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ITALIA. Joan of Arc è una delle più belle canzoni di Leonard Cohen, cantante e poeta canadese. Tutti sappiamo qualcosa di quella tragica vicenda.
Lettura 2 min.Giovanna, a sedici anni, decide di partecipare alla guerra contro gli inglesi, presentandosi al Delfino di Francia. Riesce a conquistare Orleans, ma le lotte interne al Regno la conducono al rogo a vent’anni.
La sua storia è l’emblema di una donna che ha il coraggio di porsi alla testa dell’esercito del suo Paese, sfidando pregiudizi e luoghi comuni. Il grande coraggio di Giovanna d’Arco nei momenti più difficili e pericolosi è un insegnamento della storia al quale può accostarsi - con le dovute differenze - la scelta, compiuta nei giorni scorsi, dalla segretaria del Pd. Nel suo intervento all’assemblea nazionale del Pd Elly Schlein si è dichiarata pronta a guidare le forze politiche del campo largo.
La presa di posizione appare, nell’intricata corsa alle primarie, un atto di coraggio e un segno di determinazione. Il Pd, forte del suo peso elettorale, ha le carte in regola per guidare gli alleati nella disputa elettorale. La scelta dimostra una precisa volontà e, soprattutto, il rifiuto dei patteggiamenti sottobanco. La «sfida di Elly» è ricca di incognite, ma sottolinea la determinazione di incalzare il governo sui maggiori problemi del Paese. Il fallimento del
i. Il proliferare di microscopici partitini disorienta gli elettori
governo è sotto gli occhi di tutti e, ancora più grave è il metodo della presidente del Consiglio: governare esautorando il Parlamento. Lo dimostra la settimanale grandine di decreti-legge che serve a nascondere le esigenze dei cittadini e a tappare i buchi dell’operato del governo. In questo contesto le forze di opposizione devono venir fuori dalla palude del proprio «particolare», ponendosi come alleate leali. Il proliferare di microscopici partitini disorienta gli elettori. Occorre misurarsi, avendo chiari i propri limiti di rappresentanza parlamentare e di incidenza effettiva nel contrasto delle decisioni del governo. A pochi mesi dalle elezioni il ruolo di ciascun partito (e dei suoi leader) va messo sulla bilancia. Ad esempio, è perlomeno bizzarra la pretesa di Conte di candidarsi a capo dell’esecutivo. Se la sinistra vincerà le elezioni, il presidente del Consiglio non potrà non essere la segretaria del Pd, perché il 20% del Pd prevale sul 12 dei 5stelle, sul piano matematico ma anche su quello della rappresentanza politica.
Per costruire in tempi stretti una solida alleanza in grado di battere l’attuale governo, i leader dei partiti della coalizione di sinistra devono dichiarare da che parte stanno senza ricorrere ad abusate manovre di sottobosco. Occorre mettere in soffitta le lamentele di circostanza e predisporre un adeguato programma di governo, che va illustrato con chiarezza agli elettori.
Non senza ragioni si potrebbe sostenere che la scelta della segretaria del Pd ha un reale margine di insuccesso. È possibile: ma è molto meglio agire che restare inerti ad assistere ai disastri di una destra incapace di risollevare le sorti di un Paese con problemi che in questo quadriennio l’attuale governo non ha affatto risolto. Elly Schlein ha scelto di rischiare, salendo a cavallo e mettendo da parte i cavilli di Giuseppe Conte. Il tempo stringe, le elezioni sono alle porte, occorre pensare al bene comune, non al proprio. Forse, in questo modo, si potrà vincere alle elezioni.
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