( foto cesni)
LE INDAGINI. La Procura ha incaricato un consulente informatico: andrà a caccia di messaggi cancellati. A Pavia le due autopsie.
Covo
Mentre ancora non si trova l’autore materiale del duplice omicidio di Rajinder Singh e Gurmit Singh, un connazionale delle due vittime, residente ad Antegnate e in fuga dalla notte del delitto di venerdì scorso a Covo, gli inquirenti sembrano voler scavare sul movente.
Mentre sembra ormai assodato che all’origine del duplice omicidio ci siano degli screzi nella gestione del tempio sikh «Gurdwara Mata Sahib Kaur Ji» fuori dal quale l’assassino ha esploso tra i dieci e i dodici colpi di pistola, uccidendo i due connazionali (Rajinder Singh, 47 anni, di Covo, che era stato il presidente della struttura religiosa, e Gurmit Singh, di un anno più grande), gli inquirenti vogliono vederci chiaro: per questo ieri il sostituto procuratore titolare dell’indagine, Fabio Magnolo, ha incaricato il dottor Matteo Ghigo quale consulente tecnico d’ufficio per i supporti informatici e i telefoni.
All’origine del duplice omicidio ci sono gli screzi nella gestione del tempio sikh «Gurdwara Mata Sahib Kaur Ji» fuori dal quale l’assassino ha esploso tra i dieci e i dodici colpi di pistola, uccidendo due connazionali
In sostanza il perito sarà chiamato a eseguire le «copie forensi» dei cellulari delle due vittime: si tratta di una sorta di backup totale dei dati, tra i quali si andrà alla ricerca di eventuali contatti con l’assassino e soprattutto di messaggi, anche se poi cancellati. Un’analisi dettagliata dei dispositivi smartphone in uso alle due vittime proprio per ricostruire i rapporti – evidentemente molto tesi – tra il gruppo di indiani che faceva riferimento all’ex presidente e quello legato all’assassino in fuga, tra cui i due amici e complici che già la sera dopo il delitto si erano presentati dai carabinieri con il loro avvocato, venendo indagati a piede libero per concorso in duplice omicidio volontario.
L’esame chiarirà esattamente quanti degli spari esplosi dall’assassino abbiano raggiunto i due connazionali e quali di questi siano stati mortali
Giovedì 23 aprile all’Istituto di medicina legale di Pavia il dottor Luca Tajana, anch’esso nominato dal pm Magnolo, eseguirà le autopsie sui corpi dei due indiani uccisi: l’esame chiarirà esattamente quanti degli spari esplosi dall’assassino abbiano raggiunto i due connazionali e quali di questi siano stati mortali.
Intanto, nonostante l’appello del legale di parte civile delle due famiglie Singh, l’avvocato Angelo Lino Murtas, a costituirsi, fino a ora il killer latitante non si è fatto vivo né con lui né con le forze dell’ordine: «Continuo però a sperare che ci ripensi – spiega Murtas – o che lo faccia chi lo sta aiutando, perché supportare la fuga di un assassino è un reato grave». L’impressione, tuttavia, è che ci vorrà diverso tempo per rintracciare l’indiano.
Il duplice delitto, proprio per la sua efferatezza, ha intanto varcato i confini nazionali: la notizia è stata ripresa nelle scorse ore dalle principali testate giornalistiche dell’India, il Paese d’origine delle vittime, dove la violenza del gesto non ha lasciato indifferente la comunità Sikh, composta da circa venti milioni di persone, risiedenti soprattutto nell’area del Punjab.
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