Pagine sulle ferite della Shoah come argine all’oblio

LETTI PER VOI. Un cuore di cuoio ritagliato da una scarpa, come singolare pegno d’amore inviato nel lager di Auschwitz, è il punto di partenza di un romanzo toccante «Ti lascio il mio cuore» (Giunti) di Darcy Lee, che parte da un ricordo familiare, intrecciando testimonianza e fiction.


La storia d’amore di due giovani prigionieri nei campi di concentramento esaudisce la necessità di ricordare un tempo che ha lasciato ferite profonde, non ancora rimarginate. Ma allo stesso tempo fa affiorare una luce che resta accesa nell’anima dell’uomo anche nei periodi più oscuri. Una sintesi che si adatta bene al clima in cui si inserisce quest’anno la Giornata della Memoria. In un tempo attraversato da tensioni e smarrimenti, la letteratura può essere argine contro l’oblio, restituendo voce, volto e nome a chi fu travolto dalla Storia.

«Quanta stella c’è nel cielo» (La Nave di Teseo) di Edith Bruck allarga la riflessione sulla rinascita: la sua prosa, ferma e struggente, illumina le ferite di chi, dopo Auschwitz, ha dovuto ricominciare a vivere, seguendo la vicenda di una ragazzina nel dopoguerra. In «Stelle nascoste» (Mondadori), Nando Tagliacozzo con Marco Caviglia dà voce al bambino che fu, ricordandoci quanto l’innocenza perduta resti ferita aperta nella memoria collettiva. La storia dell’amicizia tra Lorenzo Perrone e Primo Levi torna infine ne «Le scarpe di Lorenzo» (Rizzoli) di Carlo Greppi, con le illustrazioni di Paolo Castaldi. Solidarietà, dignità e coraggio, come dimostra questa vicenda, possono fare la differenza anche nelle circostanze più dure. In ognuna di queste storie si ritrova la stessa ostinazione del bene, quella fiamma che anche in mezzo alle rovine continua a indicare la speranza.

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