L’inerzia della guerra e la fretta

UCRAINA. Adesso ad Est hanno tutti fretta e sono disponibili a negoziare.

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L’ha ripetuto più volte Vladimir Putin in poche ore. Donald Trump esige la firma di uno straccio di documento simile ad una pace al G20 in Florida, in dicembre. Quali sono le ragioni di questa accelerazione? Cosa si sta facendo per terminare finalmente un conflitto tanto spaventoso quanto inutile?

L’analisi della situazione militare è fondamentale: russi e ucraini se le stanno dando di santa ragione come due pugili agli ultimi secondi di un combattimento. In Donbas le truppe del Cremlino sono impantanate da anni e, stando all’Istituto della guerra di Washington, per il secondo mese consecutivo stanno perdendo terreno (e non poco). Pesantissime sono le perdite umane. I cieli russi sono intasati dai droni ucraini che stanno mettendo a soqquadro le infrastrutture fino in Siberia.

Putin ha compreso che l’inerzia della guerra è cambiata

L’altro giorno tutti gli aeroporti di Mosca sono rimasti chiusi per ore e nel distretto finanziario sono stati evacuati d’urgenza gli uffici governativi. Putin ha ricevuto Witkoff a San Pietroburgo non appena il fumo del terminal petrolifero in fiamme si è diradato dall’aria della città. Il Cremlino risponde utilizzando i missili contro cui l’Ucraina non ha al momento difese per la mancata fornitura Usa dei sistemi anti aerei, tra l’altro fornitura già pagata agli Stati Uniti dall’Europa.In sintesi, Putin ha compreso che l’inerzia del conflitto è passata ora agli ucraini.

Più a lungo si prolungano le ostilità più Mosca ha da rimetterci. Anche economicamente: è ormai la popolazione con le sue tasse a pagare l’Operazione militare speciale, non più i proventi dalla vendita di petrolio e gas all’estero. Le riserve, accumulate fin dal 2008 per l’attuale scontro «esistenziale» contro l’Occidente, sono finite. Putin si è reso conto che adesso può ottenere con la diplomazia più che con le armi grazie all’arbitro-ultras Trump, il quale rischia di venire ridimensionato alle elezioni midterm del 3 novembre. Di qui la scadenza entro fine anno.

Poi il Congresso e il Senato Usa faranno sentire la loro voce. In pochi giorni - per la rabbia dell’Europa - Zelensky si è visto privato da Trump di forniture anti aeree già pagate, delle informazioni di intelligence Usa per lunghe ore e ha subito la drastica riduzione di velocità dei sistemi informatici (legati alla Starlink) che controllano i droni. È questo un invito alla resa? Putin e Trump vogliono imporre una «Yalta-2» al Vecchio continente e il Cremlino intende far salire a bordo anche Xi Jinping al vertice Apec cinese in novembre.

Le condizioni, offerte da Mosca e Washington, sono indigeribili per Ucraina e Europa. Quest’ultima sta preparando un suo contro-piano e dovrebbe nominare a breve un suo negoziatore unico. In vista di un negoziato lampo, francesi e britannici si apprestano a mettere la «pistola» sul tavolo. In poche ore Parigi ha fatto prima lanciare da un sottomarino nel Nord dell’Atlantico un missile intercontinentale (con possibile dotazione di testata atomica) con una gittata da 10mila chilometri. Poi ha permesso a Londra di partecipare ad esercitazioni aeree di «contenimento nucleare» nel mar Mediterraneo. Oltre per ragioni ideologiche perché Trump ha queste posizioni? Su un autorevole media Usa è comparso uno strano articolo su uno smartphone hackerato da spie straniere. Che roba è? Nel 2027 potrebbero ricominciare i guai giudiziari del presidente Usa.

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