Quirinale argine al caos politico

ITALIA. Dobbiamo alzare lo sguardo sopra il cortile di casa nostra per capire davvero cosa ci stiano dicendo i dati della Demos pubblicati dal sociologo Ilvo Diamanti alla vigilia dell’80° anniversario della Repubblica.

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Se guardiamo all’Occidente contemporaneo - dagli Stati Uniti lacerati dal trumpismo alla Francia paralizzata dagli estremismi, fino alla profonda crisi d’identità della Germania - c’è un filo conduttore: il calo di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni democratiche e dei loro leader.

Mattarella anticorpo al virus della demagogia

Ovunque, la polarizzazione ideologica sta distruggendo il tessuto connettivo delle nazioni. Ovunque, tranne che in Italia. Del resto basterebbe la percezione personale. Il fatto che Sergio Mattarella mantenga da oltre un decennio un indice di gradimento costantemente sopra il 60%, raccogliendo un consenso plebiscitario e trasversale, non è solo una curiosità statistica nostrana. È un caso di studio geopolitico. Significa che l’Italia ha sviluppato un originale «anticorpo» istituzionale contro i virus della demagogia e della frammentazione sociale che stanno destabilizzando l’ordine liberale globale. Significa anche che una cultura e un rigoroso vissuto politico improntato ai valori del cattolicesimo democratico produce i suoi frutti. Mattarella è stato in grado di rendere viva e di fare amare a destra e a sinistra la Costituzione.

Quirinale, un baricentro politico

Mentre a Washington la Corte Suprema e la Presidenza sono diventate armi di distruzione di massa nella guerra culturale tra conservatori e progressisti, a Roma il Quirinale si conferma il vero baricentro geopolitico del Paese. Anche se periodicamente il potere governativo e parlamentare vorrebbe limitarne le prerogative attraverso discutibili tentativi di riforme. Diamanti rileva un dato straordinario: il consenso per Mattarella sfiora il 90% a sinistra (Pd, +Europa), ma supera i due terzi anche tra gli elettori della Lega, del Movimento 5 Stelle e di Forza Italia.

Persino l’estrema destra vi ravvisa una sintonia profonda con l’esecutivo di Giorgia Meloni. In quale altra grande democrazia occidentale la massima carica dello Stato unisce l’elettorato progressista e le anime del populismo di destra? Questo fenomeno si spiega solo se analizziamo la metamorfosi del potere. Il saggio di Demos tocca un punto nevralgico: la «personalizzazione» della politica. Viviamo nell’era dei leader-brand, dove i partiti tradizionali si sono sciolti per diventare comitati elettorali al servizio dell’ego del capo di turno. In Italia, questo trend spinge da tempo verso riforme in senso presidenzialista o verso il cosiddetto «premierato».

Ma la vera lezione macroeconomica e sociologica che ci arriva da questa rilevazione è che Mattarella ha operato una transizione inversa: ha «personalizzato» lo Stato non per accentrare il potere o per cavalcare i tweet della mattina, ma in senso «super partes», per dare un volto rassicurante, sobrio e rigoroso alla democrazia rappresentativa.

Non dobbiamo però cadere nell’ingenuità. Lo scoramento e le pulsioni populiste covano ancora sotto la cenere. C’è chi accusa il presidente di essere un «anziano signore ossequioso degli Usa e di Israele», riproponendo quel riflesso condizionato anti atlantista e terzomondista che è un vecchio vizio di una certa provincia italiana, incapace di comprendere la durezza delle sfide nel nuovo disordine mondiale. C’è chi, speculando con cinismo ottant’anni dopo il referendum del ’46, sostiene che la destra lo approvi solo perché «è alla fine del mandato» o perché «firma tutto». Il che peraltro non è vero. Ma queste sono voci marginali.

Per la maggioranza degli italiani Mattarella è l’argine al caos politico

La maggioranza silenziosa degli italiani - in particolare i giovani sotto i 25 anni e gli over 65, le due fasce anagrafiche più vulnerabili alle transizioni economiche e tecnologiche del nostro tempo - vede in Mattarella l’unico argine contro il caos politico. In un’epoca dominata dall’ansia per la sicurezza, dalle guerre ai confini dell’Europa e dalla perdita di potere d’acquisto dei salari causata dall’inflazione globale, il Capo dello Stato non è percepito come un «uomo solo al comando», una deriva che giustamente spaventa chi guarda al modello americano. È, al contrario, l’ancora che tiene l’Italia agganciata alle grandi democrazie occidentali e ai mercati internazionali, con il suo continuo accenno ai corpi intermedi dello Stato.

Nel giorno della Festa della Repubblica tutti auspicano una sua lunga permanenza sul Colle, non è un semplice moto di simpatia personale. È una necessità strategica. In attesa di capire se la classe politica italiana saprà modernizzarsi senza rovinare la Costituzione, avere Mattarella al Quirinale significa garantire al Paese quella stabilità reputazionale di cui ha disperatamente bisogno per contare a Bruxelles e a Washington. Nel deserto della leadership globale, il «faro» italiano continua a brillare, senza paura, a costo di attrarre le critiche di certi ambienti istituzionali russi. Orientando i cittadini italiani. E non è cosa da poco.

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