Lo scontro su Report, cosa c’è in gioco
ITALIA. Sapevamo bene di essere entrati, fin dall’esito del referendum sulla giustizia, in piena campagna elettorale in vista del voto, che sia anticipato o regolare, alla scadenza naturale della legislatura. E siccome in campagna elettorale ogni venticello è buono per fare polemica gli uni contro gli altri, è arrivato il tifone dell’inchiesta sulle bombe a casa Ranucci e dell’arresto di Walter Lavitola come mandante, a dare un drizzone allo scontro tra i partiti.
Lettura 1 min.Tra i difensori di Ranucci e della «sua» trasmissione Report, ossia la sinistra, e i detrattori dei medesimi, ossia la destra, ogni giorno non si risparmiano colpi. Ma tra uno spiffero ambiguo dell’avvocato di Lavitola e una (annunciata) querela contro i giornali della destra che pubblicano gli stipendi dei redattori di Report, si intuiscono due linee d’ombra che si vanno allungando, senza ancora essere dette ad alta voce, ma che presto saranno i cavalli di battaglia delle due schiere avverse.
La prima, quella di destra, fa capire ogni giorno che tra Lavitola e Ranucci c’era una tale intesa e un tale intreccio fraterno sulle strategie per fare del conduttore tv un leader politico, che quest’ultimo non poteva non essere partecipe, attivo o passivo poco importa, del comportamento criminale del sodale, anzi «dell’amico fraterno Walterino». Se questo sospetto non avesse come ostacolo le disposizioni del Gip che intendono Ranucci, fino a prova contraria, vittima dell’attentato, sarebbe tracimato ovunque, ma non è detto che non accada, e comunque vadano le inchieste giudiziarie. Se si riuscisse a dimostrare che Ranucci «sapeva», l’ostacolo Report da qui alle prossime elezioni politiche sarebbe sostanzialmente eliminato, al minimo ridimensionato.
Dall’altra parte, cioè da sinistra, con sempre maggiore insistenza si accusa l’esistenza di «un terzo livello» di spiegazione di questa brutta faccenda, come se ci fosse da qualche parte «un grande vecchio» che avrebbe orchestrato tutto questo teatro per togliere qualunque credibilità a Ranucci, vittima stavolta dell’attentato e del doppio gioco di Lavitola che si sarebbe prestato all’operazione, lui vecchio esponente del centrodestra come esponente di Fratelli d’Italia è il suo avvocato (ma lo è da più da dieci anni, particolare che viene sottovalutato). A maggior ragione dunque, ragionano soprattutto quelli del M5S, Ranucci e Report vanno difesi e mandati in onda regolarmente dalla Rai fin dalla prossima stagione tv, come programmato dai palinsesti invernali.
Insomma la polemica politica gira tutta intorno al ruolo della trasmissione d’inchiesta di Rai3 in vista delle prossime elezioni: la sinistra non vuol perdere uno strumento prezioso di polemica contro uomini e situazioni del governo (famiglia La Russa, Santanchè, gruppo Fidanza, ecc.); la destra vuole ridurlo, come dice ancora il presidente del Senato, ad uno strumento che guardi anche dentro le case di potere della sinistra. Insomma ognuno ha il proprio obiettivo politico da salvaguardare.
C’è però una postilla in più che va ascritta alla situazione del Campo largo: ancora privo di un leader e persino di un metodo condiviso per sceglierlo; ancora intatte le forti differenze sulla politica estera e su quel del riarmo Nato, il Campo largo - pur dato in lieve vantaggio sulla destra se si esclude il generale Vannacci - non può rinunciare a quei canali di influenza sulla opinione pubblica che costituiscono ancora - nonostante «Telemeloni» - un suo punto di forza, anche perché quei canali sono strategici nel rapporto con le Procure e la magistratura di sinistra, come si poteva benissimo constatare nell’ovazione che l’Associazione magistrati in assemblea tributò proprio a Ranucci. Ma era pur sempre prima che tutto accadesse e infatti per ora l’Anm tace.
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