Emozioni e solitudine, il nuovo businnes degli algoritmi
TENDENZE. L’intelligenza artificiale è entrata nelle nostre case, nei nostri affetti, persino nei nostri silenzi. Tre libri per riflettere.
Lettura meno di un minuto.L’intelligenza artificiale si è insinuata «in un vuoto sociale che si è formato lentamente, attraverso l’erosione del collettivo, lo svuotamento dei luoghi di incontro, l’indebolimento delle reti di prossimità». Un processo acuito, ma non innescato dalla pandemia, come scrive la psicologa Ameya Canovi nella prefazione di «La tua solitudine è il nostro business» (Rizzoli) di Serena Mazzini, saggio che svela come perfino le emozioni siano «mercificate» nel mondo digitale, e come le nuove tecnologie stiano cambiando tono e intensità delle relazioni umane. L’autrice mostra, con dati e storie, come chatbot terapeutici, fidanzati virtuali e robot per anziani trasformino la solitudine in elemento da sfruttare per ottenere profitti.
Sulla stessa linea «La stupidità artificiale» (Vita e Pensiero) in cui Anne Alombert, filosofa e docente universitaria, ricorda che «le macchine non ragionano, non creano, non riflettono», e che dietro gli algoritmi esistono forti interessi economici e politici. Cercano di mantenerci incollati agli schermi, per indirizzarci a specifiche condotte di scelta e consumo. Si concentra infine sull’influenza delle nuove tecnologie sulla definizione dell’identità «Sentirsi» (Il Mulino) di Gabriele Balbi e Massimo Cerulo. Un’occasione per riflettere su come il telefono, ormai, non sia più solo uno strumento che ci mantiene connessi e ci permette di registrare momenti e ricordi, ma possa plasmare il nostro modo di percepire noi stessi, le emozioni e relazioni. E ridisegnare silenziosamente il confine tra ciò che sentiamo e ciò che ci viene, in qualche modo, suggerito di sentire.
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