Lo scontro, non manca molto al voto

ALLE CAMERE. Giorgia Meloni nelle sue comunicazioni alle Camere sul Consiglio europeo si è mossa rivendicando pragmatismo e fermezza ma dovendo ancora manovrare tra le incognite dell’atlantismo a trazione Donald Trump, il nodo delle spese militari, l’emergenza energetica, il futuro del bilancio comunitario e la stretta sulle rotte migratorie.

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Questa posizione complessa e anche difficile da mantenere ha fatto scattare uno scontro durissimo con le opposizioni. Tuttavia proprio sulla politica estera Meloni ha potuto sventolare l’unica mozione parlamentare della sua maggioranza contro le sei che ancora una volta i partiti del campo largo hanno presentato non avendo un accordo sul nocciolo della questione: la guerra in Ucraina. Per Meloni è stato facile ribadire tre punti: aiuti a Kiev, pressione su Mosca, concordanza con l’Europa. Il sostegno a Zelensky non si tocca: «Non è alternativo alla pace, ma è ciò che la rende possibile», puntualizza, respingendo l’idea che la resa dell’aggredito possa condurre a una stabilità duratura. E, sorpresa, a quel punto tutto il gruppo dei riformisti del Pd ha applaudito nel gelo di M5S, AVS e dei compagni di partito fedeli alla Schlein. Ma a pesare sulla comunicazione della premier l’altalenante linea seguita da Trump da cui non ha esitato a distaccarsi soprattutto per quel che riguarda l’accordo con Putin sul gasolio: «Rischiosa» definisce la mossa che a suo giudizio rischia di concedere una legittimazione politica a Mosca, garantendole nuove entrate finanziarie e indebolendo la leva sanzionatoria costruita in questi anni dal blocco occidentale.

Quanto alla guerra ibrida: «Servono nervi saldi, sono provocazioni russe per distrarre dai mancati successi sul campo di battaglia». Il tema dell’energia si salda inevitabilmente con la competitività e la difesa. L’Europa, avverte Meloni, deve dare risposte rapide e adeguate all’emergenza che stiamo vivendo. E qui è partita la consueta critica alle regole del Green Deal che impongono oneri, come gli Ets, congegnati quando il quadro geopolitico era totalmente diverso, non c’erano guerre e il commercio dei combustibili andava avanti normalmente. «La decarbonizzazione non può trasformarsi in deindustrializzazione dell’Europa». Per questo l’Italia chiede flessibilità sul caro energia come sulle armi.

A pesare sulla comunicazione della premier l’altalenante linea seguita da Trump da cui non ha esitato a distaccarsi soprattutto per quel che riguarda l’accordo con Putin sul gasolio: «Rischiosa» definisce la mossa che a suo giudizio rischia di concedere una legittimazione politica a Mosca, garantendole nuove entrate finanziarie e indebolendo la leva sanzionatoria costruita in questi anni dal blocco occidentale

E qui Meloni ha risposto all’accusa dell’opposizione, e cioè che la spesa per la difesa sottrarrebbe risorse a sanità e istruzione: «Quei soldi aggiuntivi possono essere spesi solo per la difesa, non sottraggono nulla al welfare, chi lo dice mente sapendo di mentire» e la frecciata è soprattutto a Conte al quale ricorda gli aumenti del bilancio militare votati durante la pandemia. Molto ferma la posizione sul bilancio pluriennale europeo 2028-2034: l’Italia mette le mani avanti e avverte che non voterà un bilancio che non la soddisfa solo per rispetto delle scadenze prefissate: «Firmeremo solo quando sarà vantaggioso e giusto per l’Italia». Altro attacco all’opposizione, la lotta all’immigrazione illegale. Snocciolando i numeri del dimezzamento degli sbarchi (sulla base dei dati Frontex) e dell’aumento dei rimpatri ha accusato la sinistra di non aver difeso i confini nazionali per obbedire all’ideologia delle «porte aperte». «Un’alternativa a quella linea c’«era, è sempre esistita, semplicemente per anni si è scelto di non praticarla». Lo scontro governo-opposizione è a tutto campo e, da parte di tutti, ha un sapore già molto «elettoralistico»: Conte bolla l’esecutivo come subordinato agli interessi esteri, accusandolo di presentarsi a Bruxelles «con il piattino in mano» e di alimentare una spirale bellicista a debito a scapito del potere d’acquisto dei cittadini. M5S e AVS denunciano i 14 miliardi legati alla spesa per armamenti, mentre il Pd attacca le ambiguità nei confronti delle destre d’oltreoceano. Meloni reagisce con durezza, ironizzando sulle fratture interne del cosiddetto campo largo: «Prima di spiegare a noi come mettere d’accordo Trump e Putin, provate a mettere d’accordo Magi e Fratoianni sulla stessa risoluzione». Decisamente non manca molto alle elezioni politiche.

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