Su ogni fatto propaganda tra due curve accanite. E l’elettore non capisce
ITALIA. Tutto è piegato all’ottenimento rapido del consenso, e data l’apatia e la diffidenza degli elettori, è necessario alzare la voce, suscitare emozioni forti, fare ricorso alla pancia.
Lettura 2 min.Nel turbinio ogni giorno più stressato della politica italiana, c’è un convitato che in teoria dovrebbe essere protagonista, ma di fatto è vittima: l’elettore normale, che cerca smarrito di interpretare un mare di polemiche, proclami roboanti, e soprattutto tanta propaganda. Partiti e leaders lo strattonano e lo blandiscono, parlando in nome suo. Nel dibattito domina la strumentalizzazione. Si rincorre la cronaca. Due miliardi per pochi centesimi di risparmio sulle accise e spiccioli per il mondo della non autosufficienza di anziani e invalidi che secondo 30 associazioni potrebbe costare un miliardo l’anno. Tutto è piegato all’ottenimento rapido del consenso, e data l’apatia e la diffidenza degli elettori, è necessario alzare la voce, suscitare emozioni forti, fare ricorso alla pancia.
Chi cerca di aprire un ragionamento è messo in disparte, conta poco, le parole moderato e riformista non eccitano nessuno. Anche stampa e TV hanno le loro responsabilità. È come se in uno stadio avessero la parola solo le curve, una contro l’altra. Il resto delle tribune è muto, non capisce, e allora gli spalti si svuotano, nessuno ha più voglia della partita. L’Italia al voto è diventata gradualmente per metà esacerbata e dominata dall’ira, se non dall’odio. L’altra non c’è, e la politica non l’aiuta, con leggi elettorali che stroncano il rapporto elettore-eletto e premiano alla fine una delle due curve, sovrarappresentando quella con un voto in più del 42%.
Lotta tra estremismi
Una volta la politica si decideva al centro, ora è una lotta tra estremismi, che usano le notizie false e, troppo spesso, vere e proprie bugie. Atti molto delicati e sensibili, come quelli del gioielliere e del marocchino morto in mano ai poliziotti, dovrebbero essere trattati con prudenza, non come occasioni solo da usare come clave. I poliziotti ovviamente non sono tutti assassini (magari come quello di Rogoredo, inizialmente elogiato, con tanto di visita del presidente del Consiglio al suo commissariato). La replica a una sentenza della Magistratura di duplice omicidio va ragionata, e la legge Salvini in materia si può discutere (bastava non presentarla a suo tempo come un «liberi tutti»). Ma perché far circolare due bugie, cioè la «grazia subito» con tanto di maglietta gadget, e «candidiamolo in Parlamento, due soluzioni escluse per legge? Se poi ciò non accade, riparte rabbia e magari anche violenza.
Vero è che l’esempio viene dall’alto e ciò che fa il presidente Usa era addirittura impensabile, ma perché in Italia si giudica «folle» un riarmo che ancora non c’è (non si sta facendo niente e se ne parlerà forse in una legge di Bilancio piccola piccola) e si fa credere che i soldi prestati dall’Europa saranno tolti al welfare? Il ministro dell’Economia lo ha spiegato con chiarezza al Senato, ma un ex presidente del Consiglio in un comizio con la segretaria del Pd, ha urlato che è tutta una montatura, e non c’è bisogno di difendersi dai russi. Ci pensino gli ucraini.
Chi dunque può salvare, nella confusione attuale, il povero cittadino-elettore confuso e travagliato? Non certo i social, che sono la moltiplicazione del peggio che alberga in tanti che usano la tastiera per personali frustrazioni.
Esigere chiarezza
Spetterebbe alle istituzioni. Quelle civili come Università, scuola, cultura, stampa, e ancor più quelle pubbliche. Ma anche il cittadino deve fare la sua parte, cominciando ad esigere chiarezza nei programmi dei partiti. La destra ripropone se stessa, la sinistra non ha scritto una riga. Non si tollerino giri di parole: Difesa sì o no? Europa sì o no? Patrimoniale sì o no? Sono mille gli equivoci che ci siamo trascinati dietro per anni. Ora si parla solo di Vannacci: andrà o non andrà col centrodestra? Pare che la soluzione sia, con buona pace del pavido Tajani, quella di aggregarsi con lui per godere del premio di 70 deputati e 35 senatori, ma poi sperare di non averne bisogno alla conta post elezioni. Ipocrisia e furbizia anche nel mondo al contrario. A questo deve ribellarsi l’elettore confuso, non rassegnarsi e non rinunciare al voto.
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