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ITALIA. La legge che Giorgia Meloni ha così fortemente voluto, adesso c’è.
Lettura 2 min.E il risultato del voto a scrutinio segreto è un punto a favore della compattezza della maggioranza dopo il capitombolo di luglio. Ma adesso bisogna capire se per il centrodestra insistere su questa riforma è stato un buon affare.
La domanda è giustificata dai sondaggi e dai non prevedibili giudici costituzionali cui le sinistre, tramite le Corti d’appello, da subito si rivolgeranno per cancellare quella che definiscono «legge truffa». Avendo tanto insistito per un premio di maggioranza «che desse garanzie di governabilità e stabilità», adesso il centrodestra non è affatto certo di arrivare primo al 42% nella gara delle coalizioni.
I sondaggisti ci dicono che il campo largo prevarrebbe, di poco ma prevarrebbe. Per superare questa spiacevole situazione Meloni ha una sola carta: allearsi da subito con Vannacci: la sola idea le fa venire l’orticaria per mille ragioni - interne, estere, personali, ideologiche, ecc. - ma è costretta a tenere aperta la porta che invece la Lega e Forza Italia vogliono assolutamente chiusa a doppio mandato. Si potrebbe presentare l’aiutino di Calenda ma rischia di essere numericamente troppo modesto. E questo è un primo problema che riguarda la coalizione che tenterà di rimanere al governo.
Poi c’è una questione che potrebbe riguardare tutti ma il campo largo in maniera particolare. Mettiamo che la Corte giudichi inappropriato un premio così ampio (consente di arrivare al 56% degli eletti) ma con una soglia tanto bassa, il 42% dei voti, appunto. La Consulta potrebbe cancellare del tutto come incostituzionale l’articolo. In quel caso avremmo una legge proporzionale quasi come nella prima Repubblica, quella cioè che prevede che ognuno faccia la propria corsa, prenda i voti che riesce a conquistare e poi in Parlamento si vede chi fa il governo.
Questo avrebbe un’immediata ripercussione sul campo largo, probabilmente fino alla sua dissoluzione. Conte andrebbe da solo sottraendosi ai compromessi sul programma (Ucraina) col Pd e soprattutto alla gara delle primarie con Schlein. In questo caso, dissolvendosi un’alleanza mai veramente nata ma sempre nascitura, ne dovrebbe trarre le conseguenze chi ad essa ha legato il proprio mandato di leader di partito, cioè Schlein «testardamente unitaria». Come si vede, le conseguenze della decisione della Corte sono comunque severe.
Ma attenzione, anche il centrodestra, svincolato dalla logica della coalizione obbligata dal premio, potrebbe sviluppare una corsa solitaria dei tre partiti, quella che a Forza Italia, con una certa inquietante sottigliezza definiscono «a tutto campo». Ecco, queste sono le ipotesi. Poi c’è da vedere le date. Ora si parla di voto a giugno che darebbe tutto il tempo dalla Corte di elaborare il suo verdetto e al Parlamento, nel caso, di fare le modifiche richieste. Ma mettiamo il caso che la Corte dica: per avere il 56% degli eletti ci deve essere una soglia come minimo del 45% o comunque più alta del 42. Nessuno, né la destra né la sinistra, potrebbe mai arrivarci. Ma questo potrebbe ringalluzzire il cosiddetto «partito trasversale del pareggio» che scommette su uno stallo tra i due fronti che potrebbe dar luogo o a un grande rimescolamento di carte o anche al consueto e mai tanto esecrato, «governo tecnico»…
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