Le proteste in Ucraina fra storia e attualità

MONDO. La frattura fra chi vuole riportare la storia indietro, alle sfere di influenza a dominio moscovita, e chi crede che un’epoca nefasta si sia chiusa per sempre.

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Migliaia di persone sono scese in piazza in Ucraina, a Kiev e in altre città, per protestare contro la destituzione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov decisa dal presidente Volodymyr Zelensky. Giovane (35 anni) e stimato, Fedorov deve la sua popolarità anche all’attività che svolse privatamente: a soli 22 anni fondò un’agenzia digitale che ha contribuito alla modernizzazione tecnologica del Paese. Per le sue abilità nel settore, Zelensky lo volle come responsabile della comunicazione digitale per il suo partito nella campagna elettorale per le presidenziali del 2019 e poi ministro della Trasformazione digitale. In questo ruolo Fedorov fondò «Diia», applicazione statale che permette ai cittadini di gestire documenti d’identità, pratiche burocratiche e accedere ai servizi pubblici senza doversi spostare. Nel gennaio scorso la nomina a ministro della Difesa, il dicastero più importante nel Paese sotto invasione russa su larga scala dal 24 febbraio 2022. La popolarità di Fedorov è accresciuta perché in questi mesi l’incremento dell’uso delle tecnologie in ambito militare ha permesso all’Ucraina di respingere offensive al fronte e di colpire in Russia raffinerie, depositi di armi e linee di approvvigionamento dei battaglioni impegnati nell’aggressione.

La democrazia ucraina

In Italia giornalisti, politici e una parte dell’opinione pubblica vicini alle «ragioni» di Mosca hanno strumentalizzato il significato delle proteste per sostenere che sono motivate dal pretendere la fine della guerra dal proprio governo. La prima a desiderare la cessazione del conflitto è ovviamente la popolazione vittima dell’invasione, ma non a qualsiasi prezzo: chiedono a larga maggioranza il congelamento della guerra sull’attuale linea del fronte e garanzie di sicurezza certe perché in futuro non avvenga una terza invasione (la prima nel 2014 dalla Crimea, la seconda dal 2022). Richiesta respinta dal Cremlino ma ribadita periodicamente nei sondaggi dell’Istituto di sociologia di Kiev, lo stesso che oltre un anno fa registrò il crollo dei consensi a Zelensky quando il governo tentò di portare sotto il controllo della Procura generale le attività delle due agenzie anti corruzione indipendenti, che poi svelarono il malaffare nell’ambito del potere politico. La norma venne ritirata in seguito ad altre proteste di piazza, nel luglio 2025. Il fatto che queste manifestazioni siano possibili, così come le indagini giudiziarie e giornalistiche contro la corruzione politica, conferma che quella ucraina è una democrazia, giovane e fragile ma democrazia.

La destituzione di Fedorov, che faceva ombra al presidente, si inquadra nello scontro fra chi vuole modernizzare il sistema e chi vive di vecchi schemi dell’era sovietica e di interessi consolidati vedendo l’innovazione come una minaccia, una posizione incarnata dal comandante delle Forze armate, Oleksandr Syrsky, che si formò all’Accademia militare di Mosca e che potrebbe a sua volta essere rimosso dall’incarico.

La riforma della leva

Al centro dello scontro c’è anche la riforma della leva obbligatoria (fra i 25 e i 65 anni) entrata in vigore con l’indizione della legge marziale in seguito all’aggressione su larga scala. Nei giorni scorsi a Leopoli si sono tenute proteste pubbliche contro il fermo in strada di uomini sfuggiti alla coscrizione, una prassi violenta ma che è conseguenza dell’invasione, non causa. Centomila persone sono fuggite dall’Ucraina dal 2022 per non andare al fronte e rischiare la vita: anche questa pagina del conflitto viene strumentalizzata nell’incredibile campagna mediatica e politica per ribaltare le responsabilità dell’aggressione di uno Stato e del suo smembramento. Persone che invece sanno bene quale è la causa primaria delle loro grandi sofferenze, la Russia di Putin che ogni giorno bombarda con missili e droni abitazioni e ad altri edifici civili nel Paese che vorrebbe sottomettere. La scorsa settimana «Medici senza frontiere» ha pubblicato un nuovo report nel quale denuncia la «strategia deliberata volta a distruggere il sistema sanitario e a punire collettivamente la popolazione».

Le proteste fra il 2013 e il 2014

Fra il 2013 e il 2014 un milione di ucraine e di ucraini scese in piazza, non solo a Kiev, per manifestare contro le derive autoritarie del governo di Viktor Janukovyč (che oggi vive nell’agiatezza a Mosca) e il tradimento del programma elettorale che prevedeva l’adesione al Trattato di associazione all’Ue per portare l’Ucraina nell’area di libero scambio commerciale dell’Unione. Gli Usa si interessarono all’esito delle proteste ma un milione di persone non va in piazza perché eterodiretto o «pagato dalla Cia». Se si vuole comprendere ciò che accade nel mondo, bisogna assumere anche lo sguardo dei luoghi dove i fatti avvengono. Nell’Europa centro-orientale c’è una frattura fra chi vuole riportare la storia indietro, alle sfere di influenza a dominio moscovita, e chi crede che un’epoca nefasta si sia chiusa per sempre. La guerra in Ucraina è dentro questa frattura.

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