Come evitare le trappole della stupidità con equilibrio

LA RECENSIONE. «Stupido è chi stupido fa», avverte (e ripete ossessivamente) Forrest Gump; dare dello stupido è una forma d’accusa che s’impara presto, da bambini, come indica Igor Sibaldi, scrittore e filologo che in un interessante libro da poco pubblicato prova a ripercorrere il significato di una parola e i rischi che proprio l’accusa di stupidità può portare verso chi li riceve.

«Come non essere stupidi» (Mondadori) è un manuale pratico d’anticonformismo - come recita il sottotitolo - utile in tempi in cui il conformismo sembra imperare, anche a costo di slittare verso una follia e un’insensatezza violenta che siano comunque utili al mantenimento dello status quo, anche quando questo status non è più considerato . Igor Sibaldi non si ferma mai davanti alle apparenze soprattutto delle parole, ne indaga il senso e il percorso culturale.

Di stupido in fondo si sa ben poco, a differenza di altri termini utilizzati come insulto resta ignoto - soprattutto a chi lo utilizza brandendolo come un bastone - il vero significato. Dunque stupido, dal latino stupeo, «rimango fermo». Quindi stupido è chi può apparire sciocco, ma che in realtà è semplicemente fermo, magari proprio a pensare.

Sibaldi ha riassunto in dodici le aree dell’esistenza in cui si può essere accusati di stupidità. Momenti che vivono in fragile equilibrio tra scelte personali e morale comune, tra tentativi d’individuare una percorso personale e affine al proprio sé e la fatica di aderire ad un discorso che sia più facilmente riconoscibile perché comune e conforme, ma non per questo aderente per chi lo veste, da qui la stupidità indicata. Le pagine di «Come non essere stupidi» vivono di riferimenti colti e citazioni che arricchiscono quello che è tutt’altro che un banale manuale di lifestyle e che anzi per certi versi si avvicina al famoso (e ironico) «Le leggi fondamentali della stupidità umana» dello storico ed economista Carlo Cipolla.

Due libri in un certo senso opposti, ma che mostrano come l’ironia e l’acutezza di sguardo siano fondamentali per superare l’apparenza che troppo facilmente ci mostra stupidità là dove invece è possibile estrarre un potenziale inedito e assolutamente originale. E dove anzi la pigrizia di chi predilige l’insulto liquidatorio: «Stupido!», non può che rafforzare il conformismo invece che dare spazio alla possibilità di una novità, magari difficile da comprendere del tutto, ma capace di andare oltre l’ovvio rivelando un pezzo inedito di sé e degli altri. Dare fiducia dunque invece che dello stupido potrebbe già cambiare le cose in meglio.

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