Magnàt, squàsc e sgranf, i «brividi» della tradizione in un’antologia

CURIOSITA’. L’attore e regista Gianfranco Bergamini ha presentato a Urgnano la sua raccolta di leggende e fiabe ispirate al folclore orobico: «Corono un sogno, sintesi di un lavoro trentennale».

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«Possiamo dire che è il coronamento di un sogno? Sì, in qualche modo sì. Era necessario fare una sintesi per lasciare una traccia di un lavoro trentennale sulle storie bergamasche». Così dice Gianfranco Bergamini attore, regista, drammaturgo, fondatore e direttore del Laboratorio Teatro Officina di Urgnano e del Festival Segnali – Experimenta che ha raccolto in un bel volume intitolato «Gh’éra öna ólta» le storie, leggende, fiabe e filastrocche della terra bergamasca, un’antologia di racconti per il teatro liberamente ispirati alla tradizione popolare orobica.

Il volume è stato presentato (distribuito gratuitamente) sabato 20 giugno nella Rocca Albani di Urgnano durante un’intensa mattinata di lavori, che si è aperta con l’inaugurazione nella Sala Rossa della Rocca, della mostra delle illustrazioni originali che impreziosiscono il testo. È seguita la presentazione e la distribuzione del volume, scritto e illustrato da Gianfranco Bergamini, durante la quale sono intervenuti l’assessore alla Cultura del Comune di Urgnano Alessadro Pelucchi e Annalisa Chiappini, presidente della Pro Loco di Urgnano, i due enti che, insieme alla Bcc bergamasca e orobica hanno contribuito alla realizzazione del volume. Di seguito, nel giardinetto pensile, c’è stata la presentazione di «Gh’éra öna ólta», reading teatrale a cura del Laboratorio Teatro Officina con Lorenzo Baronchelli, Gianfranco Bergamini e Max Brembilla (con testo, allestimento scenico e regia dello stesso Bergamini).

Come scrive l’autore, «il progetto “Gh’éra öna ólta” è la sintesi narrativa di un’esperienza teatrale condotta, tra il 1996 e il 2006, dal Laboratorio Teatro Officina, sui temi dei racconti, delle leggende e delle filastrocche della terra bergamasca. Una trilogia scenica sulle tradizioni popolari orobiche che, nei suoi momenti spettacolari - “Refenìstola”, “Squàsc - Stòrie de pura” e “Stòrie bergamasche” - ha avuto oltre 380 repliche nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Milano e Como, riscuotendo ovunque un enorme successo di pubblico».

I protagonisti del libro

Ci sono il «magnàt», con il suo aspetto gigantesco e inquietante; il folletto (indicato coi nomi di «squàsc», «farfarèl», «ana sözana», «sgranf» e «fuì» a seconda delle località); «la caccia morta», detta, in dialetto, «cassa mórta», una grossa cagna nera con gli occhi di brace condannata a un perenne vagabondaggio, nelle notti di luna piena, tra le colline della Val Brembana; «la donna del gioco» («la dòna del zöch»), spaventosa fata-strega allampanata e dalle lunghe vesti, che sinistramente errava per le nostre contrade sul fare dell’alba; «il serpente alato», chiamato «Barlèc», che abitava il monte Menna, in alta Val Seriana, un esserino immondo e puzzolente che emetteva fischi così forti e acuti da fare impazzire uomini e animali; «la matta Carlina» («la mata Carlina»), una strega-assassina che, nel tardo medioevo, si dice infestasse con le sue gesta criminali, la Val Seriana, nella zona sopra Albino, e tanti, tanti altri protagonisti tutti da scoprire.

«L’interesse per le fiabe però – racconta Bergamini – è nato dallo spettacolo “Ninna nanna” del 1996, sono trent’anni esatti. Lì è nata l’idea che era una sintesi delle storie che avevo scritto ma che non avevo ancora formalizzato in forma di spettacolo. All’inizio era un testo molto autobiografico all’interno del quale c’erano alcune di queste storie e la sintesi è nata da lì. Onestamente non avevo mai pensato di scriverle perché la difficoltà non è tanto nel raccontarle ma nello scrivere in dialetto e lì è stato indispensabile l’aiuto di Silverio Signorelli, del Ducato di Piazza Pontida, senza il quale questo libro non esisterebbe: ha preso in mano gli appunti, se li è letti tutti, li ha corretti, ha fatto un lavoro incredibile. Il libro c’è, gli spettacoli ci sono, ma la storia finisce qui o continua? La storia continua con “Gh’éra öna ólta” e poi cercando di allargare il discorso ai nostri allievi, che sono una decina, e trovare all’interno di questo gruppo, che è abbastanza dotato dal punto di vista attoriale, la continuità. Io farò la regia come ha fatto Lorenzo Baronchelli per lo spettacolo “La veglia di stalla” dove c’erano otto dei nostri allievi. L’idea è di fare andare avanti gli allievi guidati da me, da Baronchelli e da Max Brembilla».

«Continueremo questa avventura andando a portare queste storie nelle Rsa in modo di arrivare anche là dove c’è necessità. Con l’associazione “Il Cerchio di gesso” a settembre comincerà questo nuovo progetto»

«I ragazzi – prosegue Bergamini - si sono appassionati parecchio a queste storia e adesso continueremo questa avventura andando a portare queste storie nelle Rsa in modo di arrivare anche là dove c’è necessità. Con l’associazione “Il Cerchio di gesso” a settembre comincerà questo nuovo progetto. Un’avventura che continua insomma, non so quanto sarò partecipe io, però la mia disponibilità finché non mi manca il fiato ci sarà sempre».

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