Va via un top player. Ma testa e cuore sono grandi acquisti

IL COMMENTO. Nils Liedholm, flemmatico provocatore di un calcio capace di sorridere, asseriva con aria convinta che le squadre giocano meglio quando restano in dieci, perché l’inferiorità numerica acuisce concentrazione e spirito di sacrificio.

Alberto Zaccheroni, quando la sua Udinese nel 1997 restò in dieci a Torino contro la Juve, anziché togliere un attaccante come tutti avevano sempre fatto tolse un difensore: vinse 3-0 e inventò la difesa a tre. Anche Gigi Delneri a Bergamo faceva talvolta allenare la squadra in 10 contro 12, per essere preparati a tutto e per perfezionare i movimenti. Iperboli, episodi, teorie... Se il calcio nonostante tutto continua a giocarsi in undici contro undici un motivo ci sarà, e anche Raffaele Palladino ha detto chiaramente che la gara di Como avrebbe preferito giocarsela al completo. Eppure, quei 90’ trascorsi domenica con l’uomo in meno sono stati quasi catartici per l’Atalanta che il 21 dicembre scorso in casa del Genoa, a condizioni invertite, aveva giocato una delle sue peggiori gare stagionali. Allora ne uscì con i tre punti per un errore del portiere avversario a tempo scaduto.

Una squadra compatta

Domenica invece, a tempo scaduto, fra i pali dell’Atalanta c’era Marco Carnesecchi, che dopo aver fermato per tutta la partita le iniziative avversarie ha detto di no anche all’ultima, quel rigore della stellina lariana Nico Paz che poteva spedire i nerazzurri a -8 nella corsa all’Europa. L’Atalanta invece all’Europa è rimasta aggrappata grazie alle manone del suo portiere, ma anche a una prestazione tutta testa e cuore che contrasta come il giorno con la notte con quella di mercoledì a Bruxelles e di troppe altre volte in questi mesi.

Il saluto a Lookman

Non è vero che in dieci si gioca meglio, è vero però che l’Atalanta sul ciglio del precipizio si è compattata e ha dimostrato di essere squadra proprio nel giorno in cui ha salutato definitivamente Ademola Lookman, la sua individualità di maggior spicco. Che ormai da mesi però non riusciva a scaricare sul campo la sua qualità da top player, perché era lontano con la testa e con il cuore. Testa e cuore: sono loro forse i due acquisti più preziosi dell’Atalanta in questo schizofrenico mercato di gennaio. Perché i punti da recuperare per l’Europa restano 5. E giovedì in Coppa Italia, con questa Juventus che va spedita, sarà davvero dentro o fuori.

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