L’incubo Vannacci surriscalda la Lega

ITALIA. L’ex generale rappresenta - almeno virtualmente, cioè stando ai sondaggi - il quarto partito italiano.

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Incubo Vannacci. Molto più di quanto si potesse pensare solo pochi mesi fa, ormai l’ex generale rappresenta - almeno virtualmente, cioè stando ai sondaggi - il quarto partito italiano, dopo Fratelli d’Italia, Pd e M5S. Ha superato ormai anche Forza Italia e sta svuotando la Lega, ma anche il partito di Giorgia Meloni comincia a risentirne pesantemente: ormai il 30% è lontano. Poco importa che il rappresentante di Futuro Nazionale del Trentino partecipi ad un raduno di skinheads neo nazisti, Vannacci non fa una piega: «Ognuno è libero di andare dove vuole». E di fronte ad AVS che invoca dal ministro Piantedosi l’applicazione della legge Mancino sul divieto di ricostituzione del partito fascista, Vannacci si fa una risata, e anzi ha iniziato ad infierire sulla maggioranza che si accapiglia sulla riforma della legge elettorale cercando una vittoria che fermi la crescita della «vera destra».

Attualmente sempre i sondaggi dicono che più che un pareggio, se si votasse oggi, sarebbe il Campo largo a superare, sia pure di un soffio, il centrodestra. In questo modo se davvero Conte e Schlein riuscissero ad agguantare il premio di maggioranza (previsto dalla riforma per chi tocchi il 42% dei voti), aver lavorato ad una legge elettorale detta Melonellum, sarebbe un terribile boomerang per la premier, altro che ironie della storia. Per questo si è cominciato a parlare del doppio turno, cioè del ballottaggio, ed è qui che Vannacci infierisce: «È la scelta della disperazione del centrodestra» accusa l’ex militare.

Il ballottaggio

Non si capisce bene in realtà se e come la maggioranza si stia orientando verso quella soluzione, ma certo le carte già al Senato sono pronte: in pratica se entrambe le coalizioni arrivassero al 40%, si andrebbe allo spareggio: chi vince prende il premio. Addirittura c’è chi ipotizza una soglia del 38%. A cosa serve il ballottaggio? A rendere inutile Vannacci: i suoi elettori potrebbero sì votarlo al primo turno ma poi sarebbe escluso dalla gara tra le coalizioni e la destra di governo potrebbe fare appello agli elettori affascinati da Futuro Nazionale per dare un «voto utile». C’è una contro indicazione: il ballottaggio sarebbe un disastro per la Lega che al primo turno sarebbe ridotta ai minimi termini proprio dalla destra-destra. Naturalmente Salvini e Calderoli hanno detto: «Noi non votiamo il ballottaggio» e Forza Italia ha smentito di aver pronto l’emendamento apposito (rimane depositato solo quello del senatore Marcello Pera, ex presidente di Palazzo Madama).

La Lega

Ma è anche questo tipo di movimento che rende sempre più surriscaldata la situazione dentro la Lega, tant’è che sta rinascendo la «Lega Nord», quella delle origini, a suo tempo sostituita da «Lega per Salvini premier» e lasciata come bad company con il famoso debito dei 49 milioni. Ora c’è un comitato di dirigenti locali e di un ex salviniano ed ex parlamentare, Gianluca Pini, che si è costituito per chiedere di fare un congresso «del Nord» e appropriarsi del titolo e del simbolo di Alberto da Giussano. «Salvini lo vogliamo rottamare» è stata la baldanzosa dichiarazione di Pini. Il governatore della Lombardia Fontana, che come Zaia e Fedriga vuole procedere in modo non traumatico, circondando Salvini con una sorta di gabinetto di crisi, ha dichiarato di essere estraneo alla manovra dei «nordisti», anche se poi in definitiva tutti vogliono il superamento del leghismo nazionale e sovranista di destra che Salvini ha costruito in questi anni e che ora è messo in crisi da una destra più destra, cioè quella di Vannacci, non lontana dal somigliare più all’AfD tedesco che alla Le Pen. Se i contendenti andassero fino in fondo e corressero alle elezioni separatamente con in più la concorrenza di Futuro Nazionale, il movimento leghista che fu di Bossi e di Maroni si sbriciolerebbe.

Quando si vota?

C’è anche un fattore tempo da considerare: quando si andrà a votare? Ieri nelle chat politiche girava all’impazzata la voce della data di aprile 2027, sei-sette mesi prima della scadenza naturale della 20ª legislatura (cominciata nell’ottobre 2022) che sarebbe l’autunno 2027. Ci sono tanti elementi pro e contro, e soprattutto c’è da vedere quale sia l’opinione del Capo dello Stato, l’unico che ha il potere di sciogliere le Camere anzitempo. Ma c’è anche da pensare che più tempo passa, più Vannacci rischia di crescere, e questo non piace a nessuno, neanche a sinistra.

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