Humanitas University e Fondazione Anthem. L’innovazione «vola»
I PROGETTI. Una delle più significative iniziative di ricerca italiane ed europee, nata nell’ambito del Piano di investimenti complementari al Pnrr.
Diagnosi più precise, esami meno invasivi e terapie sempre più mirate. È su questo equilibrio che si gioca oggi l’evoluzione della medicina, e i progetti nati dalla collaborazione tra Humanitas University e Fondazione Anthem – una delle più significative iniziative di ricerca italiane ed europee, nata nell’ambito del Piano di investimenti complementari al Pnrr, coordinata dalle Università degli Studi di Bergamo, Milano-Bicocca, Politecnico di Milano e Università di Catania – mostrano in modo concreto come la ricerca sia all’opera per cambiare la pratica clinica.
Il convegno
Se ne è parlato al convegno «Humanitas University e Anthem: un anno di innovazione in imaging avanzato e Intelligenza Artificiale», ospitato presso l’Ateneo di Pieve Emanuele (Milano).«La collaborazione con Anthem rappresenta una straordinaria opportunità per accelerare la Ricerca clinica di frontiera e tradurla rapidamente in benefici concreti per i pazienti», spiega Luigi Maria Terracciano, direttore scientifico Irccs Istituto Clinico Humanitas e Rettore Humanitas University». «Anthem nasce per accelerare la ricerca e trasformarla in innovazione concreta per la salute delle persone – commenta Stefano Paleari, presidente di Fondazione Anthem e professore ordinario dell’Università degli Studi di Bergamo –. Mettiamo a disposizione risorse, competenze e una piattaforma di collaborazione che unisce università, ospedali, centri di ricerca e imprese, creando le condizioni perché le nuove tecnologie possano svilupparsi e arrivare più rapidamente alla pratica clinica».
Macchinari di ultima generazione
Grazie ai fondi Anthem sono stati acquistati, e installati in Humanitas tre macchinari di ultima generazione che uniscono imaging avanzato e Intelligenza Artificiale: una Tac a conteggio di fotoni (Photon-Counting Ct) – in grado di tradurre in segnale elettrico l’energia dei singoli fotoni che raggiungono il rivelatore dopo aver interagito con i tessuti – e una risonanza magnetica a 3 Tesla, capace di generare variazioni di campo magnetico particolarmente intense e rapide. Le due tecnologie sono in grado di raggiungere una risoluzione anatomica senza precedenti, riducendo l’intensità dell’esposizione e la durata della seduta. Infine, una speciale stampante nel 3D Innovation Lab di Humanitas University, in grado di creare modelli in plastiche speciali che simulano tessuti cardiaci e cerebrali con particolari condizioni fisiologiche e patologiche.
A meno di due anni dall’introduzione di queste nuove tecnologie, sono stati attivati 19 studi (altri 6 sono in fase di approvazione), reclutati per i trial clinici 700 pazienti e assunti – in Humanitas grazie a risorse Anthem – 18 tra ricercatori, dottorandi, infermieri di ricerca, ingegneri biomedici e data manager. È in questa integrazione che prende forma una medicina meno basata su procedure invasive, più guidata dalle immagini e capace di adattarsi alle caratteristiche di ogni paziente.
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