Voto, ognuno fa i suoi conti tra Vannacci e nuova legge

ITALIA. Entra nel vivo la discussione in Commissione sulla riforma elettorale proposta dal centrodestra.

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Si lavora a ritmi serrati per rispettare l’appuntamento del 26 giugno quando il testo approderà in aula: per questa ragione gli emendamenti presentati dall’opposizione sono stati falcidiati, da quasi ottocento a un po’ meno di cinquecento. La maggioranza ne ha presentati solo quattro. L’intenzione di correre per arrivare al primo voto parlamentare prima delle ferie alimenta il sospetto che a Palazzo Chigi ci si stia preparando a un anticipo delle elezioni: nelle intenzioni la riforma servirebbe proprio a blindare l’attuale coalizione di governo garantendole il premio di maggioranza che eviti il temuto «pareggio» col cosiddetto Campo Largo (da ieri ufficialmente al lavoro, iniziato con una riunione in trattoria dei quattro leader e senza Matteo Renzi).

La possibilità di elezioni anticipate

Nello stesso tempo andare a votare anzitempo potrebbe evitare a Giorgia Meloni di affrontare le urne dopo mesi logoranti caratterizzati dalle liti interne tra alleati e dalle difficoltà economiche e geopolitiche. In questo piano escogitato essenzialmente da Fratelli d’Italia, il partito che sarebbe il più avvantaggiato dalla riforma, l’unica questione che sembra ancora da risolvere sarebbe quella delle preferenze che da sempre FdI osteggia mentre parti del centrodestra ancora le reclamerebbero: «Ma la questione ormai è superata» rassicura Giorgio Mulè, personaggio in crescita dentro Forza Italia.

La crescita di Vannacci

Ciò che però potrebbe complicare la situazione è la vertiginosa crescita del partito del generale Vannacci: ormai i sondaggi lo danno appaiato alla Lega intorno al 5 per cento mentre le analisi demoscopiche registrano che i consensi arrivano sì per la maggior parte dalla Lega, ma anche dagli altri partiti del centrodestra. Il richiamo della «vera destra» sembra insomma avere un ascolto più ampio di quanto si pensava. Ora, la domanda che riguarda la legge elettorale è la seguente: potrebbe Vannacci, lusingato dal successo che le previsioni gli regalano ogni giorno, correre da solo alle elezioni?

Con queste percentuali, se lo facesse danneggerebbe a tal punto il centrodestra da impedirgli di raggiungere il premio di maggioranza. E allora sì che i «futuristi» diventerebbero determinanti per mettere in piedi un governo nella prossima legislatura. Un governo da cui fatalmente Forza Italia sarebbe costretta, su impulso della famiglia Berlusconi, a prendere le distanze: un esecutivo con dentro l’estrema destra neo-fascista di Vannacci, riceverebbe immediatamente la scomunica del PPE a guida tedesca (in Germania i neonazisti di AfD sono in vetta alla classifica dei partiti) e Forza Italia si ritroverebbe priva del suo vitale punto di riferimento europeo. Impossibile. Inoltre un Vannacci determinante finirebbe per disintegrare non solo la leadership ma lo stesso partito della Lega di Matteo Salvini. Dunque, un quadro da incubo che finirebbe per avvantaggiare il centrosinistra.

Naturalmente tutto questo ragionamento prescinde dalle intenzioni dell’arbitro, a cominciare dalla opinione di Mattarella sullo scioglimento anticipato delle Camere in un momento tanto difficile. In sostanza ci sono insomma diverse buone ragioni per pensare che il percorso accelerato della riforma elettorale possa vedere nei prossimi giorni un vistoso rallentamento: ognuno dovrà rifare in casa i propri conti e vedere cosa conviene di più. Senza escludere i possibili elementi di incostituzionalità che la Corte potrebbe rilevare una volta approvata la riforma detta del «Melonellum».

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