«Scena muta» tra i banchi, «disagio da non trascurare»
IL FENOMENO. Mutismo selettivo, indagine in 70 scuole: dei 37 casi il 49% è alle elementari. L’Ufficio scolastico: «Servono strategie educative mirate».
Il mutismo selettivo è entrato nelle scuole bergamasche come realtà da conoscere e affrontare con strumenti adeguati. È quanto emerso dal seminario di studi «Momentaneamente silenziosi» tenutosi giovedì scorso, promosso dall’Ufficio scolastico territoriale di Bergamo all’Istituto Paleocapa, che ha visto una partecipazione ampia di docenti e personale educativo.
Non è una scelta, né un atteggiamento oppositivo: alla base vi è un’ansia intensa che blocca la comunicazione in alcuni ambienti, come la scuola
Per la prima volta, infatti, l’Ufficio scolastico della Lombardia, insieme a quello provinciale, ha avviato una ricognizione sistematica sul fenomeno. I numeri aiutano a comprenderne la portata: su 603 scuole lombarde che hanno risposto all’indagine, il 40% ha segnalato la presenza di studenti con tratti di mutismo selettivo, per un totale di 501 casi, di cui 37 nella nostra provincia. A Bergamo hanno partecipato alla ricognizione 70 scuole e, in base ai dati da loro forniti, è stato individuato che gli studenti con «sintomi» da mutismo selettivo frequentano per il 49% la scuola elementare (un dato superiore alla media regionale pari a 45%), il 25% l’infanzia ed equamente (13%) le medie e le superiori.
Che cosa è il mutismo selettivo
Il mutismo selettivo è un disturbo ancora poco conosciuto, caratterizzato dall’incapacità persistente di parlare in specifici contesti o con determinati interlocutori, nonostante competenze linguistiche adeguate. Non è una scelta, né un atteggiamento oppositivo: alla base vi è un’ansia intensa che blocca la comunicazione in alcuni ambienti, come la scuola. A evidenziare il quadro complessivo è stata Katia Piccinini, referente per la dispersione dell’Ufficio scolastico territoriale di Bergamo: «I dati raccolti ci hanno permesso di comprendere come venga percepito il fenomeno. E di certo sono dati sottostimati, tenendo anche conto che non tutte le scuole bergamasche hanno partecipato all’indagine. C’è molto sommerso che non conosciamo e che dobbiamo indagare perché il mutismo selettivo si conferma un segnale preoccupante di dispersione e abbandono scolastico.
Un silenzio che non deve essere sottovalutato
Un silenzio temporaneo che rischia di diventare cronico, se non affrontato con strumenti adeguati. Ed è proprio la scuola il luogo in cui questo silenzio diventa più evidente e i dati raccolti rappresentano solo un primo passo. Ora la sfida è trasformarli in azioni concrete: formazione degli insegnanti, strategie educative mirate, attenzione al benessere emotivo creando un clima di classe sereno, riducendo la pressione, rispettando i tempi di apprendimento di ognuno e valorizzando forme di comunicazione alternative per permettere agli studenti di esprimersi, anche senza parole».
«La scuola deve rappresentare uno spazio sicuro e accogliente, anche per chi non si esprime con le parole»
La dirigente scolastica del Paleocapa, Annalisa Bonazzi, ha sottolineato che «ogni giorno portiamo avanti una responsabilità collettiva: accogliere e offrire opportunità a tutti è un impegno che coinvolge ciascuno di noi. E la scuola deve rappresentare uno spazio sicuro e accogliente, anche per chi non si esprime con le parole». Secondo Gian Marco Marzocchi, professore di psicologia dello sviluppo all’Università di Milano Bicocca, «noi adulti spesso pensiamo che il silenzio nasconda atteggiamenti oppositivi o di testardaggine. In realtà non si tratta di una scelta del non parlare, ma di una difficoltà reale. La priorità è far sentire a proprio agio questi ragazzi, costruendo relazioni basate sulla fiducia. Dietro il loro silenzio si cela una complessità che richiede ascolto attento, non solo con le orecchie ma anche con lo sguardo».
Laura Pirisi, referente per la Lombardia dell’Associazione Italiana Mutismo Selettivo, ha sottolineato che «sono bambini che non riescono a esprimere le proprie emozioni né a condividere il mondo che portano dentro di sé. Lasciamo che il silenzio trovi il suo spazio, tanto quanto le parole».
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