Lo «scudo», primo passo per la Difesa europea

MONDO. Passo dopo passo verso una vera Difesa comune europea post americana. Nove Paesi, tra cui l’Italia e il Regno Unito, hanno deciso di coordinare i propri sforzi per creare un «programma» anti-missilistico con l’obiettivo della futura nascita di un «Iron Dome» continentale all’israeliana.

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A rispondere a tali sfide, in precedenza, ci avevano pensato per decenni gli Stati Uniti con i loro Patriot e l’Alleanza atlantica, ma ora gli umori mutevoli di Donald Trump hanno messo in forse troppe cose. Così se la Casa Bianca impone che siano gli europei a pensare di più alla loro difesa, che così sia. Il nodo è sia politico-economico che tecnico. Gli europei sono oggi disponibili a spendere di più nel settore militare, ma non per comprare tecnologia statunitense (come vorrebbe Trump) continuando, di conseguenza, ad essere ancora dipendenti da Washington. I Patriot Usa hanno dimostrato di essere i più affidabili in Ucraina per abbattere i missili balistici lanciati sulla popolazione civile da Vladimir Putin, ma il loro numero è ridotto e la loro costruzione è lenta e costosa.

Il vertice dei Paesi «Volonterosi»

Ecco che a Parigi, a margine del vertice dei Paesi «Volenterosi», sono stati premiati dagli europei altri progetti, dimostratisi ugualmente efficaci e più economici, come l’italo-francese Samp-T e l’ucraino «Freija». Una prima conclusione: il Vecchio continente (in questo caso l’Ue, il Regno Unito e la Norvegia) si sta affrancando ad ampie falcate dall’abbraccio Usa anche per il permanere del rischio di uno scontro con la Russia di Putin, che non intende chiudere la tragedia con Kiev. Russia, ben inteso, che se impegnata in Ucraina, non è al momento un pericolo militare per l’Europa, ma, in un futuro prossimo, chissà? Una seconda conclusione: sebbene non sia stato dichiarato in quale quadro questo «programma» di difesa anti missilistica comune andrà a collocarsi è evidente che esso sarà un tassello fondamentale della nuova Nato europea post americana, in cui gli Stati Uniti paiono ridotti ad una parte da comprimari.

Putin e le elezioni in Francia e Italia

Tornando al tergiversare del Cremlino in Ucraina e alla «battaglia esistenziale» di Putin contro il Vecchio continente, Mosca guarda alle elezioni in Francia e in Italia nel 2027 con la speranza di rompere il fronte comune. Come denunciato da più cancellerie, sono attesi interferenze e appoggio a compagini estremiste anti sistema e anti-Ue. Ecco un aspetto della «guerra ibrida», denunciata, prima da esperti occidentali poi dalla stessa Commissione di Bruxelles, fin dal 2014-2015. Adesso certamente si stanno ultimando i preparativi per inedite fake news, falsificazioni e mistificazioni fuori dall’ordinario da usare nel 2027. Quindi, elettore all’occhio.

Il nodo della guerra in Ucraina

Il «programma» di difesa anti missilistico comune è servito a mostrare al Cremlino che gli europei sono uniti nei fatti e stanno parlando sempre più con una sola voce. Così il cancelliere Friedrich Merz ha invitato Putin a sedersi seriamente ad un tavolo subito: armistizio alla coreana, sicurezza dell’Ucraina garantita dagli europei, rovesciamento di alcuni dogmi negoziali imposti in passato da Mosca. A giudicare dalla forte reazione contraria delle fonti ufficiali russe, il cancelliere tedesco pare aver colpito nel segno. I «niet» persistenti non servono ormai più a nulla e la «pax russa» in Ucraina e in Europa, imposta a Mosca attraverso la mediazione Usa di Donald Trump, si allontana. Anche perché il capo della Casa Bianca, che - dopo le elezioni di «midterm» il prossimo novembre - potrebbe vedersi ridimensionato, ha sempre meno influenza e potere sugli europei. Ecco l’ennesima scommessa persa in questi anni da Vladimir Putin.

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