanno parte di un sistema sotto accusa dell’Onu da anni: arresti di migranti e detenzioni arbitrarie in luoghi illegali tra sovraffollamento, torture, estorsioni, lavoro forzato e, per le donne, molestie e stupri. Si può far finta di non sapere, oppure allargare lo sguardo per comprendere tutti i fattori in gioco nelle migrazioni per cercare risposte che non rinuncino ad essere umane e civili.

© RIPRODUZIONE RISERVATA