Tumore dell’ovaio, a Bergamo una rete per cure più efficaci e rapide
DAL 1° APRILE. Gli interventi chirurgici saranno concentrati all’ospedale «Papa Giovanni XXIII». Carnelli: «Percorsi personalizzati». Bertolaso: «Obiettivo: ridurre le attese».
Una nuova rete per la presa in carico delle donne affette da neoplasie ginecologiche. È quella messa a punto dalla Regione, attraverso una delibera finalizzata a «rafforzare qualità, appropriatezza e uniformità delle cure». Entrerà in vigore il prossimo 1° aprile: elemento cruciale è l’individuazione dei centri «hub» dove sarà concentrata l’attività chirurgica per il tumore dell’ovaio. Sono in tutto nove le strutture individuate come riferimento per questo tipo di intervento: in Bergamasca il centro è il «Papa Giovanni», nel resto della Lombardia sono stati selezionati l’Istituto europeo di oncologia (Milano), l’Istituto nazionale dei tumori (Milano), il San Raffaele di Milano, il «Del Ponte» di Varese, il San Gerardo di Monza, la casa di cura San Pio X di Milano, gli Spedali Civili di Brescia e il San Matteo di Pavia.
Il network lombardo
«La costruzione organizzativa del network lombardo prevede interventi mirati anche alla gestione dei tempi di attesa, con la programmazione strutturata delle prestazioni ambulatoriali, sia pre che post intervento, e la garanzia di agende dedicate da parte degli erogatori sanitari – specifica la Regione -. L’obiettivo è assicurare maggiore appropriatezza, continuità e tempestività dei percorsi di cura, rafforzando ulteriormente l’efficacia dell’offerta assistenziale regionale». Attualmente il volume degli interventi chirurgici per tumore dell’ovaio eseguiti al «Papa Giovanni» si attesta attorno ai 45 all’anno, e verosimilmente la riorganizzazione della rete porterà l’ospedale di Bergamo ad «assorbire» i circa 20-25 casi annui che finora venivano trattati dalle altre Asst bergamasche.
«La centralizzazione dei casi permette di personalizzare la cura mettendo al centro la paziente»
«Negli anni – osserva Marco Carnelli, direttore dell’Ostetricia e Ginecologia dell’Asst Papa Giovanni – si è visto un miglioramento dei risultati oncologici, ma anche un aumento della complessità dei processi di diagnosi e cura. La centralizzazione dei casi, con requisiti strutturali e di formazione, permette di personalizzare la cura mettendo al centro la paziente, migliorando l’accuratezza dei percorsi con un efficientamento dell’utilizzo delle risorse. Il fine è migliorare gli esiti oncologici e lo stato di salute globale». Di fatto, verrà istituito un modello «hub and spoke»: «I poli periferici – approfondisce Carnelli – possono accogliere la paziente e strutturare le fasi diagnostiche iniziali, dunque la presa in carico comincia sempre sul territorio, mentre vengono concentrati i casi chirurgici».
«Un passo fondamentale»
Il «Papa Giovanni», peraltro, è già hub provinciale anche per la cura dell’endometriosi, per la diagnosi prenatale e per la medicina materno-fetale. Secondo Guido Bertolaso, assessore regionale al Welfare, con questa delibera «compiamo un passo fondamentale verso una presa in carico sempre più qualificata e strutturata delle donne affette da neoplasie ginecologiche. Vogliamo garantire cure di altissima qualità, in centri con comprovata esperienza e volumi adeguati, secondo standard europei di eccellenza. La concentrazione della chirurgia del tumore dell’ovaio in strutture selezionate significa maggiore sicurezza, migliori esiti clinici e percorsi più appropriati. Allo stesso tempo lavoriamo sulla riduzione dei tempi di attesa e sull’organizzazione di agende dedicate, perché la tempestività è parte integrante della qualità della cura». Il documento, spiega la Regione, è «in linea con le raccomandazioni della Società europea di ginecologia oncologica e coerenti con gli standard di eccellenza nazionali e internazionali». Qualora in futuro altre realtà volessero aggiungersi al network, è stata definita la procedura per valutare l’accoglimento della richiesta, «in relazione all’evoluzione epidemiologica e alla coerenza con la programmazione sanitaria regionale».
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