(Foto di Cesni)
IL CASO. Gurjant Singh, arrestato a Birmingham lo scorso luglio dopo la fuga dall’Italia, è stato consegnato alle autorità italiane all’aeroporto di Fiumicino. È accusato del duplice delitto avvenuto il 17 aprile davanti al tempio sikh di Covo. Ora si trova nel carcere di Rebibbia.
Lettura 4 min.Covo
È stato estradato dal Regno Unito e trasferito in carcere in Italia Gurjant Singh, il 29enne di nazionalità indiana indagato per il duplice omicidio di Rajinder Singh e Gurmit Singh, i due connazionali uccisi a colpi di pistola nella notte tra il 17 e il 18 aprile 2026 all’esterno del tempio sikh di Covo, nella Bassa Bergamasca.
A perdere la vita erano stati Rajinder Singh, 47 anni, residente a Covo e padre di tre figli, ex presidente del centro religioso, e Gurmit Singh, 48 anni, residente ad Agnadello, nel Cremonese, padre di due figli. Un terzo connazionale, Suchet Singh, era rimasto lievemente ferito nella sparatoria
L’uomo, che era stato arrestato a Birmingham lo scorso 22 luglio dopo essersi allontanato dall’Italia, è atterrato nello scorso fine settimana all’aeroporto di Roma Fiumicino. Qui, a conclusione della procedura di estradizione, è stato consegnato alla Polizia di Frontiera e ai Carabinieri di Bergamo.
Nei suoi confronti è stata eseguita l’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bergamo. Al termine delle procedure di identificazione, il 29enne è stato trasferito nel carcere romano di Rebibbia.
La vicenda risale alla tarda serata di venerdì 17 aprile, quando, poco prima della mezzanotte, un uomo aveva aperto il fuoco all’esterno del centro culturale sikh «Gurdwara Mata Sahib Kaur Ji» di via Campo Rampino, nella zona industriale di Covo.
Nel tempio erano in corso i preparativi per la festa del Vaisakhi, una delle principali ricorrenze della comunità sikh. A perdere la vita erano stati Rajinder Singh, 47 anni, residente a Covo e padre di tre figli, ex presidente del centro religioso, e Gurmit Singh, 48 anni, residente ad Agnadello, nel Cremonese, padre di due figli. Un terzo connazionale, Suchet Singh, era rimasto lievemente ferito nella sparatoria.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il presunto autore dell’agguato era arrivato davanti al centro culturale a bordo di un’automobile. Dopo aver parcheggiato e verificato chi fosse presente all’esterno della struttura, sarebbe tornato alla vettura per recuperare una pistola, per poi avvicinarsi nuovamente alle vittime e aprire il fuoco.Le indagini avevano ricostruito una sequenza di numerosi colpi esplosi a distanza ravvicinata: Rajinder Singh era stato raggiunto da sette proiettili, quattro dei quali alla testa, mentre Gurmit Singh era stato colpito sei volte, due al capo. Entrambi erano morti sul posto. Parte della dinamica era stata ricostruita anche attraverso le immagini delle telecamere di videosorveglianza del centro culturale.
All’origine del duplice omicidio vi fossero contrasti interni alla comunità sikh legati alla gestione del tempio di Covo. Le tensioni avrebbero contrapposto il gruppo vicino alle due vittime e un’altra componente della comunità indiana radicata nel territorio di Antegnate, dove viveva anche il presunto autore della sparatoria
Fin dalle prime fasi delle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Bergamo e condotte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale, era emersa l’ipotesi che all’origine del duplice omicidio vi fossero contrasti interni alla comunità sikh legati alla gestione del tempio di Covo. Le tensioni avrebbero contrapposto il gruppo vicino alle due vittime e un’altra componente della comunità indiana radicata nel territorio di Antegnate, dove viveva anche il presunto autore della sparatoria.
