Su linfedema e lipedema intervenire
ai primi segnali
LA FISIATRA. Si deve essere tempestivi per evitare complicanze e accorciare i percorsi terapeutici del paziente.
Sono ancora poco conosciute, e per questo si giunge tardi alla diagnosi e si scontano conseguenze più gravi. Linfedema e lipedema sono però patologie frequenti, contraddistinte da «condizioni croniche, ingravescenti, spesso disabilitanti, che impattano in modo profondo sulla qualità di vita di chi ne soffre». «È necessario – spiega Marta Bolis, medico fisiatra della Casa di cura Palazzolo, esperta nella gestione di linfedema e lipedema – rafforzare il raccordo tra medici di medicina generale e specialisti: se il paziente è correttamente indirizzato, la presa in carico può essere tempestiva, evitando le complicanze e accorciando i percorsi terapeutici».
Il linfedema si caratterizza per l’accumulo di liquidi (stasi linfatica) in un distretto corporeo, spesso nelle gambe o nelle braccia. Il lipedema, invece, è una patologia del tessuto adiposo caratterizzata da un processo infiammatorio che promuove l’accumulo di grasso in molteplici distretti corporei, in particolare negli arti inferiori
Troppi accumuli
Nel dettaglio, il linfedema si caratterizza per l’accumulo di liquidi (stasi linfatica) in un distretto corporeo, spesso nelle gambe o nelle braccia. Il lipedema, invece, è una patologia del tessuto adiposo caratterizzata da un processo infiammatorio che promuove l’accumulo di grasso in molteplici distretti corporei, in particolare negli arti inferiori. «Spesso – precisa Bolis – non è riconosciuta come una patologia a sé stante ed è generalmente confusa con l’obesità. Il paziente comunemente riferirà che dieta e attività fisica non funzionano e l’aspetto degli arti non cambia, riporta frequenti ecchimosi e la palpazione del tessuto solitamente risulta molto dolorosa». Un ruolo decisivo lo gioca il microcircolo, mentre linfedema e lipedema non devono essere confusi con la patologia trombotica venosa.
Mettere in fila più tasselli
A queste condizioni è stato dedicato, nei mesi scorsi, un congresso intersocietario che ha coinvolto la Simv (Società italiana di medicina vascolare), la Sidv (Società italiana di diagnostica vascolare) e la Sim (Società italiana di microcircolazione) e ospitato dalla Casa di cura Palazzolo, proprio per mettere a sistema le possibili azioni per rendere più efficace la presa in carico. Per fare la differenza occorre mettere in fila più tasselli: «Riconoscimento clinico, inquadramento strumentale, scelta condivisa degli interventi terapeutici e riabilitativi, follow-up nel tempo», spiega Bolis.
Dialogo e tempestività
Fondamentale è il dialogo tra professionisti: l’evento, infatti, ha coinvolto medici, fisioterapisti, infermieri e altre figure sanitarie del territorio bergamasco. «Il ruolo del medico di medicina generale è rilevante – sottolinea l’esperta -, così come quello degli oncologi e dei ginecologi: linfedema e lipedema sono diffusi, ad esempio, dopo interventi alla prostata o all’utero». Se non trattate in tempo, le conseguenze sono serie: «Braccio o gamba possono diventare di dimensione molto importante – approfondisce Bolis -, oppure possono verificarsi delle sovrainfezioni a causa della linfa che ristagna e si infetta. Ciò porta a dolore e lesioni cutanee, ma anche limitazioni funzionali che incidono sulla qualità della vita». L’appuntamento ha proposto anche delle dimostrazioni pratiche sulla valutazione di un arto edematoso, sulle modalità della terapia decongestionante manuale, sull’impostazione di un bendaggio efficace e sul confronto con il paziente.
Un aiuto ai pazienti
La condivisione di conoscenze e pratiche cliniche è fondamentale: «Il congresso ha risposto a un’esigenza formativa e informativa reale del territorio bergamasco e ha rappresentato un passo concreto per costruire un percorso riconoscibile per i pazienti con linfedema e lipedema – rimarca ancora Bolis – in modo tale da fornire un punto di riferimento strutturato per queste patologie, dove i pazienti possono trovare ascolto, diagnosi corretta e un progetto di cura continuativo, e dove i medici del territorio sanno a chi rivolgersi».
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