Chirurgia robotica ai polmoni: il «Papa Giovanni» a quota 100

L’OSPEDALE DI BERGAMO. Alessandro Lucianetti: i vantaggi per il paziente sono molti, la degenza media per una lobectomia polmonare è di 3,5 giorni.

È una tecnologia che guarda al futuro, ma che è già ben radicata nel presente. L’ospedale «Papa Giovanni» ha tagliato il traguardo del 100° intervento di chirurgia robotica in ambito polmonare: un risultato importante che dà conto del valore di un’arma in più per patologie benigne e maligne, e che consente di aumentare la precisione e portare costanti benefici sui pazienti.

Tra l’altro, nelle scorse settimane il nuovo monitoraggio dell’Agenas – l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ramo del ministero della Salute – legato al «Programma nazionale esiti» ha confermato gli elevati volumi dell’ospedale di Bergamo: nel 2024 sono stati 132 gli interventi per tumore polmonare, un dato che colloca il «Papa Giovanni» al primo posto in Bergamasca e tra i primissimi in Lombardia.

Appunto in questa cornice, la chirurgia robotica toracico-polmonare è un elemento di rilievo: il «Papa Giovanni» è l’unico centro della Bergamasca attivo in questo specifico ambito. «I cento interventi eseguiti in chirurgia robotica sono un risultato significativo – premette Alessandro Lucianetti, direttore della Chirurgia 1 e Toracica dell’Asst Papa Giovanni, che esegue queste procedure insieme al collega Eliseo Passera -. I vantaggi per il paziente sono numerosi: la degenza media per una lobectomia polmonare è di 3,5 giorni, un tempo breve che si coniuga all’assenza di complicanze». La casistica racconta prevalentemente di piccoli tumori: «Molti pazienti provengono dal programma “Risp” per la diagnosi precoce del tumore del polmone – prosegue Lucianetti -, che permette di intercettare precocemente la patologia, agendo tempestivamente. Il tumore del polmone è una delle principali cause di morte, agire sulla prevenzione è fondamentale». Il progetto vede il «Papa Giovanni» tra i centri italiani scelti come capofila ed è rivolto a pazienti di età compresa tra i 55 e i 75 anni con una storia da forte fumatore, assenza di tumori da almeno 5 anni e non affetti da patologie croniche severe.

Lo sviluppo della chirurgia robotica in campo toracico è il frutto di un percorso articolato: «Svolgiamo formazione continua robotica presso training center e con scambi internazionali, in particolare con Spagna e Germania, e abbiamo recentemente attivato la convenzione con la scuola di specialità di Chirurgia toracica dell’Università degli Studi di Milano – aggiunge Lucianetti -. Ciò permetterà di far giungere a Bergamo giovani specializzandi che potranno formarsi sul campo».

Quali sono i vantaggi della chirurgia robotica?

«La robotica – risponde Lucianetti – rende possibile affrontare un ampio spettro di interventi di chirurgia toracica, come la patologia benigna (miastenia gravis, chirurgia per iperidrosi, sindrome dello stretto toracico, deformità del torace come pectus excavatum) e altre patologie maligne (in particolare i tumori del timo). È una metodica che consente di eseguire interventi più complessi che in chirurgia toracica mini-invasiva tradizionale non sarebbe possibile eseguire, per esempio le plastiche bronco vascolari. Ciò è possibile attraverso una visione in 3D magnificata, l’utilizzo di strumenti con movimento a 360°, la precisione millimetrica dei movimenti, l’utilizzo combinato di tecnologie per l’identificazione di noduli piccoli».

I pazienti si approcciano con fiducia a questa tecnologia

«Qualcuno pensa che faccia tutto il robot, in realtà la parte più importante la fa sempre il chirurgo – specifica Lucianetti -. Certo, in futuro è possibile immaginare che il chirurgo possa operare una persona direttamente dal proprio studio, ma a guidare l’intervento è comunque il chirurgo. In ogni caso, al paziente viene sempre offerta la possibilità di un intervento di chirurgia mini-invasiva. Le incisioni sono esattamente le stesse che si effettuano con il robot, e anche i risultati sono esattamente sovrapponibili: il robot aiuta il chirurgo perché elimina il piccolo tremore, mentre il sistema di ottica permette di avere una migliore visibilità dei dettagli anatomici. L’obiettivo è sempre quello di offrire al paziente la miglior soluzione possibile, con il minor danno anatomico».

L’apertura alle nuove tecnologie può essere anche un volano, tra i giovani medici, per rilanciare l’attrattività delle discipline chirurgiche. In tempi recenti, infatti, non sempre le borse disponibili per queste specialità sono state «saturate»: «La chirurgia ultimamente è poco gettonata – riconosce Lucianetti -. Alcuni decenni fa era difficile entrare in scuola di specialità, ora restano dei posti vacanti. Risultano più attrattive discipline che lasciano maggiori margini di libertà, ma bisogna forse interrogarsi anche sulle modalità d’insegnamento: i giovani sono cambiati, abbiamo il compito di dar loro la possibilità di crescere».

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