«La creatività separata dalla politica»

L’INTERVISTA. Bruno Bozzetto presenta il suo libro a «Lucca Comics»: aneddoti, storie di vita e di persone. Dopo la defezione di Zerocalcare, non entra nella polemica: «Osservo la Terra dalla Luna, come Piero Angela».

Preceduta da una lunga scia di polemiche per le decisioni di alcuni artisti, che hanno scelto di disertarla o di parteciparvi prendendo posizione in merito al conflitto in Medioriente, apre domani la 57ª edizione di «Lucca Comics», il più importante Festival dedicato al mondo dei fumetti. Non ci sarà Zerocalcare, il fumettista più amato dagli amanti del genere, che ha dato forfait dopo il patrocinio dell’ambasciata israeliana alla manifestazione, e non ci sarà neppure la rappresentanza di Amnesty International, prevista fino alla vigilia. Alla giornata inaugurale, tra i tanti che hanno invece accolto l’invito ad essere presenti, ci sarà Bruno Bozzetto, che presenterà il libro scritto con Simone Tempia «Il signor Bozzetto – Una vita animata» (Rizzoli Lizard), da oggi in libreria.

Bozzetto, con che spirito va a Lucca quest’anno?

«Sono tranquillo. È un incontro tra persone creative e tale dovrebbe restare. Molti trattano argomenti anche politici, ma penso che nel campo della creatività si debbano prendere le distanze da queste cose».

Per questo lei ha scelto di non occuparsi di politica nella sua professione?

«Esatto. Io credo che quando due persone litigano, entrambe hanno un po’ di ragione e un po’ di torto. L’unica cosa da fare è mettersi nel mezzo, perché quando ci si mette da una parte o dall’altra, non si fa che aumentare la conflittualità».

Qual è il suo punto di osservazione?

«Io ho scelto di osservare la Terra dalla Luna, proprio per vedere cosa fanno gli uomini in maniera molto distaccata. Ragiono come Piero Angela: se ci allontanassimo un po’, provando a guardare il nostro pianeta da lontano, ci accorgeremmo che è un puntino nello spazio, dove però ci stiamo ammazzando. L’uomo ha fatto tante cose belle, ma anche tante brutte. E queste ultime, purtroppo, sono molte di più».

Ha citato Piero Angela, una persona che per lei ha significato tanto e di cui racconta anche nel libro. Chi sarebbe Bruno Bozzetto senza la decennale collaborazione con Piero Angela?

«Sarebbe metà Bruno Bozzetto. Scherzi a parte, lui mi ha insegnato tantissimo e non solo dal punto di vista della conoscenza, ma anche della saggezza. Era una persona meravigliosa, un uomo sereno. Mi diceva: “Noi abbiamo paura della morte, ma rendiamoci conto che per la maggior parte del tempo siamo morti. La nostra vita è un lampo”. Lui aveva uno sguardo sempre molto distaccato e questo è il modo migliore per guardare la vita. Io auguro all’umanità di avere tanta empatia, non soltanto verso gli altri esseri umani, ma anche nei confronti degli animali e della natura. Se ci mettessimo nei panni degli altri, una volta tanto, il mondo cambierebbe».

Il sottotitolo del libro è «Una vita animata». Quando ha iniziato ad animarsi la vita di Bruno Bozzetto?

«Ho cominciato a fare i primi esperimenti a 16-17 anni, ma non c’è stato bisogno dell’animazione per animare la mia vita. Serve il cervello, e quindi leggere un buon libro, guardarsi intorno, osservare ciò che ci circonda. Poi sta alla nostra mente animare quello che vediamo, dandone un’interpretazione anche critica, se serve».

Perché un libro alla sua età? È un modo per mettere un punto alla sua carriera?

«No, anzi. Non volevo assolutamente farlo. Simone Tempia, che conosco bene e che ha pubblicato molti libri per Rizzoli, me ne parlava da 2-3 anni. Alla fine ci siamo incontrati ed è uscita una cosa molto simpatica. Lui è bravo, sa catturare l’attenzione del lettore. Io stesso, quando apro il libro, leggo una frase e non riesco più a fermarmi».

Racconti, aneddoti, storie di vita e di persone. Possiamo chiamarla «biografia»?

«Ovviamente no. Una biografia si scrive quando qualcuno è morto o non ha più nulla da dire. Se proprio dobbiamo fare qualcosa, ho detto, facciamo un libro spiritoso. E Simone è stato molto bravo a raccontare le storie più belle».

Qual è il momento della sua carriera in cui ha percepito di essere «arrivato»?

«Mai. Nella vita c’è sempre da fare, ci sono cose nuove e non si è mai arrivati. La mia musica ideale è il Bolero di Ravel, perché è una marcia che va avanti e non si ferma mai. La vita è trasformazione, non esiste un punto di arrivo».

Il successo però è arrivato e anche in maniera dirompente. La sua carriera va avanti da 65 anni, niente male per uno che dice di non essere mai stato un bravo disegnatore.

«Sì, questo ha stupito anche me perché è vero, non mi considero un bravo disegnatore. Diciamo che so esprimere bene quello che ho in testa; vado ad istinto, il disegno per me è un’idea con una linea intorno».

© RIPRODUZIONE RISERVATA