I dissidi si sarebbero intensificati in occasione del rinnovo degli organi direttivi dell’associazione che gestisce il centro religioso, sfociando in discussioni, minacce e denunce reciproche presentate ai carabinieri. Rajinder Singh, pur avendo lasciato la presidenza del centro culturale all’inizio dell’anno, avrebbe mantenuto un ruolo importante nella scelta del suo successore. Una circostanza che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe alimentato ulteriormente i contrasti.
Il 22 luglio 2026 il 29enne era stato rintracciato a Birmingham e arrestato dalle autorità britanniche in esecuzione di un mandato di arresto internazionale. Secondo quanto emerso all’epoca, avrebbe cercato di nascondere la propria identità utilizzando un falso nome, ma sarebbe stato riconosciuto anche grazie a un tatuaggio sul collo
Dopo il duplice omicidio, il 29enne era riuscito a sottrarsi all’arresto, facendo perdere le proprie tracce e lasciando il territorio italiano. Le indagini dei carabinieri di Bergamo, coordinate dalla Procura, avevano consentito di ricostruirne gli spostamenti. Secondo quanto emerso, l’uomo avrebbe inizialmente trovato rifugio in Francia, per poi raggiungere il Regno Unito e stabilirsi a Birmingham.
Le ricerche erano state sviluppate in collaborazione con il Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia, anche attraverso i canali internazionali Sirene ed Enfast, la rete europea delle unità specializzate nella ricerca dei latitanti.
Il 22 luglio 2026 il 29enne era stato rintracciato a Birmingham e arrestato dalle autorità britanniche in esecuzione di un mandato di arresto internazionale. Secondo quanto emerso all’epoca, avrebbe cercato di nascondere la propria identità utilizzando un falso nome, ma sarebbe stato riconosciuto anche grazie a un tatuaggio sul collo.
L’uomo era destinatario di un provvedimento restrittivo emesso dal gip del Tribunale di Bergamo su richiesta della Procura. Oltre al duplice omicidio volontario, gli viene contestato anche il tentato omicidio del terzo connazionale coinvolto nella sparatoria.
Nell’ambito dell’inchiesta, già nei giorni immediatamente successivi alla sparatoria erano emerse le posizioni di altri due cittadini indiani, che si erano spontaneamente presentati al Comando provinciale dei Carabinieri di Bergamo nella serata del 18 aprile, accompagnati dai rispettivi legali. I due erano stati sentiti dal pubblico ministero per chiarire il loro eventuale coinvolgimento nella vicenda. Le loro dichiarazioni erano state sottoposte alle valutazioni dell’autorità giudiziaria.
Gli accertamenti avevano interessato anche le immagini delle telecamere presenti sul territorio. In particolare, la Bmw utilizzata dal presunto responsabile era stata ripresa a Calcio nella serata del 17 aprile e successivamente ad Antegnate, prima che dell’uomo si perdessero le tracce. Nel corso delle indagini erano stati inoltre disposti accertamenti informatici sui telefoni cellulari e sui supporti digitali, anche alla ricerca di eventuali messaggi cancellati che potessero contribuire a chiarire il movente del delitto.
Dopo l’arresto di luglio, il cittadino indiano era rimasto detenuto nel Regno Unito in attesa della definizione della procedura di estradizione richiesta dalle autorità italiane. Nei giorni scorsi è arrivato l’esito favorevole della procedura, che ha consentito la consegna dell’indagato alle autorità italiane.
Nello scorso fine settimana l’uomo è stato quindi trasferito in aereo a Roma Fiumicino, dove è stato preso in consegna dalla Polizia di Frontiera e dai Carabinieri di Bergamo. Nei suoi confronti è stata eseguita l’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere disposta dal gip del Tribunale di Bergamo. Ultimate le formalità di identificazione, il 29enne è stato accompagnato nel carcere di Rebibbia, dove si trova a disposizione dell’autorità giudiziaria.
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