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ITALIA. Matteo Salvini si conferma – non esattamente a sorpresa - segretario federale della Lega.
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Il congresso lampo, annunciato un mese fa a Pontida e celebrato con gli stessi delegati che avevano rieletto il leader nel 2025, aveva proprio l’obiettivo di serrare i ranghi, dopo mesi di tensioni interne.
I numeri sono indubbiamente dalla sua parte, con oltre il 75% dei votanti, così come lo è «l’applausometro» (per usare il termine scelto da Roberto Calderoli) della platea, che in alcuni passaggi scandisce anche cori «Matteo, Matteo». E infatti il leader guarda avanti, con un intervento che parla anche di temi politici e fissa l’asticella per la Lega ad almeno secondo partito del centrodestra alle prossime Politiche.
I consensi dello sfidante Massimo Garavaglia – che sul palco sceglie un intervento dai toni pacati, non «all’attacco» –, tuttavia, lanciano un segnale: avere il supporto di 146 delegati significa sfiorare il 24%. Meno di uno su quattro, certo, ma è facile immaginare che praticamente tutti questi voti siano arrivati da Regioni del Nord, dove quindi il «peso» della candidatura è stato maggiore.
Segno di un malessere che comunque, a queste latitudini, c’è, e a cui in Bergamasca nel tempo hanno dato voce anche alcuni amministratori del partito. Ed è interessante anche notare che, mentre per Salvini si sono esposti con nettezza due ministri e l’europarlamentare Silvia Sardone, nessun «big» ieri ha preso espressamente dal palco le parti di Garavaglia. Il cui sostegno, dunque, si può immaginare arrivato in gran parte dalla base.
Salvini – che ha tradito un certo nervosismo nei ripetuti e scomposti attacchi ai giornalisti che in questi mesi hanno raccontato l’emergere del dissenso interno – è tutt’altro che ignaro della questione. I richiami a Bossi, alla Lega delle origini, alla sua lunga militanza, ma anche, in prospettiva, la scelta di introdurre il termine «federale» nel simbolo e di creare una segreteria politica, seppur da lui nominata, vanno nella direzione di rispondere ai temi che sono arrivati dal territorio, o almeno da una parte di esso, e dai «ribelli». Come tutto questo verrà applicato nelle prossime settimane, farà tutta la differenza.
A sentir parlare di «correnti», alla maggior parte dei lumbard viene l’orticaria, ma è innegabile che chi ha provato a proporre un’alternativa abbia da oggi una base numerica di qualche solidità da mettere sul tavolo, pur minoritaria. Se diventerà occasione di confronto o di «redde
«È innegabile che chi ha provato a proporre un’alternativa abbia da oggi una base numerica di qualche solidità da mettere sul tavolo, pur minoritaria».
rationem» lo mostreranno le prossime settimane: ieri, per dire del clima non proprio immediatamente disteso, qualcuno a margine vociferava di senatori del Centro-Sud propensi a raccogliere firme contro il capogruppo Romeo. Un altro giro di boa, almeno dalle nostre parti, è in arrivo a breve: il segretario provinciale Fabrizio Sala ha annunciato un congresso bergamasco entro la fine dell’anno. Lì i temi ovviamente non sono solo quelli nazionali, ma dinamiche simili potrebbero riproporsi, magari con un candidato più «salviniano» a sfidare l’uscente «nordista».
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