Tumore al seno, la rete oncologica bergamasca rafforza il follow up tra ospedali e territorio

L’EVENTO. All’Auditorium «Lucio Parenzan» confronto tra medici di famiglia, specialisti e professionisti sanitari sul percorso di sorveglianza dopo le cure, per garantire continuità assistenziale e presa in carico più vicina alle pazienti.

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Una presa in carico sempre più integrata tra ospedale e territorio, capace di accompagnare le donne operate di tumore alla mammella anche dopo la fase acuta della malattia. È stato questo il tema al centro del convegno annuale del Dipartimento Interaziendale Provinciale Oncologico (Dipo), dedicato a «Dal trattamento alla sorveglianza: il follow up del carcinoma mammario tra ospedale e territorio», che si è svolto sabato 16 maggio all’Auditorium «Lucio Parenzan» dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

L’incontro, organizzato da Ats Bergamo e Asst Papa Giovanni XXIII, ha richiamato diverse centinaia di medici di assistenza primaria, specialisti ospedalieri e professionisti sanitari del territorio, con l’auditorium praticamente al completo. Il Dipo riunisce la rete oncologica provinciale composta da Ats Bergamo, dalle tre Asst bergamasche - Papa Giovanni XXIII, Bergamo Est e Bergamo Ovest - insieme agli enti del privato accreditato, alle organizzazioni di volontariato e ai rappresentanti della medicina generale.

Al centro della giornata, il modello provinciale di follow up per le donne operate di carcinoma mammario, in particolare per le pazienti a basso rischio di recidiva. L’obiettivo è garantire una sorveglianza appropriata e sostenibile, rafforzando il ruolo dei medici di assistenza primaria nella continuità delle cure e mantenendo, quando necessario, percorsi rapidi di rientro negli ambulatori specialistici.

Nel corso del convegno sono stati affrontati diversi aspetti del percorso post cura: dalle linee guida del follow up al ruolo dell’imaging, dalla gestione del rischio eredo-familiare alla qualità della vita dopo i trattamenti oncologici. La tavola rotonda conclusiva, con oncologi e medici di assistenza primaria, si è concentrata su aderenza terapeutica, salute dell’osso, fertilità e gestione del periodo che precede la menopausa.

La rete sul territorio

La partecipazione dei medici di assistenza primaria è stata particolarmente significativa anche grazie al lavoro del Centro Studi per la Formazione dei Medici delle Cure Primarie, organismo con sede in Ats al quale partecipano tutte le Asst. Il Centro Studi ha individuato l’iniziativa come primo progetto formativo dell’anno, rendendola obbligatoria per tutti i medici di assistenza primaria della provincia, con l’accreditamento scientifico curato dall’Asst Papa Giovanni XXIII.

Per Alberto Zambelli, direttore del Dipo, il convegno ha rappresentato una tappa importante nel coordinamento della rete oncologica provinciale. Il percorso, ha sottolineato, punta a promuovere la collaborazione tra ospedali e cure primarie, costruendo pratiche assistenziali condivise per garantire cure appropriate, continuità e sorveglianza tempestiva. In provincia di Bergamo, ha ricordato Zambelli, si registrano ogni anno circa 900 nuove diagnosi di tumore al seno.

Anche Francesco Locati, direttore generale dell’Asst Papa Giovanni XXIII, ha evidenziato il valore della collaborazione con Ats e della rete oncologica provinciale come strumento concreto per migliorare qualità delle cure e qualità di vita delle pazienti. Accompagnare le persone dopo la fase acuta, ha osservato, significa rispondere ai bisogni che emergono nel ritorno alla quotidianità, attraverso percorsi chiari, tempestivi e personalizzati. Locati ha inoltre richiamato il contributo di chi, nel territorio bergamasco, ha lavorato alla nascita della rete oncologica, citando i professori Labianca, Barni e Nastasi.

Il ruolo dei medici del territorio è stato ribadito da Simonetta Cesa, direttore sociosanitario e ad interim Cure Primarie dell’Asst Papa Giovanni XXIII. Il follow up delle pazienti operate per carcinoma mammario, ha spiegato, richiede un’integrazione sempre più stretta tra specialisti e medicina generale, così da assicurare sorveglianza clinica appropriata, attenzione ai bisogni emergenti e tempestività nell’eventuale ritorno ai percorsi specialistici. Cesa ha ricordato anche il contributo dei medici di assistenza primaria nella prevenzione, con la conferma dell’obiettivo di governo clinico legato alla chiamata attiva agli screening oncologici.

Il lavoro del Dipo

Massimo Giupponi, direttore generale di Ats Bergamo, ha inquadrato il lavoro del Dipo nel più ampio impegno di Ats per sviluppare modelli di assistenza efficienti e centrati sui bisogni delle persone. La presa in carico integrata, ha sottolineato, deve accompagnare i cittadini lungo tutto il percorso di salute, migliorando accessibilità, tempestività e qualità delle risposte. L’ampia partecipazione dei professionisti, secondo Giupponi, conferma l’importanza di consolidare il Dipo come modello di riferimento per il territorio bergamasco.

Al confronto hanno partecipato oncologi e professionisti dei principali centri pubblici e privati accreditati della provincia che si occupano di tumore al seno: Asst Papa Giovanni XXIII, Asst Bergamo Est, Asst Bergamo Ovest, Humanitas Gavazzeni, Casa di Cura San Francesco, Policlinico San Pietro e Istituti Ospedalieri Bergamaschi. Il messaggio condiviso emerso dalla giornata è la volontà di rendere la rete oncologica provinciale sempre più strutturata, coordinata e vicina ai bisogni delle pazienti.

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